«Durante l'Odissea ho spiegato a Matt Damon dov'è Locarno»

Un attore ticinese sul set dell’Odissea di Christopher Nolan racconta l’esperienza più inaspettata della sua vita. Jacopo Merlini, venticinquenne locarnese, ha partecipato alle riprese del film come attore-comparsa remando sulle imbarcazioni di scena tra la Grecia, la Sicilia, la Scozia e l’Islanda. Il kolossal, sceneggiato e diretto da Christopher Nolan, si basa sul celebre poema epico di Omero e vanta un cast stellare. Tra gli interpreti principali ci sono Matt Damon(Ulisse), Tom Holland (Telemaco), che abbiamo già visto sul grande schermo nel ruolo di Spider-Man, Anne Hathaway(Penelope), Robert Pattinson(Antinoo), Lupita Nyong'o(Elena), Zendaya(Atena) e Charlize Theron(Calipso). L’Odissea di Nolan è un film da record: il primo interamente girato in Imax classico su pellicola (da 65 millimetri) per rendere la massima qualità visiva, ma anche per fare immergere il pubblico in modo viscerale in questo viaggio affascinante. Il realismo è una delle caratteristiche fortemente volute dal regista e le scene in esterno sono state girate in mare aperto e sulle spiagge di Grecia, Islanda, Marocco, Scozia e Sicilia, in luoghi che riecheggiano le atmosfere del poema omerico con Ulisse protagonista. Gli attori-comparse hanno dovuto imparare a remare sul Draken norvegese, l’antica nave vichinga perfettamente ricostruita. Al cinema sentirete il rollio della barca, gli schizzi e vedrete i riflessi del mare.
Per Jacopo Merlini remare sulla barca di Ulisse nell’Odissea di Nolan ha significato assecondare il destino e lasciarsi guidare da una vocazione interiore che lo ha portato lontano. Il coinvolgimento dell’attore ticinese in questa produzione hollywoodiana, da 250 milioni di dollari, ha tutta l’aria di un sogno che diventa realtà.
Jacopo Merlini,
come è arrivato sul set del film Odissea di Christopher Nolan?
«È stato incredibile arrivarci, ma era destino che giungessi
proprio sul set dell’Odissea. Sono andato a Londra dopo l’università in Essex
dove ho studiato recitazione e combattimento di scena alla East 15 Acting
School. Ho lasciato l’ambiente familiare del campus per raggiungere Londra dove
ci sono le sedi dei più importanti studi cinematografici in Europa, ma è stata
dura perché non conoscevo nessuno in una città che ti può fare sentire molto
solo. Per caso mi aveva scritto un mio ex docente che mi aveva fatto inviare delle
informazioni su un cortometraggio al quale poi ho lavorato. Lì conosco un
ragazzo che è rappresentato da un’agenzia dove cercavano attori per fare combattimento
di scena nei film. Così mi precipito a fare un’audizione».
Come è andata
l’audizione a Londra?
«Vado all’audizione molto svogliato perché non è per un
film in particolare, ma per reclutare nuovi talenti da inserire nell’agenzia
londinese. A un certo punto il direttore mi convoca con altri attori nel suo
ufficio e mi dice che hanno un lavoro da offrirmi e che sarei partito la settimana successiva per cinque mesi per una
destinazione top secret. Non potevo chiedere altro. Ho accettato subito quel
lavoro. All’inizio è stato un salto nel buio poi seguito da un crescendo di
emozioni quando ho capito di cosa si trattava.
Quando ha intuito che
sarebbe andato a lavorare sul set del kolossal di Christopher Nolan?
«Il mio amico e collega che è stato preso dall’agenzia
per questa produzione cinematografica mi ha chiamato dicendomi “Jacopo fai due
conti, si tratta di una produzione internazionale in quattro o cinque location
diverse top secret. Cosa può essere se
non l’Odissea di Nolan?”. Al che sono impazzito di gioia».
Quando vi dicevano
dove erano i set del film in cui avreste lavorato?
«Ce lo tenevano nascosto fino all’ultimo. Parlavamo con
gli altri membri della ciurma, ma nessuno sapeva esattamente dove saremmo
andati. Solo la notte prima del viaggio ricevevamo una mail con il biglietto
d’aereo perché dovevamo fare il check-in il giorno dopo. Anche quando ci
spostavamo con le barche in mare nei vari luoghi non conoscevamo esattamente la
destinazione».
In quali luoghi è
stato a remare sulla barca di Ulisse?
