Il commento

La lezione dei «figli del bosco» è vivi e lascia vivere

In Italia, destra e sinistra sono più che mai divise (anche al loro interno) sullo strano caso di una famiglia di Chieti, a sua volta divisa, a forza, dalle autorità
Tommy Cappellini
Tommy Cappellini
30.11.2025 06:00

Sta facendo molto discutere in Italia il caso politico e culturale della famiglia che fino a pochi giorni fa conduceva in mezzo ai boschi di Palmoli - Chieti, Abruzzo - un’esistenza un poco anarchica in una, chiamiamola così, «tenuta» off grid, scollegata dalle reti pubbliche di acqua, elettricità e gas. Si tratta di un inglese di 51 anni, di un’australiana di 45 e dei loro tre figli, una bambina di otto e due gemelli di sei. 

Fino a pochi giorni fa vivevano tutti in una casa senza fronzoli ma solida, con caminetto e stufa a legna. L’acqua veniva prelevata da un pozzo. Il bagno era a secco, all’esterno del casolare. All’istruzione dei bambini provvedevano gli stessi genitori, convinti che la scuola serva più a formare cittadini obbedienti che persone libere (c’è del vero). Buoni i risultati: i tre fanciulli sono allineati al percorso di apprendimento standard e anche di più. La maggiore ha sostenuto con successo l’esame di idoneità per la terza elementare. Tutti e tre stanno imparando più di una lingua e ad accudire gli animali.

I vicini di bosco hanno riferito che sono da sempre bambini «solari e socievoli». Tuttavia, nel 2022 iniziano, sempre più pressanti, i controlli degli assistenti sociali. Un evento nell’ottobre 2024 aggrava la situazione: la famigliola raccoglie dei funghi, li cucina, li mangia, i bambini finiscono all’ospedale. Una lieve intossicazione, vengono dimessi dopo poche ore. Parte però una segnalazione al Tribunale per i minorenni dell’Aquila.

Dopo lunghi mesi di discussioni «ideologiche» con la famiglia (non si può definirle altrimenti), qualche giorno fa il Tribunale ha disposto l’allontanamento dei tre bambini, trasferiti in una comunità insieme alla madre. Il padre è rimasto da solo nella casa nel bosco. Nel frattempo è scoppiata una battaglia legale e mediatica, con i genitori che hanno difeso per l’ennesima volta i propri principi, il loro avvocato che ha rimesso il mandato difensivo, il Governo italiano che ha iniziato a esprimere «perplessità» sulla «misura estrema» dell’allontanamento per dei bambini che, senza dubbio, erano felici di vivere in famiglia e a contatto con l’ispida bellezza della natura.

La vicenda si porta dietro una gragnuola di temi eticamente, culturalmente e politicamente esplosivi. Il pubblico di sinistra si è diviso. Da una parte quelli per cui è meglio limitare il ruolo della famiglia e statatalizzare, burocratizzare, normare, schedare e socializzare il più possibile ogni aspetto dell’esistenza, sottraendolo all’individuo. Dall’altra parte, un trasversale gruppo composto da fricchettoni, hippies, amanti del «buon selvaggio», rentiers neo-rurali, verdi, etc. per i quali la famiglia di Palmoli ha il diritto di vivere nature, e di appoggiarsi eventualmente ai presidi della civiltà quando c’è una emergenza (ma nel caso, chi paga?).

Pure il pubblico di destra si è spaccato. Da una parte i «capitalisti» (virgolette perché questa parola ormai significa tutto e niente), secondo i quali nessun uomo compiuto metterebbe i propri figli in una situazione così spartana dopo che nella Storia si è tanto lottato, in alcuni luoghi, per lasciarsela alle spalle. Fra il bagno fuori dal casolare e il cesso d’oro, meglio perseguire il secondo. Dall’altra parte ancora, la destra stile Ernst Jünger, per cui lo Stato, quello deteriorato e aspirante totalitarista di oggi, è quantomeno da tener lontano, effettuando un anarchico e ribelle «passaggio al bosco» (cfr. Der Waldgang, 1951 - capolavoro). Chi ha ragione? La domanda mi sembra mal posta, poiché «culturalizza» all’eccesso, politicizza e quindi getta polarizzazione su una questione che, se fossimo veramente liberi come ci vantiamo di essere in Europa, non prenderebbe più di qualche attimo di riflessione, giusto il tempo di pronunciare «vivi e lascia vivere».

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