Addio a Tinto Brass, autore di un cinema impossibile oggi

Tinto Brass è morto molto dopo la morte del suo cinema, datatissimo e paradossalmente proprio per questo eterno, rimpianto da estimatori e ormai anche detrattori. Impossibile oggi arrivare nelle sale, anche da vietati ai minori, con quei temi e in generale con quella visione della donna, non diciamo con quelle immagini perché in questo senso nel 2026 si vede decisamente di peggio. Detto questo, cosa rimane di questo grande regista e maestro di libertà, non soltanto sessuale?
Il genere Brass
Il regista veneziano, scomparso a 93 anni, non è incasellabile in alcun genere cinematografico per la semplice ragione che il genere era lui. Non che oggi manchino il sesso, la nudità o la trasgressione, almeno nei film e nelle serie. Anzi, mai come adesso il corpo è continuamente esposto, fotografato, filmato e commercializzato. Ma proprio questa sovraesposizione ha cambiato il significato dell'erotismo. Il cinema di Brass era basato su un rapporto particolare fra desiderio, immaginazione e provocazione, con limiti che quarant’anni fa era più facile superare sia per il pubblico di riferimento sia per i produttori: un cinema italiano, per non dire europeo, come quello di oggi, che vive fondamentalmente di assistenzialismo pubblico e di elemosine di banche e fondazioni, non può rischiare di essere accusato di sessismo, patriarcato, maschilismo, eccetera, nemmeno quando le accuse sono infondate. Quindi i film erotici si possono girare anche oggi, ma senza la visione del mondo di Tinto Brass.
Un regista di avanguardia
Brass era laureato in giurisprudenza, ma la sua vera università fu la Cinémathèque française di Parigi, dove alla fine degli anni Cinquanta lavorò come archivista. Brass entrò quindi in contatto con l'ambiente della Nouvelle Vague e con un'idea di cinema che non doveva necessariamente rispettare le convenzioni narrative, morali e produttive. Tornato in Italia, lavorò con Rossellini, anche come montatore, e da lì partì una carriera nota a tutti, che ebbe la sua vera svolta nel 1975 con Salon Kitty, storia di un bordello berlinese utilizzato dai nazisti. Lì c’era già tutto Brass: il sesso entrava in rapporto diretto con il potere, il denaro, la sorveglianza e la sopraffazione. Poi nel 1979 arrivò Caligola, un progetto smisurato, internazionale, travagliato, che ebbe una storia produttiva e distributiva complicatissima, come molte opere di Brass. Il film, interpretato da Malcolm McDowell, Peter O'Toole, Helen Mirren e John Gielgud, era molto più di un prodotto erotico: era una rappresentazione grottesca del potere assoluto, della sua degenerazione e del rapporto fra politica e corpo. In sintesi, Brass non aveva alcuna sudditanza psicologica nei confronti dei supposti «autori» e dei critici loro cantori, perché lui si considerava, e forse anche era, un regista di avanguardia.
Il cinema erotico
Nel 1983 con La chiave, molto liberamente ispirato al romanzo Junichiro Tanizaki e interpretato da Stefania Sandrelli, Brass trovò invece la formula che avrebbe segnato la sua seconda vita artistica, ma anche commerciale. Il cinema erotico diventò il suo territorio, il suo marchio e, contemporaneamente, la sua prigione. Il suo film più famoso e più amato dal pubblico rimane questo: un marito che osserva e registra il desiderio della moglie, una donna che riscopre progressivamente la propria sessualità, un diario che diventa strumento di liberazione e insieme di controllo. Caso unico, nella cinematografia di Brass, in cui la protagonista eguaglia il regista per importanza e anche emblematico della percezione dell’età: a 37 anni la Sandrelli veniva considerata quasi una donna di mezza età, oggi sarebbe una ragazza. Solo pensare che nei cinema di 43 anni fa potesse arrivare un’opera così libera fa impressione.
I film e le attrici
Se la Sandrelli e La Chiave saranno per sempre le icone del cinema di Brass, l’accoppiata titolo-attrice è obbligatoria per i cultori. Miranda-Serena Grandi: rilettura molto libera della Locandiera di Goldoni, con una vedova che gestisce una locanda nella pianura padana e tiene a bada una galleria di uomini. Qui la donna è il centro del desiderio e non soltanto il suo oggetto. Paprika-Deborah Caprioglio: ambientato nel mondo delle case chiuse, i famosi «casini» arrivati fino agli anni Cinquanta, il film è un misto spericolato e geniale di nostalgia (Brass raccontava di seguire da una città all’altra le sue prostitute preferite) e ironia. Così fan tutte-Claudia Koll: una donna sposata che esplora il proprio desiderio e mette alla prova il rapporto con il marito, in teoria un film femminista ma anch’esso oggi impossibile da proporre a un finanziatore timoroso del tribunale dei social network. Monella-Anna Ammirati: una commedia di formazione erotica che esalta giovinezza e desiderio. Senso '45-Anna Galiena: una rilettura di Senso di Visconti, forse il film che meglio dimostra quanto Brass fosse interessato a confrontarsi con il cinema d'autore. Capriccio-Francesca Dellera: di fatto l’unica cosa fatta dalla Dellera in carriera, ma sufficiente a darle l’eternità. Va da sé che quasi tutte queste attrici siano rimaste ingabbiate nell’opera del maestro e che in generale abbiano mostrato poca gratitudine nonostante siano state tutte, tranne la Sandrelli, lanciate o rilanciate da Brass.
Il bordello come microcosmo sociale
Non c’è dubbio che le case chiuse abbiano influito tantissimo sulla visione della donna di Brass, anche quando non sono state raccontate nei film. Brass aveva raccontato di essere entrato per la prima volta in una casa di tolleranza a sedici anni, a Venezia. Era andato con un gruppo di amici: quando all'ingresso furono chiesti i documenti, gli altri scapparono e lui rimase. Un episodio che ricordava con ironia e che, nelle sue ricostruzioni sempre diverse l’una dall’altra, aveva assunto quasi il valore di un'iniziazione. Non è difficile ritrovare quella memoria in Paprika, ma anche in Miranda. Il bordello, per Brass, non era soltanto un luogo di prestazioni sessuali. Era un microcosmo sociale, una specie di teatro nel quale gli uomini entravano convinti di esercitare un potere e spesso finivano per essere ridicolizzati dalle donne. Insomma, la sua visione della vita. Con una differenza sostanziale rispetto alla rappresentazione tradizionale della prostituta nel cinema italiano. Le donne di Brass non sono vittime da salvare, né figure tragiche condannate a un destino tremendo. Anzi, sono spesso personaggi che conoscono le regole del gioco, le utilizzano e talvolta le rovesciano. In definitiva Brass celebrava l'emancipazione sessuale femminile, ma la raccontava attraverso uno sguardo profondamente maschile, spesso concentrato sul fondoschiena, ossessione nell’ossessione. Era insomma un cinema maschile ma non maschilista: le sue protagoniste hanno spesso più personalità, iniziativa e libertà degli uomini. Tutta la carica eversiva di Brass si vede nella separazione fra desiderio e amore romantico, un tabù quasi più al cinema che nella vita reale. Del resto lui le sue protagoniste le faceva scegliere alla moglie.

