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Storie di cinema

I popcorn dal balcone

Il ritratto di Loïc Brunner
Prisca Dindo
17.08.2026 06:00

Loïc Brunner aveva 8 anni quando si accorse che sotto casa, in via Cittadella 6 a Locarno, passava molta più gente del solito. «È perché c’è il Festival», gli spiegarono i genitori. Un pomeriggio chiamò la cugina e, insieme, misero a punto un piano: riempirono un cestello di sacchetti di popcorn a un franco l’uno e lo calarono in mezzo al viavai con uno spago. «Fu un successone. Quando ritirammo il cestello, scoprimmo che era pieno di monetine. I festivalieri avevano risposto in massa. Non vi dico la felicità», ride oggi Brunner, 35 anni, titolare di Yoyo Tennis.

Quel fiuto per gli affari non l’ha più perso. A 16 anni aprì uno spazio in cantina per incordare racchette; a distanza di 20 anni, oggi Yoyo occupa tutti i tre piani di casa Brunner. Racchette da tennis e da padel, palle, scarpe, abbigliamento, e da poco uno spazio dedicato all’equitazione, «grazie alla passione per l’ippica di mia moglie», socia in affari oltre che mamma di due bambini. Nel frattempo, sono arrivati i punti vendita di Lugano, Minusio e Lucerna. Nella casa d’infanzia batte il cuore di quattro negozi e un commercio online. Loïc Brunner è pure titolare dello YOYO-Centro Sportivo a Biasca, punto di riferimento per le Tre Valli.

Durante il festival la cifra d’affari s’impenna. «Direi che, togliendo il Natale, i 10 giorni della manifestazione sono i più importanti dell’anno per la mia attività». Per 10 giorni assume personale in più e tiene aperto anche la domenica. Le racchette, però, restano sugli scaffali: troppo ingombranti per portarsele in giro tutto il giorno. Il festivaliero compra accessori, abbigliamento sportivo, giacche per la pioggia «e scarpe a prezzi concorrenziali». Chi viene per il cinema, spiega Brunner, compra come un turista: cose piccole, che stanno in una borsa. Fascette, cappellini, giacche per la pioggia scarpe da ginnastica. «Io scherzo sempre dicendo che ci vorrebbero due festival, non solo uno». Poi c’è quello che il festival porta, e che non si misura in fatturato. «Tanti miei compagni di liceo partiti nella Svizzera interna tornano a Locarno per il festival e per me è un gran piacere incontrarli di nuovo. Spesso andiamo al grotto prima di goderci un film in piazza. Anche loro rimangono sorpresi dalla fiumana di gente che ogni giorno invade le strade della città. L’impressione è che ogni anno il pubblico del festival aumenti». Anche i clienti d’Oltregottardo del negozio di Lucerna passano a stringergli la mano. «Noto che pure i luganesi si spostano a Locarno, e ciò avviene raramente durante l’anno. Un altro piccolo miracolo del festival».

Un’immagine gli è rimasta impressa: piazza Grande nel 2018, ricoperta dai gonfiabili dell’artista ticinese Oppy De Bernardo. «A un certo punto, vidi decine di persone sgattaiolare tra i vicoli della città con fenicotteri e unicorni rosa sottobraccio. Venni a sapere in seguito che l’installazione venne presa d’assalto e che quelle persone s’erano prese i gonfiabili di soppiatto dalla piazza. Una scena assurda, sembrava un film».

I Brunner non erano una famiglia di cinefili, «eppure quando eravamo piccoli andavamo tutti insieme a vedere almeno un film. Mamma, papà, sorella e pure le cugine. Un rito che adoravamo». La prima volta in piazza Grande era nel 1998. «Avevo sette anni e vidi Mulan, il film d’animazione della Disney: i fuochi d’artificio in coda al film mi estasiarono». E c’era la frase che suo padre ripeteva ogni agosto: ricordati Loïc, finito il festival, inizia la scuola. Per un bambino di Locarno la manifestazione era il conto alla rovescia della fine delle vacanze.

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