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Frontalieri controcorrente

Vivono in Ticino, lavorano in Italia e ora pagheranno meno tasse: le loro storie
© CdT/Chiara Zocchetti
Davide Illarietti
15.10.2023 11:00

Le auto procedono a passo d’uomo sotto la scritta «confine di Stato, Svizzera»a Bizzarone, e Franco Fiorentino le osserva con aria ironica. La sua corsia per fortuna è l’altra: quella vuota. La prende comoda, sa che non troverà ostacoli sulla strada del lavoro.

Anche Fiorentino è un frontaliere, ma in senso opposto rispetto ai 79.181 lavoratori italiani (dato di settembre) che ogni giorno varcano il confine ticinese. Il 68.enne fa parte di una sparuta minoranza che compie il percorso all’inverso: dal Ticino all’Italia. Tutti i giorni su e giù da Lugano al Comasco, da 19 anni. Nel frattempo ha visto aumentare in maniera sproporzionata la massa di automobilisti dall’altra parte dello spartitraffico: da 37. 840 nel 2004, quando Fiorentino ha iniziato a «pendolare», sono più che raddoppiati. «Mi capita spesso di osservare gli ingorghi nell’altra corsia, mentre io magari scendo libero su una strada deserta. Mi fa un po’ tristezza e mi ritengo fortunato» ammette.

Il nuovo accordo

Questione di punti di vista. Fiorentino è medico, si è trasferito in Ticino a metà carriera e ha mantenuto la clientela in Italia («ormai avevo il mio giro») contando su un reddito medio-alto. A Lugano ha messo su famiglia: ha moglie, figli e una domestica frontaliera. A volte quest’ultima si lamenta del traffico e lui la ascolta incuriosito: «Le chiedo chi glielo fa fare, lei mi risponde con due semplici conti» spiega il dottore. «Anche io, lavorando in Ticino da medico e vivendo in Italia, avrei potuto guadagnare il triplo. È andata diversamente, non mi lamento».

A bilanciare un po’ il conto arriverà, da gennaio prossimo, un piccolo vantaggio per i lavoratori dipendenti: i residenti in Ticino che lavorano in Italia sono stati inclusi nell’accordo fiscale transfrontaliero, che per la prima volta li riconosce come categoria. Nell’accordo del 1973 i frontalieri ticinesi non sono nemmeno contemplati. Oltre ad introdurre l'imposizione in Italia per i «nuovi» frontalieri, mentre per i «vecchi» resterà l'imposizione esclusiva svizzera, il patto con Roma prevede una clausola per chi invece fa la strada al contrario: nel complesso, dovrà pagare fino al 20 per cento di imposte in meno rispetto a oggi, a partire da gennaio.

I compensi? Erano simili a quelli svizzeri e le prospettive nel mio settore erano molto stimolanti
Claudio Gianettoni, consulente luganese oggi in pensione

Numeri in aumento

«Il vecchio sistema era effettivamente asimmetrico» conferma il direttore della divisione contribuzioni del DFE Giordano Macchi. «Era concepito in un’epoca in cui la mobilità tra Italia e Ticino era praticamente unilaterale». Con il passare del tempo la sproporzione resta notevole: per ogni frontaliere che la mattina viaggia verso sud, ce ne sono 138 che salgono. Anche i frontalieri ticinesi sono aumentati: da 417 nel 2000 ai 570 odierni (più 36 per cento) a cui si aggiungono i liberi professionisti che però non rientrano nell’accordo. Comunque, restano una minoranza che si muove controcorrente rispetto al trend del costo della vita e al divario salariale.

Stipendi diversi

Ne sa qualcosa Chiara Bernasconi, 37 anni, di Novazzano. Architetto, per due anni ha lavorato per un grande studio facendo avanti e indietro tra il Mendrisiotto e Milano, fino allo scoppio della pandemia. La paga da precaria le permetteva a malapena di pagarsi le spese, il treno e la cassa malati. «Ho dovuto appoggiarmi ai miei genitori. Solo quando ho trovato un impiego in Svizzera ho potuto andare a vivere con il mio compagno e ora ci siamo sposati» racconta. In compenso l’esperienza nella grande metropoli «mi ha sicuramente arricchito dal punto di vista professionale» ammette. «Farlo per tutta la vita, però, era semplicemente insostenibile».

«Nessuna discriminazione»

Chi invece ha resistito fino alla fine è stato Claudio Gianettoni, consulente luganese oggi in pensione. Per tutta la vita ha lavorato in Lombardia - soprattutto nel Milanese, con sortite in Austria e Francia - in ambito informatico. Lavorando «su mandato e con un inquadramento a livello dirigenziale» non si è mai lamentato dei compensi: «Erano simili a quelli svizzeri e le prospettive nel mio settore erano molto stimolanti» ricorda. «Sconfinare in Italia per noi ticinesi può dare la possibilità di collaborare con grandi società e spesso lavorare su progetti su scala più grande». Più la carriera decolla, più i divari economici e anche i problemi di traffico appaiono tuttosommato piccoli - «anche se entrare a Milano in auto in certi orari della giornata può essere più traumatico che entrare in Ticino» sottolinea l’ex manager. Persino le diatribe trasfrontaliere assumono un’altra proporzione, viste da una prospettiva «al contrario». «Non mi sono mai sentito discriminato in Italia - conclude Gianettoni -. Penso che la mobilità dei lavoratori comporti dei vantaggi da entrambe le parti».

Una volta per dimostrare che vivo veramente in Ticino sono arrivati a chiedermi l’abbonamento del Telepass
Franco Fiorentino

La prova del Telepass

Dal punto di vista fiscale però i problemi non sono mai mancati. Almeno a detta di Fiorentino. «Il sistema in vigore finora funzionava malissimo» sintetizza il medico. «Spiegare la mia situazione alle autorità italiane è sempre stato tutt’altro che semplice». Pesa il sospetto - a volte il pregiudizio - di possibili evasioni fiscali e false residenze. «Una volta per dimostrare che vivo veramente in Ticino sono arrivati a chiedermi l’abbonamento del Telepass».

Le cose cambieranno dall’anno prossimo? Di sicuro lo «sconto», risultato di una de-tassazione dei redditi in Italia che verranno tassati con le più basse aliquote ticinesi, «comporterà un alleggerimento del carico complessivo soprattutto sui redditi più bassi» relativizza Macchi. Al massimo arriverà al 20 per cento, «ma è presto per dire in che misura i contribuenti ne beneficeranno, vedremo caso per caso». La possibilità che si inneschi un contro-esodo verso sud, alla dogana di Chiasso, sembra comunque ancora molto remota.

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