Il Natale piegato alla politica del commercio

Il primo weekend natalizio è andato molto bene. Peccato che fosse ancora novembre: di questo passo, prossimamente Natale cadrà attorno al 20 dicembre, perché di lunedì davvero non va. Volete mettere che pacchia se ogni anno si riuscisse a giocarselo di giovedì, proprio come accadrà quest’anno? Pare che negli uffici del dicastero eventi della città ci stiano lavorando e non è da escludere che già a gennaio parta la richiesta di esenzione pontificia dall’obbligo di assoggettare Lugano al calendario delle festività cristiane. Il tutto con tanto di dati e analisi a sostegno dell’illuminata richiesta: affluenza all’accensione dell’albero e volume d’affari di mescite.
Dopo l’incoraggiante prova generale di una settimana fa si potrebbe pensare persino a una sorta di gemellaggio con il Black Friday: chi ci impedirebbe di lanciare nel mondo il nostro…Plan C, quello del Red Thursday, versione rivista, aggiornate e soprattutto universale e redditizia di quella vecchia e un po’ inutile giornata da passare a tavola ad abbuffarsi? Non ho dimestichezza né interesse per le questioni religiose, mi limito a constatare che la strategia di anticipare l’inizio dell’avvento si offre anche a qualche riflessione critica: scherzi a parte, infatti, l’effetto piazza – che a Lugano è ormai diventato un culto irrinunciabile – ci sarebbe stato in qualsiasi momento. Attendere la domenica non avrebbe privato tutta una parte di città della consueta animazione delle ultime tre serate… calde prima del lungo e inevitabile isolamento del periodo prefestivo, evitando d’altra parte la prevedibile desertificazione in cui siamo ripiombati sino a martedi. Si sarebbe potuto e dovuto, insomma, suddividere la torta con un po’ più di attenzione e non dare ancora l’impressione che chi comanda può veramente fare di tutto e di più secondo i propri obiettivi. In questo caso garantire il successo dell’operazione Natale.
Ma cosi vanno le cose e sempre più spesso siamo confrontati con decisioni e narrazioni a geometria variabile perlomeno ardite: le critiche in Consiglio comunale per i sorpassi di spesa del centro sportivo del Maglio rimandate al mittente senza troppi dettagli né imbarazzi di fronte al compiacimento per il risultato ottenuto, o ancora le risapute, virtuose preoccupazioni per l’immagine della città in termini di affidabilità economica – il temutissimo rating – derubricate quasi a fastidiosi inconvenienti quando intaccano il sacro graal cittadino delle criptovalute. Con buona pace di coloro che al sogno di diventarne simbolo e capitale non tengono poi più di tanto, preferendo la nuova mecca di San Salvador.
A volte sembra che il voler riuscire finisca con il prevalere sul come riuscire. E questa non è una bella sensazione, soprattutto perché contribuisce ad alimentare una sorta di distonia tra prerogative preziose come la visione e lo spirito di iniziativa e qualità imprescindibili come la sensibilità e la propensione alla condivisione in chi è chiamato ad agire a nome di tutti. Che sarebbe poi il requisito fondamentale di qualsiasi forma di attività pubblica.
La ricerca e l’ostentazione del riconoscimento fanno da sempre parte del gioco ma la politica del merito è assai meno meritevole e responsabile della politica della responsabilità.