«Sono stato in Grecia, in Sicilia, in Islanda e
Scozia. Abbiamo iniziato a girare in
Grecia dove Ulisse ha attraccato sulle varie isole. È stato molto bello perché ci
siamo spostati sul Draken, una barca vichinga arrivata dalla Norvegia con un
vero capitano scandinavo che ci ha insegnato come si rema. L’allenamento con i norvegesi ha implicato un
grosso lavoro. È stata un’avventura: una volta uno di questi lunghi remi è
caduto in mare e abbiamo dovuto fermarci. A Pilos abbiamo girato una parte della
scena di Ulisse che scappa dal Ciclope, mentre
l’altra parte è stata girata in Sicilia».
Che effetto le ha
fatto lavorare al fianco di Matt Damon?
«Io remavo accanto al gruppo di attori principale che
seguono Matt Damon- Ulisse in tutte le sue peripezie. Un giorno sono arrivato
sulla barca e ho avvertito una strana energia e ad un certo punto vedo salire
Christopher Nolan. Questo è successo quando noi eravamo tutti seduti e pronti a
remare dato che sul set regnava la massima disciplina e un ordine militaresco. Mi
sono venute le farfalle allo stomaco perché il regista statunitense è un
autentico idolo per me . Allora un amico mi dice: “Girati un attimo” e io mi
giro e vedo Matt Damon. Ero talmente emozionato che non lo avevo nemmeno notato.
Quel giorno era il primo dei tanti in cui abbiamo girato tutte le scene insieme
a Matt Damon-Ulisse. Ogni volta che vedrete Ulisse sulla barca nel film quando
dirà frasi del tipo “andiamo”, “abbiamo trovato l’isola”, “attraccate e
preparate le scorte per due settimane”, sappiate che sono tutte scene con me e
gli altri rematori, sempre in mare aperto dove stiamo remando per davvero».

Può raccontare
qualcosa in più dei vari set del film dove ha lavorato?
«In Sicilia a Favignana sono state girate diverse scene
con Ulisse tra cui quella in cui scappiamo dall’Ade dove c’è acqua, pioggia a
capofitto e siamo tutti bagnati. Mentre l’arrivo nell’Ade è stato filmato in
Islanda. A Lipari invece siamo stati alle prese con il Ciclope che corre verso
di noi mentre siamo sulla barca, poi entra in acqua, lancia la roccia e cade in
mare».
Quale è stata la
difficoltà di girare in Islanda in una zona protetta?
«La scena è stata infernale in tutti i sensi. Eravamo sulla
spiaggia di sabbia nera vulcanica di Vik i Myrdali dove abbiamo dovuto lavorare
con grande rispetto per l’ambiente perché è una zona protetta. Qui non abbiamo
potuto mettere il campo base con i vestiti, il the caldo e le coperte. Inoltre
dovevamo camminare a bordo del mare per non lasciare impronte sulla spiaggia e
un apposita squadra puliva le nostre tracce. Quello è stato il momento più
difficile perché pioveva, faceva freddo ed ero vestito come un greco antico.
Nolan ha scelto dei luoghi dall’energia straordinaria che trasferisce nel film.
Gli effetti speciali ai quali siamo abituati sul grande schermo non rendono
l’emozione di questi set davvero reali».
Lei nel film rema
soltanto o combatte anche?
«Combatto anche con una spada sul set in Scozia dove
corriamo e cerchiamo di salire sulle barca, ma non ce la facciamo perché
arrivano i giganti(Lestrigoni) e ci uccidono.
Quale difficoltà ha
comportato filmare con una cinepresa Imax?
«È stata veramente una sfida. Lo sarebbe stata anche filmare
con una cinepresa digitale perché eravamo in mezzo al mare. Per ogni ripresa ci
sono quattro o cinque persone dietro il cameramen per stabilizzare la
telecamera Imax che è pesantissima con rulli molto ingombranti. Senza contare
che ad ogni guasto si doveva fermare la barca per sistemarla. La telecamera Imax
filma solo per tre minuti e tutte le riprese dovevano essere di una precisione
millimetrica.
Come ve la siete
cavati voi rematori sulla barca di Ulisse?
«Abbiamo girato per un giorno intero la scena di
Agamennone che nel film compare forse per un secondo o due secondi. Indossavamo
vestiti neri e abbiamo cambiato le vele rosse della barca con quelle nere. Il
regista poteva vedere il girato del film solo ogni due giorni perché la
pellicola doveva volare a Los Angeles ed essere editata. Ricordo che un giorno dei
rematori, che erano stati mandati a casa, sono stati bloccati mentre prendevano
l’aereo e fatti tornare sul set per rigirare una scena dove c’era un errore. Noi
avevamo tenuto i remi fuori, invece non dovevamo remare perché la barca
avanzava a vele spiegate».
