Alcune strane consuetudini teatrali dell'Estremo Oriente

Stralci
Curiose sono le costumanze teatrali in Giappone. La cassa del teatro è situata fuori dell’edificio del teatro stesso e quasi sempre assediata di gente. Perché? Perché in Giappone a un debitore non è concesso l’ingresso a teatro: solo quando egli abbia pagata la metà del suo debito ha diritto di andare a teatro, pagando il doppio del biglietto d’ingresso. Pertanto, la folla che si piglia attorno alla biglietteria è rappresentata per la maggior parte, da creditori, che badano ai loro debitori. Il complesso artistico è composto esclusivamente d’uomini, perché sino ad oggi la carriera scenica è considerata per la donna come indecorosa. Una quindicina d’anni fa un teatro di Tokio, in cui recitavano anche donne, fu incendiato dai fanatici della moralità. D’allora i direttori teatrali si guardano bene dallo scritturare personale femminile, anche perché gli uomini riescono benissimo nelle parti femminili. Nel Giappone non esistono attori mediocri, perché un direttore a cui venisse la voglia di scritturare un attore non buono vedrebbe presto ridotto il proprio teatro ad un mucchio di macerie. In genere la professione di attore è disprezzata; ed un attore che raffigura sulla scena la parte di un intrigante, di un cattivo soggetto, non ha un compito facile perché spesso il pubblico crede che anche nella vita l’interprete sia uomo cattivo. Nel teatro giapponese si viene e si va quando si vuole. Un inizio di rappresentazione fisso non esiste, si comincia quando c’è abbastanza pubblico. Nel prezzo d’ingresso è compreso il prezzo delle bibite. A mezzanotte si serve l’ultimo rinfresco e il portone del teatro viene chiuso. D’allora nessuno entra più in teatro, mentre il pubblico ancora presente deve restarci fino al mattino.
Uno strano interrogatorio è quello cui vengono ora sottoposti gli stranieri che sbarcano nei porti degli Stati Uniti. Secondo le nuove leggi, dopo la visita accurata a bordo da parte dei doganieri e dopo che funzionari speciali sono venuti a chiudere con doppio filo di suggelli le dispense a tutti i passeggeri, è stato dato un formulario, largo un metro, dove erano formulate parecchie domande bislacche di cui riproduciamo qualcuna: «Siete poligamo? Siete anarchico? Avete intenzione di distruggere con la forza gli Stati Uniti? Uno dei vostri desideri è forse quello che sembri necessario di distruggere con la forza e la violenza il Governo degli Stati Uniti o qualcuna delle sue leggi, fra cui, anzitutto, e bene inteso, la legge di proibizione? Siete nemico del diritto di proprietà? Fate propaganda perché siano assassinati gli impiegati dell’Unione? Siete stato deportato o recluso in un manicomio? Sapete leggere e, in caso negativo, perché non sapete leggere? Chi ha pagato il vostro viaggio?». E così via. E, come se non bastasse, al momento di entrare negli Stati Uniti è fatto obbligo dare la statura e le misure in piedi e pollici, unico sistema metrico ammesso.
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