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Il commento

L'Europa al voto tra le violenze, in ordine sparso

I 27 paesi dell'UE tornano a votare, per la seconda volta dall'ultimo conflitto Mondiale, con la guerra alle porte
Mauro Spignesi
09.06.2024 06:00

Non c’è un bel clima in Europa. Per la seconda volta dall’ultimo conflitto Mondiale, dopo la parentesi dei Balcani, i 27 Paesi dell’Unione andranno a votare - come accade oggi in Ticino e in Svizzera su temi molto delicati - mentre alle porte si combatte una guerra che non si sa quanto durerà né come finirà e che rischia di accendere nuove forti tensioni. Eppure l’Unione europea era nata per garantire stabilità politica e una pace duratura, oltre che per combattere le disuguaglianze. Invece alla vigilia delle elezioni per eleggere il Parlamento di Bruxelles/Strasburgo (urne aperte dal 6 al 9 giugno) si registra un nuovo grave episodio di intolleranza con l’aggressione alla premier danese. 

Mette Frederiksen, colpita con pugni e calci per strada a Copenaghen. Un episodio che segue quello, ancora più grave, del 15 maggio contro il premier slovacco Robert Fico. Negli ultimi mesi, poi, la tensione è salita in Germania con l’aggressione dell’eurodeputato della SPD Matthias Ecke, contro militanti dei Verdi, contro il candidato AfD a Mannheim Heinrich Koch e la morte di un poliziotto a una manifestazione anti-Islam. Senza contare altri segnali di estrema gravità come un ritorno dell’antisemitismo e i rigurgiti fascisti e nazisti.

Tutto questo avviene dunque mentre 370 milioni di europei (23 milioni di giovani hanno per la prima volta la possibilità di esercitare il diritto di voto) sono chiamati alle urne per scegliere 720 deputati. Il fischio d’inizio è avvenuto in Olanda dove l’alleanza fra laburisti e verdi viene data lievemente in vantaggio, mentre i sondaggisti prevedono nei 27 Stati una affluenza attorno al 50 per cento. Queste elezioni riguardano da vicino anche la Svizzera. E non soltanto perché la Confederazione ha stretti rapporti con molti Paesi dell’Unione ma anche perché da tempo si sta faticosamente cercando una ampia intesa con Bruxelles in svariati campi - a cominciare da quello della gestione dei migranti - che stenta a decollare. I rapporti tra UE e Berna sono sempre stati altalenanti ma estremamente necessari. E poi non va dimenticato che in Svizzera vivono quasi due milioni di persone, che qui lavorano e pagano le imposte, che hanno il diritto di voto alle elezioni europee.

Non tutti però potranno votare. Ad esempio gli italiani per farlo dovranno recarsi personalmente nella città o nel Paese di origine indicato nei registri Aire. Il che vuol dire che pochissimi esprimeranno la loro preferenza. Altri Stati, come Germania e Spagna, invece, sono più pratici e consentono il semplice voto per corrispondenza. E questa differenza è il segno di quanto l’Unione europea non sia riuscita a diventare, dopo decenni e un lungo percorso di integrazione iniziato nel dopoguerra, un organismo capace di trovare regole uniche per tutti, di pensare insieme.

Ognuno va per la sua strada, una frammentazione che è lo specchio della situazione attuale. In Italia la campagna elettorale si è ridotta a una sorta di referendum sul governo della premier Giorgia Meloni. In Francia i toni non sono stati diversi, con gli attacchi al presidente Emmanuel Macron, che si è esposto molto sulla guerra in Ucraina. In Spagna più che di Europa si è parlato delle polemiche seguite al riconoscimento della Palestina e delle concessioni verso i separatisti catalani. Eppure gli argomenti per parlare di cosa dovrà fare l’Unione in questa legislatura non mancano. Basta citare un solo caso: la gestione del piano da mille miliardi per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni. Certo, oltre i confini nazionali c’è stata la contrapposizione fra sovranisti e laburisti, tra valori diversi, solidarietà ed euroscetticismo. La speranza è che il voto dia una scossa all’Europa per riprendere vigore. Si tratta di capire con quali politiche e con quali maggioranze. E in particolare con quali leader, se con Ursula von der Leyen o Mario Draghi (che l’Italia si è fatta scappare), oppure con altri. Una notizia positiva però alla vigilia del voto è arrivata: la Bundesbank ha annunciato che l’economia tedesca, la locomotiva d’Europa, dopo due anni di crisi tornerà a crescere. Speriamo.

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