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Storie di cinema

A cena con i film

Il ritratto di Ketrin Kanalga
Prisca Dindo
10.08.2026 06:00

Per dieci giorni il Film Festival di Locarno ospita un mondo variegato, e i racconti di Ketrin Kanalga sulle particolarità dei clienti del suo albergo lo confermano. «Se per noi è normale addormentarci su un letto, per uno nato nel deserto no. Così, quando ospitai una troupe di attori nomadi provenienti dalle zone del Sahara, trovai i loro materassi per terra, al centro della stanza», ricorda divertita la proprietaria dell’albergo America, affacciato su piazza Grande a Locarno. Le spiegarono che il suolo custodisce la memoria di chi è passato prima, e che il letto rialzato, ai loro occhi, era una struttura inutile. «È fantastico avere a che fare con persone legate a culture diverse dalla nostra. Io ho sempre viaggiato molto nella mia vita, ma durante il festival ho l’impressione di fare il giro del mondo senza muovere un dito», afferma facendoci sedere al bar.

In piazza Grande Ketrin è arrivata 20 anni fa dalla Svizzera interna, senza un passato da esercente: donna, sola e alle prime armi in un mestiere che, dice, ha imparato «qui, sul fronte, giorno dopo giorno». Prima c’erano stati la moda e l’import-export di vini. «Io adoro le sfide: quando si presentò l’occasione di comprare l’albergo America la colsi al volo. Era così vicino alla piazza, così giusto per il pubblico del Festival: capii subito che questa era la mia strada», aggiunge, mentre ci invita a seguirla nello spazio più misterioso della struttura: la caverna degli Dei. Sotto il soffitto a volte della cantina medievale, i festivalieri vip passano le serate al riparo dagli sguardi. Non sempre va tutto liscio come l’olio. Una sera un ospite straniero della 75. edizione fece un aperitivo particolarmente lungo. «Quando, un’ora dopo, lo vidi sul palco di piazza Grande un po’ alticcio, rimasi allibita. Solo in quel momento mi resi conto di chi fosse. Se avessi saputo che avrebbe dovuto parlare al pubblico della piazza, gli avrei consigliato di fermarsi un giro prima», aggiunge.

I preparativi per Ketrin e il suo team cominciano a fine giugno. Per la prima settimana del Festival, le 18 camere, spesso prenotate direttamente dalle case di produzione, si esauriscono con largo anticipo. «Nella seconda settimana noto una battuta d’arresto. Ho la netta impressione che, negli ultimi 5 anni, arrivino meno svizzero-tedeschi rispetto a prima». Poi, c’è l’angolo della terrazza con vista sul maxi-schermo, che nei giorni del festival Ketrin trasforma in una fila di tavoli riservati: si cena guardando il film. «Per non disturbare le proiezioni, lavoriamo con piccole pile facendo grande attenzione a non fare rumore». Il cinema è ovunque, all’America: anche nei menu. «Un mese prima della cerimonia d’apertura studiamo assieme al nostro chef le ricette in funzione dei gusti culinari delle star che hanno fatto la storia della cinematografia. Il menu Sophia Loren, per esempio, era tutto napoletano». Anche i consiglieri federali sono di casa durante il festival: Albert Rösti, Alain Berset, e prima di loro, Moritz Leuenberger. «Veniva sempre a salutarci, ho alcune foto ricordo scattate assieme a lui».

Su un tavolo notiamo una rivista in lingua cinese con la pubblicità a piena pagina del ristorante America. «L’ho voluta pubblicare io. Grazie anche al Film Festival ho acquisito una clientela orientale. Non sto parlando delle frotte di cinesi che riempiono Lucerna, ma di viaggiatori attratti dall’immagine della nostra regione promossa dalla manifestazione cinematografica. Il festival ci porta il mondo in casa, e noi dobbiamo cogliere la palla al balzo». Vent’anni dopo, la sua scommessa sulla piazza continua ad essere vincente.

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