L'intervista

«Durante l'Odissea ho spiegato a Matt Damon dov'è Locarno»

Jacopo Merlini, 25.enne ticinese, ha partecipato alle riprese del film di Christopher Nolan come attore-comparsa remando sulle imbarcazioni di scena in Grecia, Sicilia, Scozia e Islanda
12.08.2026 06:00

Un attore ticinese sul set dell’Odissea di Christopher Nolan racconta l’esperienza più inaspettata della sua vita. Jacopo Merlini, venticinquenne locarnese, ha partecipato alle riprese del film come attore-comparsa remando sulle imbarcazioni di scena tra la Grecia, la Sicilia, la Scozia e l’Islanda. Il kolossal, sceneggiato e diretto da Christopher Nolan, si basa sul celebre poema epico di Omero e vanta un cast stellare. Tra gli interpreti principali ci sono Matt Damon(Ulisse), Tom Holland (Telemaco), che abbiamo già visto sul grande schermo nel ruolo di Spider-Man, Anne Hathaway(Penelope), Robert Pattinson(Antinoo), Lupita Nyong'o(Elena), Zendaya(Atena) e Charlize Theron(Calipso). L’Odissea di Nolan è un film da record: il primo interamente girato in Imax classico su pellicola (da 65 millimetri) per rendere la massima qualità visiva, ma anche per fare immergere il pubblico in modo viscerale in questo viaggio affascinante. Il realismo è una delle caratteristiche fortemente volute dal regista e le scene in esterno sono state girate in mare aperto e sulle spiagge di Grecia, Islanda, Marocco, Scozia e Sicilia, in luoghi che riecheggiano le atmosfere del poema omerico con Ulisse protagonista. Gli attori-comparse hanno dovuto imparare a remare sul Draken norvegese, l’antica nave vichinga perfettamente ricostruita. Al cinema sentirete il rollio della barca, gli schizzi e vedrete i riflessi del mare.     

Per Jacopo Merlini remare sulla barca di Ulisse nell’Odissea di Nolan ha significato assecondare il destino e lasciarsi guidare da una vocazione interiore che lo ha portato lontano. Il coinvolgimento dell’attore ticinese in questa produzione hollywoodiana, da 250 milioni di dollari, ha tutta l’aria di un sogno che diventa realtà.

Jacopo Merlini, come è arrivato sul set del film Odissea di Christopher Nolan?
«È stato incredibile arrivarci, ma era destino che giungessi proprio sul set dell’Odissea. Sono andato a Londra dopo l’università in Essex dove ho studiato recitazione e combattimento di scena alla East 15 Acting School. Ho lasciato l’ambiente familiare del campus per raggiungere Londra dove ci sono le sedi dei più importanti studi cinematografici in Europa, ma è stata dura perché non conoscevo nessuno in una città che ti può fare sentire molto solo. Per caso mi aveva scritto un mio ex docente che mi aveva fatto inviare delle informazioni su un cortometraggio al quale poi ho lavorato. Lì conosco un ragazzo che è rappresentato da un’agenzia dove cercavano attori per fare combattimento di scena nei film. Così mi precipito a fare un’audizione».   

Come è andata l’audizione a Londra?
«Vado all’audizione molto svogliato perché non è per un film in particolare, ma per reclutare nuovi talenti da inserire nell’agenzia londinese. A un certo punto il direttore mi convoca con altri attori nel suo ufficio e mi dice che hanno un lavoro da offrirmi e che sarei partito la  settimana successiva per cinque mesi per una destinazione top secret. Non potevo chiedere altro. Ho accettato subito quel lavoro. All’inizio è stato un salto nel buio poi seguito da un crescendo di emozioni quando ho capito di cosa si trattava.

Quando ha intuito che sarebbe andato a lavorare sul set del kolossal di Christopher Nolan?
«Il mio amico e collega che è stato preso dall’agenzia per questa produzione cinematografica mi ha chiamato dicendomi “Jacopo fai due conti, si tratta di una produzione internazionale in quattro o cinque location diverse top secret.  Cosa può essere se non l’Odissea di Nolan?”. Al che sono impazzito di gioia».   

Un giorno sono arrivato sulla barca e ho avvertito una strana energia e ad un certo punto vedo salire Christopher Nolan

Quando vi dicevano dove erano i set del film in cui avreste lavorato?
«Ce lo tenevano nascosto fino all’ultimo. Parlavamo con gli altri membri della ciurma, ma nessuno sapeva esattamente dove saremmo andati. Solo la notte prima del viaggio ricevevamo una mail con il biglietto d’aereo perché dovevamo fare il check-in il giorno dopo. Anche quando ci spostavamo con le barche in mare nei vari luoghi non conoscevamo esattamente la destinazione».

