La Biennale approda a Melano: «Ognuno dovrebbe avere un lago a cui affidare le proprie tempeste»
L’acqua unisce le sponde, accompagna i viaggi, custodisce emozioni. Ma può anche segnare un confine o spezzare una speranza. Attorno a queste possibilità si incontrano i venti artisti della Biennale «Le Latitudini dell’Arte», che ha scelto Villa Santa Lucia, a Melano, per la sua tappa svizzera. Inaugurata il 10 ottobre e visitabile fino al 28 novembre, la mostra curata da Virginia Monteverde porta sulle rive del Ceresio un dialogo tra Italia e Svizzera, nel quale il paesaggio entra in relazione con le opere.
Il progetto nasce nel 2013 a Genova e, ogni due anni, coinvolge un diverso Paese europeo. Il meccanismo prevede due tappe: una prima esposizione nel capoluogo ligure e una successiva nel Paese partner. Dopo Finlandia, Ungheria, Germania, Paesi Bassi e Svezia, l’edizione del 2024 ha avviato lo scambio con la Svizzera, debuttando al Galata Museo del Mare. Ora il percorso prosegue in Ticino. «Dieci artisti vivono e lavorano in Italia, altri dieci in Svizzera. A contare è il legame con questi Paesi, non la nazionalità», precisa Monteverde.

Anche la selezione nasce da un confronto che coinvolge più interlocutori. La curatrice invita galleristi, fondazioni e altri curatori a proporre gli artisti, affiancando queste segnalazioni agli inviti diretti suoi e del critico che segue l’edizione. A mettere in relazione ricerche e linguaggi diversi è una tematica comune, che ciascuno interpreta attraverso la propria poetica. Per lo scambio italo-svizzero il punto di partenza è stato «Mare. Paradigma liquido – Visioni del mondo tra Analogico e Numerico», con la lettura critica di Viana Conti. L’acqua diventa così un terreno sul quale interrogare le trasformazioni del presente, attraverso esperienze e sensibilità differenti.
La scelta di Melano risponde a un’intenzione precisa: far arrivare questo confronto anche fuori dai luoghi abitualmente associati all’arte contemporanea. «Non serve necessariamente un museo per ospitare l’arte contemporanea. Quando mi hanno proposto questa villa affacciata sul lago, ho pensato: perché no? Mi piace l’idea di portare l’arte anche nei centri più piccoli».

Organizzata da Art Commission con l’associazione WIDE Company, la mostra ha il patrocinio del Comune di Val Mara e dell’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo e si inserisce in una rete di rapporti già consolidata. Monteverde lavora da anni con artisti svizzeri, alcuni dei quali frequentano il capoluogo ligure attraverso le residenze artistiche. «Molti li conoscevo già: sono molto attivi e lavorano anche con la nostra città, che considerano un po’ il loro mare. Trovo una realtà vivace, la Svizzera si muove molto bene nell’arte contemporanea».

Nel passaggio dal mare al lago cambia la scala del paesaggio, mentre l’acqua resta il filo conduttore della mostra. «Sul lago le distanze si accorciano e l’altra sponda è più vicina, ma l’acqua continua a muoversi e a portarci oltre», osserva Monteverde. «Il mondo ha bisogno di legami e collaborazioni. Anche i contrasti possono aiutarci a trovare risposte». Le opere affrontano anche le migrazioni: Costantino Ciervo interroga un mare che, invece di offrire salvezza, può diventare una tomba; Franziska Greber raccoglie le voci di persone che hanno lasciato la propria terra per lavorare nella città ligure. Storie diverse che riportano il viaggio alla concretezza delle vite di chi lo affronta.

Tra gli artisti figura anche la ticinese Patrizia Pfenninger, reduce dal successo romano del Tirabaci. Durante il Tevere Day, l’opera aveva coinvolto migliaia di persone nel lancio di piccoli baci d’argilla nel fiume, attraverso una fionda. Un gesto individuale diventato esperienza collettiva, nella quale il pubblico contribuisce a dare forma al lavoro. www.cdt.ch Dopo Lugano e le rive del Tevere, il progetto itinerante incontra ora il lago: cambia il luogo, si rinnova la possibilità di affidare all’acqua un pensiero e condividerlo attraverso il lancio.

A Villa Santa Lucia il Tirabaci dialoga con Water Closed – Open Waves, un’installazione realizzata per la sala da bagno della villa. «Sul lago il gesto è pubblico e condiviso; nella sala da bagno il lavoro esplora la nostra intimità», spiega Pfenninger. Due ambienti profondamente differenti, legati dalla presenza dell’acqua e da una ricerca sulle relazioni umane che attraversa il suo lavoro. All’aperto il lancio porta verso gli altri qualcosa che appartiene alla sfera personale; all’interno, l’attenzione si concentra sull’energia e sulle tensioni che ci muovono. A unirli è una riflessione dell’artista: «Ognuno dovrebbe avere un lago a cui affidare le proprie tempeste».
Ad affiancare l’esposizione torna inoltre Mosaic on Paper, un mosaico di ventiquattro opere in formato 20 per 20 centimetri su stampa fine art, firmate da altrettanti artisti. La mostra è aperta dal venerdì alla domenica, dalle 14 alle 18, in via Santa Lucia 22.
Per Monteverde, il percorso resta soprattutto un invito a entrare in relazione con ciò che si incontra, anche senza possedere gli strumenti per una lettura specialistica. «L’arte contemporanea può sembrare difficile a chi non è abituato a leggerla, ma è un linguaggio universale». Il significato, poi, non si esaurisce nell’intenzione di chi crea: «Mi piace che chi osserva un’opera possa farsi un’idea propria e trovare un significato diverso da quello pensato dall’artista. Perché è anche lo sguardo del pubblico a darle vita».


