Se il Cantone fa differenze nei salari

Cosa si prova a lavorare per il Cantone e scoprire che il collega - stesse mansioni, stessa età, stessa anzianità di servizio - guadagna quasi 1’400 franchi al mese in più? «Delusione, rabbia, frustrazione», riassume Luca*, un ausiliario (da 18 contratti consecutivi!) che dopo vari tentativi infruttuosi di chiarire e sanare questa discrepanza si è infine ritrovato costretto a intentare un’azione creditoria nei confronti del Cantone:in poco meno di quattro anni Luca ritiene di aver ricevuto un salario inferiore di oltre 70’000 franchi. Lui come altri. Sarebbero infatti diversi i sorveglianti ad aver subito discriminazioni salariali.
Da un’emergenza all’altra
La vicenda trae le sue origini nel marzo 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il Cantone dovette in fretta e furia istituire un dispositivo per l’accoglienza delle persone in fuga dalle bombe. In pochi giorni vennero aperti dei centri collettivi per ospitare i profughi ucraini - da Aurigeno ad Airolo, da Arzo a Cadenazzo, da Breno a Lugano - e vennero assunti i collaboratori necessari per gestire queste strutture. Diversi di questi collaboratori arrivarono dai reparti di emergenza del dispositivo Covid, che proprio in quel periodo era in fase di smantellamento.
Luca è uno di questi collaboratori che si sono ritrovati a passare da un’emergenza all’altra, dal Covid alla gestione dei profughi ucraini. Nel primo caso si era visto affidare mansioni in ambito logistico, nel secondo caso fu assegnato alla squadra dei sorveglianti notturni. Le condizioni salariali rimasero le stesse, regolate da contratti a tempo determinato rinnovabili in successione, come già per l’emergenza Covid.
Dubbi parlamentari
E qui ha origine l’inghippo, che viene descritto anche in una interrogazione parlamentare di Alessio Ghisla (Centro), presentata in aprile e tuttora inevasa nonostante il Consiglio di Stato sia di regola tenuto a rispondere entro 60 giorni (a oggi ne sono trascorsi 277). «Nella gestione della crisi Ucraina non tutto si è svolto in maniera corretta e si è creato del malcontento all’interno del personale stesso», scrive Ghisla nell’atto parlamentare.
L’inghippo, in pratica, sta nel fatto che al momento della loro assunzione i sorveglianti arrivavano da funzioni diverse e avevano quindi stipendi diversi. Una volta ritrovatisi fianco a fianco, hanno ricevuto tutti lo stesso mansionario e hanno iniziato a lavorare tutti secondo gli stessi turni. Ma gli stipendi, invece, sono rimasti diversi. E non di poco. C’è chi come Luca guadagnava meno di 4’000 franchi al mese e chi più di 5’000. Per la stessa mansione.
«Il dispositivo Ucraina è stato allestito in una situazione di urgenza e quindi posso anche capire che in un primo momento ci fossero delle disparità salariali legate alle funzioni di origine - osserva Luca -. Quello che non capisco è perché in un secondo tempo queste disparità salariali non siano state corrette».
Invece dell’aumento, la riduzione
Peggio ancora. Quando nell’aprile 2023 la posizione dei sorveglianti fu finalmente formalizzata, a Luca venne sottoposto un contratto a tempo determinato (il decimo di fila) che prevedeva non un aumento bensì una riduzione del salario di 234 franchi al mese, giustificata con un presunto allineamento degli stipendi che Luca sapeva non essere tale. Lui provò a opporsi ma a tutta risposta il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, Ryan Pedevilla, gli scrisse che se avesse preferito non firmare il contratto e andarsene avrebbe avuto la sua «comprensione».
Non avendo sul momento alternative, Luca accettò di continuare a lavorare per uno stipendio ridotto, nella speranza che prima o poi la situazione sarebbe stata sistemata. Invece no, non cambiò nulla, nemmeno quando nel gennaio 2025 la gestione dei centri di accoglienza per profughi ucraini fu trasmessa dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (Dipartimento delle istituzioni) all’Ufficio dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati (DSS). Un passaggio di consegne che segnava la fine dell’urgenza, ma non delle disparità salariali.
Sete di giustizia
E così nel luglio scorso, dopo aver firmato il suo 18esimo contratto a tempo determinato, Luca ha promosso una procedura di conciliazione con l’intento di veder parificato il proprio salario a quello dei suoi omologhi. Ma il tentativo di conciliazione è fallito e allora il sorvegliante notturno ha deciso di adire le vie legali, chiedendo che gli venga retroattivamente riconosciuto lo stipendio cui ritiene di aver diritto.
Nel frattempo è successo che a Luca non è stato proposto un 19esimo contratto. A fine 2025 ha quindi smesso di lavorare per il Cantone. Senza che nessuno gli abbia ancora spiegato i motivi delle importanti differenze di salario che ha subito.
Oggi l’ex sorvegliante ha sete di giustizia, non solo per sé ma per tutti i colleghi nella sua stessa situazione. «Sono convinto di essere stato allontanato solo per aver osato far valere i miei diritti - afferma -. Io denuncio questo sistema in cui alti funzionari favoriscono disparità a favore dei propri amici. Lo Stato non è un’azienda privata e i cittadini hanno diritto di sapere come vengono utilizzati i loro soldi e pretendere che non vi siano trattamenti differenziati».
La causa andrà avanti. Perché, come sottolinea il deputato Ghisla nel suo atto parlamentare, «non ci devono essere sorveglianti di serie A e di serie B»