In quali luoghi è stato a remare sulla barca di Ulisse?
«Sono stato in Grecia, in Sicilia, in Islanda e Scozia.  Abbiamo iniziato a girare in Grecia dove Ulisse ha attraccato sulle varie isole. È stato molto bello perché ci siamo spostati sul Draken, una barca vichinga arrivata dalla Norvegia con un vero capitano scandinavo che ci ha insegnato come si rema.  L’allenamento con i norvegesi ha implicato un grosso lavoro. È stata un’avventura: una volta uno di questi lunghi remi è caduto in mare e abbiamo dovuto fermarci. A Pilos abbiamo girato una parte della scena di Ulisse che scappa dal Ciclope,  mentre l’altra parte è stata girata in Sicilia».

Che effetto le ha fatto lavorare al fianco di Matt Damon?
«Io remavo accanto al gruppo di attori principale che seguono Matt Damon- Ulisse in tutte le sue peripezie. Un giorno sono arrivato sulla barca e ho avvertito una strana energia e ad un certo punto vedo salire Christopher Nolan. Questo è successo quando noi eravamo tutti seduti e pronti a remare dato che sul set regnava la massima disciplina e un ordine militaresco. Mi sono venute le farfalle allo stomaco perché il regista statunitense è un autentico idolo per me . Allora un amico mi dice: “Girati un attimo” e io mi giro e vedo Matt Damon. Ero talmente emozionato che non lo avevo nemmeno notato. Quel giorno era il primo dei tanti in cui abbiamo girato tutte le scene insieme a Matt Damon-Ulisse. Ogni volta che vedrete Ulisse sulla barca nel film quando dirà frasi del tipo “andiamo”, “abbiamo trovato l’isola”, “attraccate e preparate le scorte per due settimane”, sappiate che sono tutte scene con me e gli altri rematori, sempre in mare aperto dove stiamo remando per davvero».

Russ Condon
Russ Condon

Può raccontare qualcosa in più dei vari set del film dove ha lavorato?
«In Sicilia a Favignana sono state girate diverse scene con Ulisse tra cui quella in cui scappiamo dall’Ade dove c’è acqua, pioggia a capofitto e siamo tutti bagnati. Mentre l’arrivo nell’Ade è stato filmato in Islanda. A Lipari invece siamo stati alle prese con il Ciclope che corre verso di noi mentre siamo sulla barca, poi entra in acqua, lancia la roccia e cade in mare». 

Quale è stata la difficoltà di girare in Islanda in una zona protetta?
«La scena è stata infernale in tutti i sensi. Eravamo sulla spiaggia di sabbia nera vulcanica di Vik i Myrdali dove abbiamo dovuto lavorare con grande rispetto per l’ambiente perché è una zona protetta. Qui non abbiamo potuto mettere il campo base con i vestiti, il the caldo e le coperte. Inoltre dovevamo camminare a bordo del mare per non lasciare impronte sulla spiaggia e un apposita squadra puliva le nostre tracce. Quello è stato il momento più difficile perché pioveva, faceva freddo ed ero vestito come un greco antico. Nolan ha scelto dei luoghi dall’energia straordinaria che trasferisce nel film. Gli effetti speciali ai quali siamo abituati sul grande schermo non rendono l’emozione di questi set davvero reali».     

Lei nel film rema soltanto o combatte anche?
«Combatto anche con una spada sul set in Scozia dove corriamo e cerchiamo di salire sulle barca, ma non ce la facciamo perché arrivano i giganti(Lestrigoni) e ci uccidono.

Il regista poteva vedere il girato del film solo ogni due giorni perché la pellicola doveva volare a Los Angeles ed essere editata

Quale difficoltà ha comportato filmare con una cinepresa Imax?
«È stata veramente una sfida. Lo sarebbe stata anche filmare con una cinepresa digitale perché eravamo in mezzo al mare. Per ogni ripresa ci sono quattro o cinque persone dietro il cameramen per stabilizzare la telecamera Imax che è pesantissima con rulli molto ingombranti. Senza contare che ad ogni guasto si doveva fermare la barca per sistemarla. La telecamera Imax filma solo per tre minuti e tutte le riprese dovevano essere di una precisione millimetrica.

