Carmen Maura e la sua borsa

Ogni volta che, a luglio, Corrado Di Salvo raggiunge Milano per gli ordini estivi, i produttori delle sue borse di lusso lo guardano straniti. Ma come, gli dicono, qui abbassiamo le saracinesche per le vacanze estive e voi arrivate a fare acquisti importanti? Ma in che paese vivete? Chi conosce il Ticino sa che funziona così. «Per noi commercianti, il Locarno Film Festival è un secondo Natale e occorre prepararsi in tempo prima dell’arrivo del grande pubblico», dice il titolare della storica boutique Di Salvo Pelletteria in Città vecchia. In 45 anni di attività, Corrado ne ha vista di gente entrare nel suo negozio affacciato su via Cittadella. Dapprima assieme a suo papà Bartolomeo e suo fratello Giuseppe, con il loro primo laboratorio di selleria del Locarnese, poi con sua moglie Elena che, con il marito, ha saputo trasformare la bottega d’artigiani in una lussuosa boutique. «Pur subendo come tutti la concorrenza con i negozi online - racconta Corrado - non possiamo lamentarci. La clientela c’è tutto l’anno ma mai come durante il Festival».
Nei 10 giorni di manifestazione, i volti dei clienti abituali si mischiano a quelli degli ospiti internazionali. Siccome Locarno non è un terreno fertile per i paparazzi in cerca di scoop, le star si aggirano per le vie cittadine in tutta tranquillità, senza attorniarsi di bodyguard. Un riguardo per le persone che contraddistingue da sempre il Festival e che piace molto al titolare della boutique di borse. «Quando entrano personaggi famosi nel negozio, nessuno corre per farsi un selfie con loro. È una questione di rispetto». La discrezione di Corrado è tale, da non voler rivelare neppure uno dei grandi nomi passati dalla sua boutique. Salvo Carmen Maura. Nel 2007, l’attrice spagnola era venuta a Locarno per ritirare l’Excellence Award, in riconoscimento alla sua carriera e, tra un momento ufficiale e l’altro, era passata anche da via Cittadella. Entrò nella boutique di pelletteria assieme al suo assistente e, racconta Corrado, cominciò a guardarsi intorno in cerca di una valigia. «Mia moglie Elena mi ha fatto venire in mente un ricordo divertente di quella visita. Avevamo notato che, quando l’assistente indicava all’attrice un modello particolare, lei correva a prenderne uno completamente diverso. Lo ha fatto più volte. Sembrava che lo facesse apposta, per fare dispetto all’uomo che la accompagnava. Un siparietto involontario che ci aveva fatto molto ridere. Comunque con noi è stata di una gentilezza estrema, una bella persona».
Corrado ed Elena sono innanzitutto due festivalieri. Di quelli che, fino a pochi anni fa, correvano in Piazza Grande verso le 19 per occupare una sedia in pole position. «E quando andavamo a cena - ricorda - ci appoggiavamo sopra un maglioncino, sperando di ritrovarla libera al nostro ritorno, per l’inizio della proiezione del film. Ora la nostra attività commerciale non ce lo permette più, ma una volta andavamo a vedere anche due film al giorno. Una bella scorpacciata di pellicole».
Oggi, per Corrado ed Elena il Festival rappresenta il momento privilegiato per incontrare i vecchi amici con i quali hanno condiviso le varie edizioni. «Ricordo la sera del 14 agosto 1997. Il gruppo voleva andare a cena in un grotto, ma io mi impuntai. Ero curioso di vedere il film in Piazza Grande. Per fortuna insistetti: era The Full Monty, di Peter Cattaneo. Un capolavoro di commedia proiettata in prima mondiale che conquistò il pubblico. Sono chicche che soltanto il Festival di Locarno sa regalarti».


