Il caso

Il Leonardo resta nel caveau di Lugano

La tela contesa è in Ticino dal 1927 – Dopo la denuncia in Italia, la risposta di chi custodisce il quadro: «Se lo vogliono devono pagare le spese»
Mauro Spignesi
30.11.2025 06:00

Si presenta con un ampio dossier fatto di lettere, fatture, perizie, provvedimenti della magistratura, deleghe e ricevute di pagamenti. Ma sono soltanto una piccola parte delle carte che Reto A. Mauerhofer, giurista specializzato in diritto societario e della mediazione, ha messo insieme in questi anni in cui ha seguito il caso di una piccola tela, 35 centimetri per 55, attribuita da tutti gli esperti che l’hanno analizzata a Leonardo da Vinci. L’opera, «Ritratto di donna in profilo» o anche «Profilo di donna», riproduce il viso di Lucrezia Crivelli, dama di compagnia della moglie di Ludovico Sforza, Beatrice d’Este, ed è conservata, come garanzia, dal 2017 nel caveau di una banca della piazza di Lugano sotto la supervisione di un notaio in attesa che venga venduta.

Una complicata disputa legale

Perché il quadro di Leonardo è al centro di una lunga disputa giudiziaria con ricorsi, domande di sequestro e provvedimenti del pretore, che dura da decenni. Un affare controverso e complicato che recentemente si è arricchito di un nuovo capitolo: una denuncia, in Italia, al Comando dei Carabinieri tutela patrimonio culturale presentata da Maria Vittoria Colombo, nipote di Luigia (detta Luisa) Gaulli, proprietaria - sostiene - del dipinto dal 1946, quando lo acquistò in una galleria d’arte italiana. Secondo diverse ricostruzioni Gaulli (scomparsa nel 1987), nota antiquaria che lavorava nelle ville del Lago di Como, avrebbe affidato molti anni fa il dipinto a un suo collaboratore, Maurizio Ziveri di Parma, per venderlo. Ziveri poi - almeno secondo quando sostiene lui - l’avrebbe acquistato da Gaulli e ne rivendica la proprietà, anche per effetto del brocardo giuridico possideo quia possideo. «Ma in questi anni Ziveri non ha mai pagato un franco, tanto è vero che l’intera procedura per individuare un acquirente dell’opera è stata portata avanti inizialmente, parliamo di circa 25 anni fa, da un fiduciario svizzero residente a Montecarlo con un suo socio di origine greca. Quando quest’ultimo è scomparso nel 2005 sono subentrato io e quando il fiduciario è scomparso, pochi anni, fa sono rimasto solo a gestire questo dossier», spiega Reto A. Mauerhofer, che peraltro possiede una delle più grandi biblioteche private con rari libri e saggi su Leonardo da Vinci.

Una società panamense

In origine per la vendita dell’opera era stata costituita una società a Panama. E in seguito erano state portate avanti diverse trattative. Sino a quando non erano emerse tensioni con Ziveri. «Nel 2017 dopo una vertenza - precisa Reto A. Mauerhofer - il quadro, come garanzia di pagamento, era stato affidato al notaio che lo conserva ancora oggi in una cassetta di sicurezza. Inoltre, era stata firmata una convenzione davanti all’autorità giudiziaria dove c’era scritto che Ziveri aveva due anni di tempo per riprendere l’opera pagando quanto sino ad oggi è stato speso, cioè circa 4 milioni e mezzo di franchi. Tutto naturalmente dimostrabile con le carte. Peraltro, la convenzione era stata firmata prima del Covid quindi a Ziveri era stata concessa una proroga che tuttavia è scaduta nel 2021».

A questo punto, secondo il giurista, rimangono soltanto due possibilità per far uscire il Leonardo dal caveau: «O si fa avanti qualcuno che paga le spese sostenute da me e dal fiduciario (sono rimasti gli eredi), oppure si fa avanti qualcuno disposto a spendere circa 60 milioni di franchi, cioè il valore che è stato assegnato all’opera». Per la verità «Ritratto di donna in profilo», era stato anche venduto anni fa ad una cifra attorno ai 35 milioni, ma Ziveri aveva in seguito ritirato la firma sostenendo che la cifra pagata non fosse congrua.

Due mostre in Germania e nei Paesi Bassi

L’opera, avverte Mauerhofer, che dice d’essere in possesso di «prove inoppugnabili», sarebbe in Svizzera dal 1927, pertanto per lui non può essere stata acquistata, come sostiene Colombo, nel 1946 dalla nonna in una galleria. In questi anni «sono state effettuate perizie sull’autenticità. Tra le tante una dal professor Carlo Pedretti (deceduto nel 2018), uno dei massimi esperti al mondo di Leonardo; un’altra dal professor Nicola Barbatelli (successore di Pedretti) e una dal professor Dusan Rozic. Tutte a sostegno di trattative con musei e potenziali acquirenti». Infine, il dipinto è stato esposto a Speyer, in Germania, nel 1995, e a Rotterdam nel 1996 sotto la direzione di Pedretti. «C’erano notizie e articoli di giornale in tutte le lingue, interviste radio e tv e né la signora Colombo, né altri non ci hanno mai contattato».

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