Come ve la siete cavati voi rematori sulla barca di Ulisse?
«Abbiamo girato per un giorno intero la scena di Agamennone che nel film compare forse per un secondo o due secondi. Indossavamo vestiti neri e abbiamo cambiato le vele rosse della barca con quelle nere. Il regista poteva vedere il girato del film solo ogni due giorni perché la pellicola doveva volare a Los Angeles ed essere editata. Ricordo che un giorno dei rematori, che erano stati mandati a casa, sono stati bloccati mentre prendevano l’aereo e fatti tornare sul set per rigirare una scena dove c’era un errore. Noi avevamo tenuto i remi fuori, invece non dovevamo remare perché la barca avanzava a vele spiegate».

Lei ha già visto il film sul mega schermo Imax di 26 metri per 20 metri?
«Ho visto il film in anteprima in Imax al Science Museum a Londra tramite l’agenzia che ci ha reclutati. Lo schermo Imax rende una definizione altissima tanto che allo spettatore sembra di essere  proprio dentro il film. Rivedere l’Odissea diretta da Nolan al Palacinema a Locarno non è stata la stessa cosa. Il film non è completo su uno schermo seriale dove il format viene tagliato sopra e sotto nelle varie inquadrature. Si ha una visione “da lontano”. Un’altra cosa emozionante è stata ascoltare la colonna sonora epica del film, composta da Ludwig Göransson e ispirata da Chris Nolan, nella quale i suoni non sono quelli degli strumenti di un’orchestra tradizionale».

Come si presenta da attore-comparsa nel film in cui è uno dei prodi rematori di Ulisse?
«Ho la barba e i capelli lunghi con la treccia. Poi sono vestito da greco antico».

I suoi compagni di scuola di Locarno potranno riconoscerla nelle inquadrature del film Odissea?
«Non credo proprio. Nella proiezione in Imax solo i miei colleghi sono riusciti a riconoscermi, mentre sullo schermo seriale è più difficile perché hai una visione più da lontano». 

Che impressione le hanno fatto a livello umano le star hollywoodiane con cui ha lavorato?
«Eravamo tutti sullo stesso piano. Nessuno mi ha fatto sentire un subalterno sul set del film. Eravamo una famiglia incredibile. Nessuno ha fatto la primadonna».

Per ben due volte ho trovato il coraggio di andare a parlare con Matt Damon. Lui mi ha chiesto se ero italiano e gli ho spiegato dove si trova il Ticino e Locarno dove vivo

Come è Matt Damon?
«Per ben due volte ho trovato il coraggio di andare a parlare con Matt Damon. Lui mi ha chiesto se ero italiano e gli ho spiegato dove si trova il Ticino e Locarno dove vivo poiché l’attore conosce il lago Maggiore e il lago di Como. Matt Damon mi ha confidato che il set dell’Odissea è il più incredibile sul quale ha lavorato in tutta la sua carriera e che nessun altro regista all’infuori di Nolan poteva girare qualcosa di simile».

Ha fatto qualche battuta con il regista Christopher Nolan?
«Purtroppo no. Ho solo strappato un sorriso al regista per un trucco di magia che ho fatto sul set. Durante la scena delle Sirene ho fatto sparire i tappi delle orecchie nelle mani e la cosa ha molto divertito anche i miei compagni rematori».

Che cosa può raccontarci di Tom Holland(Telemaco) e Anne Hathaway (Penelope)?
«Guardate bene quando Matt Demon-Ulisse e Anne Hathaway- Penelope sono su una barca per andare in esilio e lasciano Itaca nelle mani di Telemaco interpretato da Tom Holland. Ecco quando  loro se ne vanno via al tramonto io sono sul ponte a salutare. È la scena finale girata a Favignana dove io sono uno dei due uomini sul ponte».

Un ticinese nell’ultima inquadratura del kolossal di Christopher Nolan….
«Ebbene, sì».

Quale messaggio le ha trasmesso l’Odissea?
«Per me l’Odissea è il simbolo del fare ciò che senti dentro nonostante tutto. Il poema di Omero e il film di Christopher Nolan mi hanno insegnato che anche se fa freddo, l’acqua è gelida, le onde sono alte e vorresti rimanere sulla spiaggia di Calipso a mangiare il loto, devi metterti su una barchetta di legno, fatta con pochi assi e affrontare il tuo destino. Solo così puoi ritornare a casa, nella tua Itaca».

Quanto ha influito un papà filosofo (ndr. Fabio Merlini) nella sua vocazione d’attore e prima ancora di ballerino?
«Moltissimo. Quando nasci in una famiglia dove ogni forma d’arte ha un valore in se e non è considerata qualcosa di negativo è già una fortuna. Mia madre e mio padre mi hanno sempre supportato nelle scelte anche se non sono stato uno studente modello. Ho percorso vie non scontate, forse tortuose che però rispondevano a una mia necessità interiore. Ho scelto la strada più difficile perché ho capito che era quella giusta per me».

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