Cinema

Addio a Federico Frusciante, l’ultimo dei videotecari diventato fenomeno del web

Critico cinematografico e storico titolare della videoteca Videodrome di Livorno, aveva 52 anni - Era diventato un punto di riferimento per centinaia di migliaia di appassionati, capaci di seguire anche maratone di oltre dieci ore dedicate al meglio e al peggio dell’anno
Mattia Sacchi
16.02.2026 10:24

Il mondo del cinema italiano è in lutto per la scomparsa di Federico Frusciante, morto domenica 15 febbraio a 52 anni, in seguito a un malore nella sua casa di Livorno. L’annuncio è comparso sui suoi profili social ufficiali: «È con enorme dolore e immenso dispiacere che comunichiamo la scomparsa prematura di Federico». Da quel momento, le sue pagine si sono riempite di messaggi di incredulità e cordoglio.

Nato a Pontedera il 28 agosto 1973 e cresciuto professionalmente a Livorno, Frusciante era molto più di uno youtuber. Per oltre vent’anni è stato il volto e l’anima di Videodrome, storica videoteca livornese fondata a soli 25 anni e diventata un presidio culturale cittadino. Il nome era un omaggio al film di David Cronenberg del 1983, e non era casuale: quel negozio non era soltanto un luogo di noleggio, ma uno spazio di discussione, di confronto, di educazione sentimentale al cinema.

Quando nel 2022 Videodrome ha chiuso definitivamente, dopo aver resistito alle grandi catene, allo streaming illegale e alla progressiva desertificazione culturale del noleggio fisico, Frusciante aveva già compiuto la sua metamorfosi. Da “ultimo dei videotecari” – così veniva spesso chiamato – era diventato un fenomeno sociale.

Il suo canale YouTube, seguito da quasi 120 mila iscritti, era un caso anomalo nell’ecosistema digitale: video lunghissimi, spesso senza montaggi frenetici o concessioni all’algoritmo, che superavano tranquillamente le due o tre ore. Eppure facevano numeri clamorosi. Alcuni contenuti hanno superato le 300 mila visualizzazioni, dimostrando che esiste ancora un pubblico disposto ad ascoltare analisi approfondite, fuori dai tempi rapidi dei social.

Il momento più atteso dell’anno era il suo “Il meglio e il peggio” della stagione cinematografica precedente: vere e proprie maratone critiche che potevano superare le dieci ore di durata, l'ultimo del 2025 ha superato le 21 ore. Video monumentali, seguitissimi, che i fan aspettavano con ansia come un rito collettivo. Non erano semplici classifiche, ma flussi di coscienza cinefili, attraversati da digressioni, invettive, entusiasmi improvvisi e stroncature senza filtri.

Frusciante non inseguiva il gusto dominante. Anzi, spesso lo sfidava. Amava le nicchie del cinema indipendente, recuperava opere dimenticate, difendeva film ignorati dalla critica mainstream. Il web aveva amplificato la sua capacità di generare interesse per titoli apparentemente marginali, trasformandolo in un punto di riferimento per una comunità vasta e trasversale. Il suo stile era diretto, a tratti ruvido, ma sempre animato da una passione autentica.

Non si limitava al cinema: recensiva anche musica, era musicista post-punk, aveva collaborato con riviste specializzate come FilmTv e Nocturno, intervistando registi del calibro di George A. Romero e Dario Argento. Invitato a tenere lezioni universitarie “non tradizionali”, giurato in festival internazionali, aveva saputo portare la cultura cinefila fuori dagli schemi accademici.

Negli ultimi anni faceva parte dei “Criticoni”, insieme a Davide Marra, Francesco Alò e Mattia Ferrari (Victorlaszlo88): un sodalizio che riempiva teatri e sale cinematografiche con dibattiti mai convenzionali sulle nuove uscite. Sognava una Casa del Cinema a Livorno, uno spazio stabile di incontro e diffusione culturale. Un progetto rimasto incompiuto.

Particolarmente toccante il ricordo di Marra: «Amavi solo la tua Eleonora più del cinema. Guardare film non sarà più lo stesso senza di te». Una frase che restituisce la dimensione privata dietro il personaggio pubblico.

Per chi volesse rendergli omaggio, la famiglia ha comunicato che la salma sarà alla camera mortuaria del Cimitero dei Lupi di Livorno dalle 15 di lunedì 16 febbraio fino a martedì 17 febbraio alle 12.

L’ultimo dei videotecari se n’è andato, ma il suo archivio digitale – centinaia di recensioni, analisi, invettive e dichiarazioni d’amore al cinema – resta come una videoteca infinita, aperta a chi vorrà continuare ad ascoltarlo.

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