Urbanistica

Lo studio ticinese «per niente coinvolto» nell'inchiesta di Milano

La connection con Lugano si sgonfia in un cassetto della Procura meneghina - L'avvocato difensore: «Andiamo verso l'archiviazione»
©Chiara Zocchetti
Davide Illarietti
07.12.2025 11:00

Sono passati oltre quattro mesi dal terremoto giudiziario che ha scosso il Comune di Milano, quest’estate, e ancora oggi sul tavolo dell’architetto Paolo Colombo non è arrivato niente. «Zero, nisba - assicura -. Neanche lo straccio di una lettera o di un avviso di iscrizione nel registro degli indagati».

In compenso, una minima parte del caos che ormai da mesi blocca il settore dell’edilizia sotto la Madonnina si sta riproducendo - in piccolo - anche in Ticino. L’effetto «paralizzante» dell’inchiesta - come è stato definito dai giornali italiani - lo sta vivendo, di riflesso,anche il noto studio di Massagno di cui l’architetto italiano è socio fondatore e amministratore delegato.

«Quello che stiamo vivendo ormai da mesi è un vero e proprio incubo - sottolinea - il tutto senza che nei nostri confronti persista il benché minimo indizio di un procedimento».

Accuse sgonfiate

Il nome di Colombo - ricordiamo - è finito quest’estate nelle carte della Procura meneghina che indagava sul cosidetto «sistema Milano», una presunta rete di relazioni tra mondo dell’edilizia e funzionari pubblici attivi negli organi urbanistici del Comune, in cui i magistrati hanno presupposto il coinvolgimento di tutti i principali «big» dell’edilizia e dell’architettura milanese. Decine di nomi, tra cui quello dell’architetto di Massagno aveva un posto - va detto - marginale.

Nel frattempo, prima ancora che in Ticino arrivasse la benché minima comunicazione, oltre confine sono arrivate le prime decisioni dei Tribunali - il Riesame a ottobre, a novembre la Cassazione - che hanno annullato le misure cautelari chieste in estate dalla Procura (misure che, in ogni caso, non riguardavano in nessun modo Colombo e lo studio luganese).

Nessun «sistema Milano» e nessuna conferma di ipotesi corruttive. «I giudici hanno di fatto sconfessato l’impianto inquisitorio in relazione alle principali contestazioni e alle figure nei confronti delle quali venivano mosse» spiega l’avvocato Massimo Schipilliti, che segue lo studio nella vicenda. «Tra questi non figura il mio assistito, che a oggi non ha ricevuto alcuna comunicazione e, possiamo dire ormai con certezza, probabilmente mai ne riceverà».

Il «caso» di Colombo è dunque simile a quello di diversi professionisti - anche di primo piano - coinvolti nominalmente nell’inchiesta e iscritti d’ufficio nel registro degli indagati - «un atto obbligatorio per procedere ai chiarimenti» - ma la cui posizione di fatto giace «dimenticata» in un cassetto della Procura di Milano. Gli avvocati hanno chiesto l’archiviazione e lo stralcio, ma non confidano di avere risposta prima di qualche anno «visti i tempi della giustizia italiana».

Tutta colpa di Whatsapp

Nella richiesta di archiviazione gli avvocati dello studio di Massagno hanno ricostruito la dinamica per cui Colombo è finito «imbrigliato» in una situazione con cui «a prescindere da quelli che saranno gli esiti processuali non ha niente a che fare». Negli accertamenti sull’utenza telefonica di uno dei principali indagati di Milano, l’architetto ed ex presidente della Commissione Paesaggio del Comune Giuseppe Marinoni, erano emersi dei messaggi scambiati su Whatsapp tra quest’ultimo e Colombo, in merito a un progetto di ristrutturazione promosso a Milano da un cliente dello studio luganese.

«Conosco Marinoni da anni come stimato professionista e autorità accademica in materia di urbanistica, abbiamo collaborato insieme a progetti fuori dall’Italia, da Dubai al Canada all’Azerbaijan» ricorda Colombo. «Del resto lo conoscevano e collaboravano con lui molti dei più grandi studi di architettura italiani e non. Fino a prova contraria per me rimane un professionista serio e onesto, in ogni caso la nostra conoscenza e collaborazione non vedo in che modo dovrebbe costituire qualche tipo di reato».

Il progetto diMilano oggetto delle chat di Whatsapp che, per altro, ottenne parere negativo da parte della Commissione Paesaggio «non era nemmeno promosso dal nostro studio ma da una società cliente, con cui abbiamo smesso nel frattempo di collaborare» precisa l’architetto.

Lavori in corso

Mentre la posizione degli indagati si va chiarendo (e le accuse in parte sgonfiando, comprese quelle rivolte al citato Marinoni) lo studio di architettura di Massagno continua a lavorare, in Ticino e non, ma non senza nuove difficoltà in qualche modo riconducibili alle indagini italiane. Colombo in passato ha firmato grandi progetti in Svizzera come il rilancio di Andermatt promosso dall’imprenditore egiziano Samih Sawiris, il quartiere Garden-Living (ex Rapelli) a Stabio ora in avanzato stato di costruzione, e più di recente ha rilevato a Chiasso la grande sede di Credit Suisseper trasformarla in un parco tecnologico (il cantiere è in piena attività, i primi inquilini arriveranno nei prossimi mesi): ma negli ultimi quattro mesi, non lo nasconde, le cose si sono fatte più complicate.

«Ci viene continuamente chiesto di chiarire la nostra posizione, e il solo fatto di essere stati associati ad accuse rivolte ad altri, e ora smontate dagli stessi tribunali, costituisce un pregiudizio e un motivo di diffidenza» lamenta Colombo. In ogni caso l’architetto si dice «soddisfatto» del fatto gli ultimi pronunciamenti del Riesame e della Cassazione abbiano fatto chiarezza. E fiducioso che la giustizia - tra chissà quanto tempo - farà il suo corso.

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