Cerca e trova immobili
Vista civica

Sì, ma Lugano Marittima è un successo

Ci sono successi che superano le più ottimistiche previsioni. Spesso, al di là dei meriti oggettivi di chi ne è all’origine
Enrico Carpani
20.06.2026 13:38

Ci sono successi che superano le più ottimistiche previsioni. Spesso, al di là dei meriti oggettivi di chi ne è all’origine. Sono le situazioni belle, addirittura ideali, che tutti vorremmo vivere e di cui vorremmo sempre poterci sentire partecipi. Poi ci sono i successi che esplodono in mano a chi li rincorre: il più delle volte per non aver saputo o voluto capire la portata del fenomeno che si voleva cavalcare. E magari anche per quel pizzico di sicumera se non proprio di arroganza che ha fatto da sfondo a molti di quei casi in cui nessuno vorrebbe mai ritrovarsi e da cui la sola strategia d’uscita pare poi quella di parcellizzare minuziosamente l’ordine delle responsabilità, tirando in ballo società e famiglie, giovani e adulti, esercenti e clienti. Sino a leggi e divieti altrettanto facili da ignorare o infrangere quanto, banalmente, da rispettare.

Nella confusione di ruoli che si crea tutto si sfuma, le colpe diventano di tutti e quindi di nessuno. Soprattutto non di chi ha gettato le fondamenta delle condizioni che favoriscono ciò che di solito succede: un problema, appunto. Prendete Lugano marittima: l’importante sembra soltanto che ci si sia dimostrati pronti a correre ai ripari di fronte a un episodio grave, consapevolmente estrapolato comunque dal suo naturale e innegabile contesto di casualità - per il momento - prima di essere elevato a elemento di criticità.

Quando si avvia questo meccanismo significa che il sistema ha finalmente capito la propria fragilità e ha deciso di chiamarsi fuori per evitare guai peggiori, dopo aver tirato la corda sino al limite e oltre, avendo ignorato i più semplici precetti della prevenzione e della sicurezza. In questi anni di costante crescita di affluenza qualcuno ha mai sentito parlare di parametri oggettivi quali il numero massimo di persone ammesse all’interno dell’area o indicazioni di eventuali piani di evacuazione? Eppure, accettando di concentrare più di 3.000 individui in una zona con un’unica autentica via di fuga praticabile qualche suggerimento sull’argomento non sarebbe stato del tutto fuori luogo. Proprio in questo periodo di polemiche spesso strumentalizzate immagino che non sarebbero pochi gli addetti ai lavori che contesterebbero uno scenario simile, di fatto privo di qualsiasi riferimento ai criteri generalmente richiesti e adottati in questo genere di eventi.

Però a noi va bene così. «In tre giorni Lugano marittima è cambiata», abbiamo letto e sentito: ammesso e non concesso che sia bastato un cartellone dissuasivo che ci ricorda tra l’altro che è proibito girare armati (sic) e l’impiego di qualche agente di sicurezza per modificare sostanzialmente la situazione viene spontaneo domandarsi perché allora c’è stato bisogno di una bottiglia spaccata in testa a un ragazzo per introdurre certi provvedimenti. E per ridare fiato all’eterno e non richiesto girotondo delle autocertificazioni di coloro che… io l’avevo detto, segnalato e scritto. Ma purtroppo non fatto. Lugano marittima è - tecnicamente almeno - un successo, pur con tutte le risapute riserve legate a questioni che vanno oltre la gestione della sicurezza. Che rimane però il maggior problema che si porta in dote, per molti versi simile a quello già affrontato da altri eventi come il Rabadan. Adesso però non si può più far finta che sia solo un felice luogo di aggregazione: servono analisi e soluzioni serie.

In questo articolo: