L'editoriale

Affrontare il cambiamento

Il modificarsi degli stati di cose è parte integrante della nostra vita e della nostra esperienza del mondo
© Gerd Altmann from Pixabay
Gaia Caruso
Gaia Caruso
28.05.2022 23:40

Sebbene sia una delle caratteristiche principali della vita, spesso il cambiamento fa paura. Ogni volta che una situazione si modifica, infatti, ci si lascia alle spalle qualcosa che si conosce bene per qualcos’altro di completamente nuovo, non potendo sapere se sarà meglio o peggio. 

Per questo motivo la rottura con la situazione preesistente è spesso accompagnata da emozioni negative, come incertezza, disagio e confusione, in relazione a quanto è radicale e inatteso il nuovo stato delle cose. La sfida è sapersi adattare. Per conservarsi bisogna infatti saper mutare, perché dalla capacità di adattamento dipende la sopravvivenza. 

In un mondo che cambia e si trasforma in continuazione, sopravvivere dipende principalmente da come ci si adatta ai nuovi contesti, che sia un nuovo posto di lavoro, una nuova città o un nuovo evento che in qualche modo tocca la nostra vita. L’adattamento può essere destabilizzante, perché ci obbliga a ripensare le nostre certezze e a ridefinire la nostra identità. A livello istintivo, noi esseri umani non siamo propensi a cambiare, ma siamo piuttosto creature conservatrici: per quanto ci sforziamo di riconoscere l’importanza dell’adattamento, fatichiamo a vedere il cambiamento come positivo, perché vogliamo tenere qualcosa di autentico, di immutabile, che resista al cambiamento, in modo da non snaturarci. Dunque facciamo resistenza. Ma opponendo resistenza al cambiamento si finisce per non essere al passo coi tempi e vivere in un eterno stato di nostalgia del passato. Al contrario, bisognerebbe piuttosto interiorizzarlo e accettarlo come evento normale e naturale della vita.

Come affrontarlo allora al meglio? Bisogna liberarsi dei propri schemi mentali, razionalizzare l’angoscia e affrontare la novità con una mente aperta e un atteggiamento privo di pregiudizi. Dall’altra parte, è importante appunto non snaturarsi, quindi non rinunciare del tutto ai nostri valori, alla nostra personalità o alle nostre abitudini. Per quanto sia difficile accettare di cambiare qualcosa che vorremmo rimasse immutabile, possiamo scegliere di affrontare il cambiamento in una maniera proattiva, decidendo cosa mantenere e cosa mutare, come farci influenzare dalla novità. In questo senso, il cambiamento può essere un’opportunità per metterci in discussione e farci riflettere su chi siamo e chi vogliamo diventare.

Tutto questo vale anche per quanto riguarda l’elezione di un nuovo Rettore, o di una nuova Rettrice, per l’USI. Come ogni cambiamento, anche questa scelta porta con sé delle domande. Chi sarà scelto sarà all’altezza di chi è venuto prima? Infatti, come sottolinea il Prorettore vicario Lorenzo Cantoni: «la nuova persona dovrà corrispondere ad attese molto alte». Le aspettative giocano sicuramente un ruolo importante, perché si parla non dell’identità di una singola persona, ma di un’istituzione, della collettività di persone che l’istituzione rappresenta. L’avvicendarsi di un nuovo rettore sarà quindi una sfida, ma anche una grande opportunità per la nostra università di percorrere strade non ancora intraprese, di ridefinire la propria identità in relazione ai cambiamenti del mondo circostante.