Il piacere di scoprire

Anche ai navigatori e ai marinai più esperti - e non può non venire in mente l’Ulisse che tutti stiamo ammirando nel capolavoro di Christopher Nolan - è concesso a volte il piacere di perdersi, o di avventurarsi in acque che non sono mai state percorse e solcate da alcuno. Lo dico perché si parla spesso, e a ragione, di Locarno come Festival della scoperta: è infatti nel nostro DNA anticipare, in qualche modo, il futuro di questa magnifica arte che è il cinema - due autori su tutti: Marco Bellocchio e Stanley Kubrick.
I nomi di questa bussola sono quindi una scommessa con il futuro, o con alcune delle sue possibilità. Con questi nomi proviamo a mappare possibili, nuovi territori di domani; facciamo un percorso tra alcuni lembi di terra che abbiamo visto emergere nel corso di questi mesi e che sono andati a comporre il programma di Locarno. Iniziamo con Los días libres dell’argentina Lucila Mariani, regista che aveva portato un magnifico cortometraggio ai Pardi di domani nel 2022, Luna que se quiebra sobre la tiniebla de mi soledad, e che ora presentiamo in Cineasti del presente con il suo nuovo film. Ci spostiamo al Concorso internazionale con Isabelle Stever e il suo Rarely Wake Up Dreaming, ambientato in Ucraina un attimo prima dell’invasione russa: qui una coppia di ragazze - una delle quali sta affrontando un cambio di genere - si trova di fronte a una scelta individuale che la definisce e a una scelta collettiva che la definisce ugualmente: come rispondere all’aggressione militare di Mosca. Sempre nel Concorso internazionale si rivela Princesa burro, di Cristóbal León e Joaquín Cociña, registi e artisti cileni che si sono fatti notare in vari ambiti. Ricordiamo, tra gli altri, Beau ha paura (2023) di Ari Aster, film di cui hanno curato le parti animate; o alcuni videoclip della cantautrice britannica PJ Harvey. Chi non lo avesse visto, per capire appunto cos’è una scoperta, potrà poi recuperare all’Altra Sala Manhunt del canadese Wayne Wapeemukwa, storia di due ragazzi in piena crisi di anomia che, in un viaggio verso nord, commettono scelte irreparabili.
Anche il cinema italiano si rivela nuovo ed entusiasmante a Locarno. Parliamo di Mutrion - che in dialetto veneto significa “musone” - di Marco Cavazzin, venti minuti ambientati nei lembi di terra di fronte a Venezia. Mutrion è la storia di un possibile «nostos». Un ragazzo torna sulla sua isoletta dove ha sempre vissuto, accolto da quelli che sono rimasti e che lo amano - o forse non gli perdonano di essere andato via. Un film e un regista, Marco Cavazzin, che ai Pardi di domani sono attesi, appunto, come possibili, grandi scoperte.
E mentre il programma di Open Doors, dedicato a ben 42 Paesi africani, giunge alla sua parte più intensa, in Cineasti del presente presentiamo l’opera prima di Amartei Armar, Ego Reach We All, l’odissea di due ragazzi, fratello e sorella, che ad Accra, la capitale del Ghana, cercano la madre ma trovano una famiglia.
Concludiamo questo piccolo viaggio dentro il concorso Locarno Kids, dove troviamo Los nuevos, un film di una grazia desichiana diretto dall’uruguaiano Rodrigo Plá. Se, osando, ci si avventura lungo rotte e mari inesplorati, il piacere della scoperta è ancora più grande. il piacere quintessenziale del Locarno Film Festival.


