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Il commento

Che noia, è tornato il Sanremo soporifero delle rime «cuore-amore»

Il Festival perde spettatori, la prima serata è un compitino: Carlo Conti mette al centro la musica, ma le canzoni in gara sono davvero mediocri
Michele Montanari
25.02.2026 12:00

Una prima serata spenta. Noiosa. Un ritorno alle prime edizioni dell'era social network, quando Sanremo stava faticosamente cercando una sua nuova identità, capace di parlare anche ai giovani. L'impressione è che Carlo Conti stia provando a schivare ogni polemica prima di salutare il Festival. Un compitino, quello del conduttore toscano. Perché quando gli apici dello spettacolo sono gli omaggi agli illustrissimi personaggi scomparsi, da Pippo Baudo a Peppe Vessicchio, piuttosto che i guizzi dei vivi, allora vuol dire che c'è un problema. Sanremo sembra più morto dei morti, verrebbe da dire.

Carlo Conti tira dritto con la scaletta musicale, dimenticandosi però che se si vuol mettere al centro le canzoni, evitando gli spettacolini spesso trash imbastiti dal duo Amadeus-Fiorello, bisogna saper selezionare grandi brani. L’anno scorso in parte li abbiamo ascoltati, citiamo Brunori Sas e il genietto Lucio Corsi. Ieri l'assenza del cantautore di Volevo essere un duro è pesata quanto un macigno.

Diciamoci la verità, al di là dei gusti musicali e del bel canto, i brani in gara sono deboli. Ci sono sì cantanti dalle doti eccezionali, Brancale e Arisa su tutte, che però poi piazzano la banalissima rima «cuore-amore» nel giro di un paio versi. Il solitamente graffiante Dargen D’Amico si presenta con la canzone meno affilata delle tre portate sul palco dell’Ariston. Sempre orecchiabile, ma davvero dozzinale. Il duo Masini-Fedez, stando alle anticipazioni degli «esperti», doveva fare scintille, ma noi abbiamo assistito semplicemente a due voci che non si amalgamano mai. C’è davvero poco da salvare nella prima serata della 76esima edizione del Festival, che infatti ha perso 3 milioni di spettatori rispetto all’anno scorso. Arrivare a mezzanotte è stata dura (non osiamo immaginare la tortura per chi è rimasto sveglio fino alla fine), con numerosi passaggi al limite del soporifero, in gran parte proprio durante le canzoni (ouch!). Citiamo poi la stucchevole imitazione di Laura Pausini e i siparietti insipidi tra la cantante di Solarolo e il nuovo Sandokan, l'attore turco Can Yaman (il cui nome - finalmente è stato svelato l'arcano - si pronuncia «Gian»).

L’inizio frizzante di Ditonellapiaga (probabilmente l’unica canzone un po’fresca in gara) aveva fatto bene sperare. Michele Bravi, dimenticandosi la voce nei camerini, ha subito distrutto ogni aspettativa: impolverato, vecchio nell'anima. Aggiungiamoci cantanti onestamente impresentabili, da Luché, più calante delle palpebre dei presenti, al pessimo Samurai Jay sino alla terribile «carrambata» di Elettra Lamborghini. Resta ben poco da commentare, se non qualche meme che già spopola sui social, come quello su Sayf, ovvero «Ghali quando lo ordini su Wish». Ennesima delusione per chi si aspettava almeno un brano rock in scaletta (le Bambole di pezza, seriously?). Un sorriso, invece, per il country-western caciarone di J-Ax, che fustiga il malcostume italiano con sagace ironia (terreno in cui Elio e le storie tese hanno già dato, con maggiore efficacia). Unico testo davvero interessante quello della tamarra Italia Starter Pack: «Qui per campare serve un po' di culo, sempre». Ecco, Carlo Conti forse dovrebbe affidarsi proprio al cu... (no, non è il cuore di cuore-amore) per evitare che la nave affondi.

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