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In positivo

Una telefonata che allunga la vita

Il legame tra generazioni fa bene a tutti – Un esperimento dell'università di Boston sta dando risultati incoraggianti
Prisca Dindo
12.04.2026 06:00

«Pronto, come stai? Qui a Reno fa davvero caldo. E da te a Boston, come sono le temperature?» Maria Jaynes, 73 anni, non vedeva l’ora di chiacchierare. Da qualche giorno, nella hall della residenza per anziani del Nevada in cui vive, campeggia una cabina telefonica giallo citrino, con la scritta: «Call a Zoomer». Se un anziano alza la cornetta, il telefono squilla alla Boston University, tra gli studenti della generazione Z, e viceversa. Maria attendeva con ansia di parlare con gli «Zoomer», che hanno iniziato a chiamare da quando la start-up biotecnologica americana Matter Neuroscience ha avviato il progetto nel campus. L’obbiettivo di questo esperimento sociale, dalla durata di un mese è chiaro: invogliare le persone a vivere una vita più felice.

«Gli esseri umani hanno bisogno di più connessioni nella loro vita», afferma Calla Kessler, social strategist di Matter, specializzata nella felicità basata su principi scientifici. «La solitudine è negativa, e combatterla con le connessioni è fondamentale, perché quando si ha una conversazione con qualcuno, anche se è uno sconosciuto, anche se breve, e va bene, se ne traggono effetti positivi». Calla Kessler spiega che l’idea alla base delle cabine telefoniche gratuite era quella di mettere in contatto i giovani adulti con gli anziani, due delle fasce demografiche più sole d’America. Così, quando il telefono squilla nella sala ricreativa, il Boomer più vicino risponde. «Finalmente, questa volta, è toccato a me», racconta orgogliosa Maria Jaynes a Camille Bugayong, una «Zoomer» che ha dedicato un articolo sulla sua chiacchierata nel giornale online dell’università.

Camille racconta che prendere il telefono e parlare con Maria è stato facile, ma comprenderne il vissuto è stata un’altra storia. «Ciò che diceva - scrive Camille - mi sembrava semplice, ma gli anni che ci dividono rendevano i suoi ricordi di difficile comprensione». In quella telefonata, si confrontavano due modelli di vita lontani anni luce, a partire dalle questioni sentimentali. Maria racconta a Camilla di come abbia conosciuto suo marito, Chris, durante il suo servizio militare. «I nostri primi appuntamenti non si sono svolti in pubblico, bensì a casa della mia famiglia. Abbiamo giocato a biliardo, chiacchierato e imparato a conoscerci prima di uscire per un vero appuntamento» spiega l’anziana. In quegli anni, incontrare i genitori della ragazza era un «must» prima che la coppia potesse andare al ristorante o al cinema. Si sono sposati quando Maria aveva diciotto anni e Chris ventuno. «Abbiamo fatto tantissime cose insieme - continua l’anziana - ma soprattutto, ci piaceva stare in compagnia l’uno dell’altra». Nel marzo del 2011, Chris è venuto a mancare dopo quarant’anni di matrimonio e Maria confida a Camilla che non passa giorno senza pensare a lui.

«Ma come hai fatto a sposarti così giovane e a far durare così a lungo il matrimonio?» Le chiede all’improvviso Camilla. Maria le risponde con un breve elenco. Primo: prenditi il tuo tempo per conoscere una persona; scopri cosa le piace, quali sono i suoi sogni e che tipo di vita desidera costruire. Secondo: comunica sempre, la comunicazione è fondamentale. Terzo: mantieni la mente e il corpo attivi. Lavora, parla con le persone e vivi una vita al di fuori del tuo partner. Camilla la ringrazia, promettendo di fare del suo meglio per seguire i consigli. «La vita è un’avventura, tesoro, c’è così tanto da vedere e da fare», annota Maria concludendo la lunga chiacchierata telefonica intergenerazionale. «Non solo io imparo da te, ma anche tu impari da me». È proprio vero che la vera connessione è senza tempo.

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