Il respiro internazionale del cinema svizzero

Ogni anno, i diversi settori del cinema svizzero convergono sul Locarno Film Festival, tra incontri legati all’industria dell’audiovisivo e opere presentate al pubblico.
Acquista così particolare rilevanza la sezione indipendente Panorama Suisse, la cui selezione è effettuata da rappresentanti delle Giornate di Soletta, dell’Accademia del Cinema Svizzero e dell’agenzia promozionale SWISS Films. Un programma che, ogni mattina al Palexpo (FEVI), fa (ri)scoprire a cinefili e semplici spettatori curiosi il meglio della produzione elvetica degli undici mesi che precedono il Festival: titoli che, in sala o in altre manifestazioni nella Confederazione e all’estero (Venezia, Toronto, Zurigo, Soletta, Visions du Réel), hanno già avuto riscontri favorevoli. Dieci lungometraggi e due corti, ritratto esaustivo delle potenzialità contemporanee dell’audiovisivo elvetico e della sua presenza internazionale.
Ed è proprio il fattore internazionale a legare molti dei titoli presentati, a cominciare dall’opera inaugurale della rassegna 2026, Nessuno vi farà del male di Dino Hodic, nella quale il regista, fuggito in Svizzera da bambino, esplora le proprie radici a tre decenni di distanza dal massacro di Srebrenica. Territori simili sono al centro de La beauté de l’âne, di Dea Gjinovci, un viaggio intimo della cineasta che, assieme al padre, fa ritorno al villaggio natale in Kosovo, dove i ricordi sono affidati alle ricostruzioni di finzione per mano della figlia e dei suoi collaboratori. Lì si parla di guerre del passato, mentre Nicolas Wadimoff, di ritorno dietro la macchina da presa dopo essere stato per alcuni anni il responsabile del settore Cinema della scuola ginevrina HEAD, ne affronta una tristemente attuale: Qui vit encore, nuovo tassello di una filmografia che si è spesso interessata alla questione palestinese, mette in scena nove rifugiati che si raccontano in uno spazio quasi teatrale, nel quale la mappa di Gaza è stata disegnata in maniera rudimentale sul pavimento. Un lavoro estremamente politico, anche a livello di lavorazione: le riprese dovevano svolgersi in Svizzera, ma sono state dirottate in Sudafrica perché è uno dei pochi Paesi a cui i rifugiati palestinesi possono accedere senza dover chiedere un visto.
Cinema e intelligenza artificiale
Ma c’è anche chi parte per altri lidi alla ricerca di qualcosa di più tranquillo, di pacifico: è ciò che fa il protagonista di Tristan Forever, documentario di Tobias Nölle che, tramite alcuni escamotage di finzione, segue da vicino un medico francese il quale, dopo aver visitato più volte l’isola di Tristan da Cunha, un luogo estremamente isolato, vuole rimanerci definitivamente, con conseguenze a tratti surreali (le scene con uno dei volatili locali strappano varie risate).
Altri guardano al futuro, come in Memory of Princess Mumbi di Damien Hauser, una meditazione sul cinema ambientata nel 2093, un’epoca in cui è da considerarsi una sfida il fatto di girare un film senza ricorrere all’intelligenza artificiale. Un argomento che Hauser ha voluto inserire nell’opera a livello tematico dopo essersi reso conto che la tanto discussa tecnologia, alla quale si era inizialmente avvicinato soltanto per realizzare gli effetti speciali, si prestava all’affascinante discorso metafisico che accompagna le vicende del protagonista.
In attesa del nome per l’Oscar
Particolarmente doloroso e intimo è, invece, I Love You, I Leave You, autoritratto dell’amicizia tra il regista Moris Freiburghaus e il musicista Dino Brandão, amicizia che viene messa a dura prova dalle crisi di salute mentale di Brandão (devastante la sequenza in cui è arrestato fuori campo e gli spettatori sentono soltanto l’audio della sua conversazione telefonica con il cineasta).
Di rapporti complicati parla anche Sie glauben an Engel, Herr Drowak? di Nicolas Steiner, film nel quale la fiducia nella bontà del prossimo è racchiusa nello sguardo radioso di Luna Wedler, una delle più potenti giovani promesse del cinema elvetico odierno (lo scorso anno, alla Mostra di Venezia, ha ricevuto il Premio Marcello Mastroianni, destinato ai talenti emergenti, per la sua interpretazione in Stille Freundin di Ildikó Enyedi).
Questo, e molto altro, nel contesto di una sezione che, per certi versi, accompagna l’altro grande evento legato al cinema nazionale: l’annuncio, atteso per il prossimo 13 agosto, del titolo scelto per rappresentare la Svizzera nella corsa agli Academy Award, gli Oscar, come lungometraggio internazionale.