Lei ha già visto
il film sul mega schermo Imax di 26 metri per 20 metri?
«Ho visto il film in anteprima in Imax al Science
Museum a Londra tramite l’agenzia che ci ha reclutati. Lo schermo Imax rende una
definizione altissima tanto che allo spettatore sembra di essere proprio dentro il film. Rivedere l’Odissea diretta
da Nolan al Palacinema a Locarno non è stata la stessa cosa. Il film non è
completo su uno schermo seriale dove il format viene tagliato sopra e sotto
nelle varie inquadrature. Si ha una visione “da lontano”. Un’altra cosa
emozionante è stata ascoltare la colonna sonora epica del film, composta da
Ludwig Göransson
e ispirata da Chris Nolan, nella quale i suoni non sono quelli degli
strumenti di un’orchestra tradizionale».

Come si presenta
da attore-comparsa nel film in cui è uno dei prodi rematori di Ulisse?
«Ho la barba e i capelli lunghi con la treccia. Poi
sono vestito da greco antico».
I suoi compagni di
scuola di Locarno potranno riconoscerla nelle inquadrature del film Odissea?
«Non credo proprio. Nella proiezione in Imax solo i
miei colleghi sono riusciti a riconoscermi, mentre sullo schermo seriale è più
difficile perché hai una visione più da lontano».
Che impressione le
hanno fatto a livello umano le star hollywoodiane con cui ha lavorato?
«Eravamo tutti sullo stesso piano. Nessuno mi ha fatto
sentire un subalterno sul set del film. Eravamo una famiglia incredibile.
Nessuno ha fatto la primadonna».
Come è Matt Damon?
«Per ben due volte ho trovato il coraggio di andare a
parlare con Matt Damon. Lui mi ha chiesto se ero italiano e gli ho spiegato
dove si trova il Ticino e Locarno dove vivo poiché l’attore conosce il lago Maggiore
e il lago di Como. Matt Damon mi ha confidato che il set dell’Odissea è il più
incredibile sul quale ha lavorato in tutta la sua carriera e che nessun altro
regista all’infuori di Nolan poteva girare qualcosa di simile».
Ha fatto qualche
battuta con il regista Christopher Nolan?
«Purtroppo no. Ho solo strappato un sorriso al regista
per un trucco di magia che ho fatto sul set. Durante la scena delle Sirene ho
fatto sparire i tappi delle orecchie nelle mani e la cosa ha molto divertito
anche i miei compagni rematori».
Che cosa può
raccontarci di Tom Holland(Telemaco) e Anne Hathaway (Penelope)?
«Guardate bene quando Matt Demon-Ulisse e Anne
Hathaway- Penelope sono su una barca per andare in esilio e lasciano Itaca nelle
mani di Telemaco interpretato da Tom Holland. Ecco quando loro se ne vanno via al tramonto io sono sul
ponte a salutare. È la scena finale girata a Favignana dove io sono uno dei due
uomini sul ponte».
Un ticinese
nell’ultima inquadratura del kolossal di Christopher Nolan….
«Ebbene, sì».
Quale messaggio le
ha trasmesso l’Odissea?
«Per me l’Odissea è il simbolo del fare ciò che senti
dentro nonostante tutto. Il poema di Omero e il film di Christopher Nolan mi
hanno insegnato che anche se fa freddo, l’acqua è gelida, le onde sono alte e
vorresti rimanere sulla spiaggia di Calipso a mangiare il loto, devi metterti su
una barchetta di legno, fatta con pochi assi e affrontare il tuo destino. Solo così
puoi ritornare a casa, nella tua Itaca».
Quanto ha influito
un papà filosofo (ndr. Fabio Merlini) nella sua vocazione d’attore e prima
ancora di ballerino?
«Moltissimo. Quando nasci in una famiglia dove ogni
forma d’arte ha un valore in se e non è considerata qualcosa di negativo è già
una fortuna. Mia madre e mio padre mi hanno sempre supportato nelle scelte
anche se non sono stato uno studente modello. Ho percorso vie non scontate,
forse tortuose che però rispondevano a una mia necessità interiore. Ho scelto la
strada più difficile perché ho capito che era quella giusta per me».