Super El Niño: cos'è e perché gli esperti lo osservano con attenzione

Il caldo torrido di questa settimana, registrato in diversi Paesi europei – Svizzera compresa – è un fenomeno che i meteorologi hanno definito di portata eccezionale per il periodo in cui si è verificato. In Ticino le temperature hanno infatti raggiunto i 33°C in diverse regioni, con le prime notti tropicali più precoci dall’inizio delle misurazioni nel 1864. Temperature che hanno portato le autorità ticinesi a diramare un’allerta di grado 2 per l’intero Cantone, terminata ieri sera alle 20. Questa ondata canicolare precoce non riguarderebbe, tuttavia, i tanto citati cambiamenti climatici, bensì un fenomeno che si verifica mediamente ogni 2-7 anni: El Niño.
Ma di cosa si tratta esattamente? Un fenomeno climatico naturale che può alterare temporaneamente le condizioni climatiche e metereologiche a livello globale, che dovrebbe portare – a partire da luglio – un’estate particolarmente calda e possibili record termici fino alla fine del 2026.
Come si forma
Ma facciamo un passo indietro. El Niño nasce quando gli alisei sull'Oceano Pacifico si indeboliscono e le acque più calde si spostano verso le coste di Ecuador e Perù. Questo trasferimento di masse d'acqua calda comporta inevitabilmente il rilascio di grandi quantità di calore nell'atmosfera. Tuttavia, le conseguenze di questo fenomeno possono variare molto a dipendenza delle regioni del mondo: da aree con temperature elevate accompagnate da siccità, a zone che invece registrano precipitazioni estreme e inondazioni.
E secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l'agenzia meteorologica e oceanografica statunitense, la probabilità che El Niño si sviluppi entro il mese di luglio è dell'80%, mentre quella che il fenomeno persista fino alla fine dell'anno sfiora il 96%.
Il legame con il cambiamento climatico
Ma come accennato, El Niño non va ricondotto direttamente ai cambiamenti climatici, nonostante si stia sviluppando in un contesto di per sé già caratterizzato da temperature molto più elevate rispetto al passato. Gli scienziati sottolineano, infatti, che il fenomeno esiste da secoli e fa parte della naturale variabilità climatica del pianeta. Tuttavia, quando questo evento si manifesta su una Terra già riscaldata dall'accumulo di gas serra nell'atmosfera, i suoi effetti possono risultare amplificati.
La possibilità di un «Super El Niño»
A preoccupare gli esperti è soprattutto la rapidità con cui si stanno riscaldando le acque del Pacifico equatoriale. Alcuni modelli climatici indicano infatti la possibilità che nei prossimi mesi si sviluppi un cosiddetto «Super El Niño», una versione particolarmente intensa del fenomeno che si verifica quando le temperature superficiali del Pacifico superano di oltre 2°C la media storica per almeno tre mesi consecutivi.
Secondo alcune delle più recenti simulazioni climatiche, lo scenario di un Super El Niño è quindi oggi considerato il più probabile. Diversi modelli indicano infatti una probabilità di circa il 65% che l'evento raggiunga un'intensità classificabile come «forte» o «molto forte» entro la fine dell'anno. Secondo Paul Roundy, professore di scienze atmosferiche all'Università di Albany, esisterebbe addirittura una probabilità attorno al 50% che questo possa diventare l'episodio più intenso mai osservato dall'inizio delle misurazioni moderne.
Osservato solo tre volte
Dall'inizio delle rilevazioni moderne un Super El Niño è stato osservato soltanto tre volte: nel 1982-1983, nel 1997-1998 e nel 2015-2016. Secondo alcuni climatologi, l'evento che potrebbe svilupparsi quest'anno presenta caratteristiche tali da renderlo potenzialmente tra i più intensi mai registrati.
Il precedente del 1877
Gli studiosi guardano in particolare a quanto accadde tra il 1877 e il 1878, quando un episodio eccezionalmente forte di El Niño contribuì a provocare gravi siccità, crisi agricole e carestie in diverse regioni del mondo. Sebbene le rilevazioni dell'epoca fossero meno precise rispetto a quelle odierne, quell'evento è ancora oggi considerato uno dei più devastanti della storia moderna dal punto di vista umanitario.
Quali potrebbero essere le conseguenze
Ad avere la peggio in questo possibile scenario sarebbe le regioni tropicali e subtropicali del globo. Tra le regioni considerate più vulnerabili figurano di fatto l'America Centrale, il Sud-Est asiatico, il Sahel e parte dell'Africa meridionale.
Secondo diversi esperti, in queste zone un evento particolarmente intenso potrebbe aggravare problemi già esistenti, come l'insicurezza alimentare, la scarsità d'acqua e le emergenze sanitarie e sfollamenti. Per quanto riguarda l'Europa, per nostra fortuna il collegamento tra El Niño e le temperature estive è meno diretto rispetto ad altre parti del mondo.
