Ecco il primo sportello di Credit Suisse che ha chiuso i battenti

Il primo sportello a chiudere nella «nuova era» di Credit Suisse è stato quello di Ascona. I dipendenti hanno fatto le valigie venerdì. «Nessun licenziamento, verranno trasferiti», assicurano dalla banca. La filiale di UBS più vicina è a venti metri di distanza. Dall’altra parte di viale Papio.

Va precisato, la decisione risale a tempi non sospetti - al primo piano di tagli, in ottobre - ma è indicativa di cosa potrebbe succedere in futuro. I «doppioni» tra le due banche vanno ben oltre Paradeplatz. Le foto delle insegne zurighesi sovrapposte hanno fatto il giro del mondo nelle scorse settimane, in un gioco di specchi che non è solo simbolico né limitato a Zurigo. Le sedi di UBS in Svizzera sono 195, quelle di Credit Suisse 97 secondo i rispettivi siti internet, e sono presenti entrambe in ben 75 città. Secondo diversi osservatori la struttura anche geografica degli istituti avrà un peso «inevitabile» nella decisione dei tagli nel futuro. In Ticino le filiali (16 UBS e 8 Credit Suisse, 7 senza Ascona) si contendono a distanza ravvicinata lo spazio della piazza finanziaria. Per non dire le piazzette e i vicoli.
Vis-à-vis
Ascona è un esempio. Ma le due banche si fronteggiano in tutti i principali centri ticinesi, ritorvandosi spesso «vis-à-vis» o a pochi metri di distanza. Breve ricognizione: in viale Stazione a Bellinzona le (ex) rivali distano appena tre numeri civici, 140 metri. A chi chiede se sono preoccupati, gli sportellisti rispondono con un «no comment» e indicano la coda alla cassa: «Questa filiale ha sempre funzionato bene, come potete vedere». Anche a Lugano UBS e Credit Suisse si guardano da una parte all’altra di Piazza Riforma, nei due storici palazzi-simbolo del settore finanziario fin dai primi del ‘900. A Mendrisio condividono addirittura lo stesso «blocco» in via Lavizzari, ai due lati del cinema Plaza, mentre a Locarno entrambe le insegne svettano sui Giardini Pioda all’imbocco di Piazza Grande: più classicheggiante la sede di UBS, modernista quella di Credit Suisse. A Chiasso, infine, è quest’ultima a dominare il centro degli affari, piazza Indipendenza, mentre UBS è in affitto a Palazzo Mercurio, a 400 metri di distanza lungo Corso San Gottardo.
«Tagli necessari»
Non è un caso, ma l’esito di un inseguimento determinato negli anni dalle leggi della concorrenza. Dove c’era una banca doveva esserci anche l’altra, possibilmente in bella vista. Ora proprio questa vicinanza potrebbe ritorcersi contro entrambi gli istituti secondo Franco Citterio. «È chiaro che la prossimità è un’esigenza competitiva ma può diventare un problema nel momento in cui avviene un’acquisizione, anche se non è l’unico fattore da considerare». Per il direttore dell’Associazione bancaria ticinese (ABT) è «inevitabile» che la presenza di doppioni sul territorio a distanza ravvicinata, in Ticino come altrove, venga considerata nel processo di riorganizzazione. «Dove ci sono delle sovrapposizioni alcune filiali saranno per forza chiuse. Questo avverrà in Ticino come altrove».
La «giacca» di Ermotti
Il fatto che il compito - davvero impegnativo - sia affidato al ticinese Sergio Ermotti, incaricato settimana scorsa dal Cda di UBS di condurre in porto la delicata operazione, non deve fomentare illusioni. «Il nostro territorio non verrà risparmiato e dovremo lavorare per attutire il colpo su una piazza finanziaria già in difficoltà», sottolinea la direttrice dell’Associazione svizzera impiegati di banca (ASIB) Natalia Ferrara. «Avere un interlocutore serio, che ben conosce il funzionamento sia della piazza finanziaria sia del nostro partenariato sociale, è senz’altro una cosa positiva. Sicuramente ci sarà chi cercherà di tirargli la giacca: ma per quanto ticinese, Ermotti dovrà ragionare in un’ottica globale».
La cura dimagrante in realtà è già iniziata da tempo. UBS ha chiuso tre succursali solo nel 2021 (Gordola, Giubiasco, Melide). In casa Credit Suisse invece sono otto le filiali sparite negli ultimi dieci anni (da Minusio a Ponte Tresa) ma le ristrutturazioni sono cominciate nel 1993, con l’acquisizione della Banca Popolare Svizzera. «Da allora non si sono praticamente mai interrotte», osserva Renato Bordoli, ex membro del direttivo che si occupò all’epoca di eliminare i «doppioni» tra le succursali ticinesi. Come funziona in questi casi? «Avevamo due liste con i nomi dei dipendenti e le rispettive funzioni. Si trattava di mettere spalla a spalla le due strutture e tagliare fino a raggiungere il risultato prefissato».La posizione geografica, ribadisce Bordoli, non è l’unico criterio di decisione. «Contano molto le competenze e i settori operativi. Elementi che possono essere valutati solo con un’attenta analisi interna. Comunque - ammette - è stato molto doloroso».
