Dopo la premiazione

Giona Nazzaro: «Locarno deve diventare una finestra sempre aperta»

Il direttore artistico traccia il bilancio di Locarno79: dalla selezione costruita durante tutto l’anno alla responsabilità di rappresentare il Festival, senza dimenticare un pubblico spesso sottovalutato, quello dei bambini
©Locarno Film Festival / Ti-Press

«Questo è il lavoro della speranza. Per un domani migliore, per un futuro migliore, un futuro al quale apparteniamo tutti». Giona A. Nazzaro lo ha ripetuto tre volte, sul palco della cerimonia di premiazione di Locarno79. Un finale che sembrava rivolto al cinema, ma anche al Festival e alla squadra che lo rende possibile.

Prima di congedarsi, il direttore artistico ha chiesto al pubblico di applaudire la sua commissione di selezione. «Mi sopportano ogni singolo giorno», ha detto, ricordando le telefonate a ogni ora e il lavoro condiviso durante tutto l’anno. Il Festival si consuma in undici giorni, ma «noi lavoriamo per 365 giorni». La selezione, ci ha spiegato quando lo abbiamo incontrato dopo la cerimonia5, è un processo continuo, il cui risultato non si misura soltanto alla fine della manifestazione: «Si vedrà forse fra due anni, con i film che inizieranno a fare domani».

È questa idea di continuità a guidare il suo progetto per Locarno. Nazzaro vorrebbe che il Festival entrasse «nelle considerazioni dei produttori, dei venditori», in quel ristretto gruppo di quattro o cinque manifestazioni alle quali si pensa quando si decide dove presentare un film». L’obiettivo è che Locarno non sia soltanto una finestra che si apre e si chiude, ma «una finestra sempre aperta», un punto di riferimento stabile per chi produce, vende e organizza la circolazione dei film.

Il bilancio di questa edizione passa anche dal premio a Monica Bellucci, accolto con applausi ma accompagnato da qualche mugugno. «È la democrazia, è bellissimo», commenta Nazzaro, che si dice «felicissimo» della scelta. Gli è dispiaciuto, naturalmente, che l’attrice non fosse presente per ritirare il riconoscimento: «Abbiamo fatto di tutto», assicura, aggiungendo che anche Bellucci era molto dispiaciuta.

Nazzaro non ha però tempo per la nostalgia. Mentre il Festival si conclude, lui pensa già alle e-mail del giorno dopo e al lavoro che ricomincia. Descrive Locarno come «una sorta di circolo o ottovolante» fatto di una grande deflagrazione di energie, seguita immediatamente da una nuova fase di preparazione.

Con il Corriere del Ticino, ha parlato anche della responsabilità personale legata al proprio ruolo. «Quando dicono Giona dicono Locarno», afferma. È fiero di essere identificato con l’istituzione, ma sente il peso di dover essere all’altezza di un Festival che, prima ancora di dirigerlo, aveva amato da spettatore e da giornalista. La prima volta che mise piede a Locarno gli sembrò di trovarsi «nel punto più alto della cinefilia», colpito dalla passione dei colleghi e dalla profondità delle discussioni fuori dal Kursaal. «Sono profondamente innamorato di questo Festival», dice oggi.

Lo stesso amore, secondo Nazzaro, deve valere per Locarno Kids. Il programma dedicato ai più giovani, curato da Daniela Persico e Mario Blaconà, ha evitato il rischio di trasformare il cinema per bambini in una lezione di buoni valori o in semplice intrattenimento. «Il pubblico dei bambini è in realtà un pubblico molto critico, molto attento», sottolinea.

È una frase che riassume anche la sua idea di Festival: il pubblico non è una categoria da conquistare con formule prefabbricate, ma una comunità da rispettare. Vale per gli adulti, per i bambini e per chiunque entri in una sala cercando un’esperienza, non una risposta già confezionata.

Per questo la disobbedienza evocata sul palco non è soltanto un tratto personale. È un metodo di lavoro. Nazzaro racconta di essersi avvicinato al cinema proprio perché era considerato un’arte minore, soprattutto nella sua esperienza di «ragazzo del Sud Italia». Il Festival, dice, deve continuare a difendere il cinema come «arte alta», perché nasce dalla vita e dalla convinzione di chi lo realizza.

Tra un’edizione appena conclusa e i film che cominceranno a essere pensati per la prossima, Locarno resta così un cantiere aperto. La sfida di Nazzaro è trasformare quegli undici giorni di agosto in una presenza che duri tutto l’anno.

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