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Bussola locarnese

Italia, cinema vivo

La rubrica quotidiana del direttore artistico del Locarno Film Festival
Giona A. Nazzaro
Giona A. Nazzaro
06.08.2026 06:00

Iniziamo questa navigazione dei territori e degli atolli del Locarno Film Festival, edizione 79, seguendo una rotta tutta italiana, illuminata dalla luce del nostro Excellence Award, Isabella Rossellini. Isabella è un nome che abbiamo inseguito e corteggiato a lungo. Non c’è bisogno di ricordare che è la figlia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, e che si iscrive in una parte importante, maggioritaria, cruciale del cinema italiano: dagli esordi nel segno dell’ironia con Renzo Arbore, passando per Il prato (1979) dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, per poi andare negli Stati Uniti al seguito di Martin Scorsese e diventare, quindi, protagonista del cinema di David Lynch. Il suo è un percorso unico, originale, assolutamente eccentrico. In questo senso, fanno testo i cortometraggi che ha voluto presentare a Locarno e che abbiamo raccolto sotto il titolo The (Many) Cinematic Worlds of Isabella Rossellini.

Da lì ci inoltriamo verso il cinema contemporaneo italiano che, secondo me, gode di ottima salute. Armony è il nuovo film di Dario Albertini, interpretato da Valerio Mastandrea: una storia fra Vittorio De Sica e Ken Loach che si svolge a Ostia, dalle parti di Punta Sacra: un uomo, a 50 anni inoltrati, riscopre gli affetti familiari trascurati attraverso una nipotina della quale deve prendersi cura. Cogliamo poi un paio di spigolature del passato che tornano restaurate nella sezione Histoire(s) du cinéma. Film anch’essi legati in qualche modo a Roberto Rossellini: il primo è di Tinto Brass, sì, proprio lui, il maestro dell’erotismo: Yankee (1966), western all’italiana interpretato da Philippe Leroy e Adolfo Celi. È un film quasi dimenticato, addirittura perduto. Oggi è stato restaurato, e si rivela parabola antimperialista e anticapitalista, come il cinema italiano ne produceva in quegli anni: basti pensare a Damiano Damiani o allo stesso Sergio Leone. Inferno in diretta (1985) è invece un thriller amazzonico molto crudo, diretto da Ruggero Deodato e con un cast delle grandi occasioni, nel quale spicca un inconsueto Luca Barbareschi, più alcune facce patibolari come Michael Berryman e Richard Lynch. Le musiche sono di Claudio Simonetti, che a Locarno riceve stasera un Pardo speciale alla carriera. Leader dei Goblin, Simonetti è l’autore di temi leggendari come quelli dei film di Dario Argento Profondo rosso (1975), Suspiria (1977) e Tenebre (1982).

Sia Brass sia Deodato avevano iniziato con Rossellini. Brass, assemblando il materiale del documentario India - Matri Bhumi (1959) a mano a mano che arrivava e passava da Aldo Tonti, il direttore della fotografia; Deodato, lavorando come aiuto regista per film quali Il generale della Rovere (1959) e Viva l’Italia (1961).

Per chiudere, la nostra bussola si sposta su due film della retrospettiva dedicata alla lista nera: The Intimate Stranger (1956) di Joseph Losey, lungometraggio praticamente invisibile nonostante faccia parte della filmografia ufficiale di un grandissimo autore; e The Amazing Mr. X (1948) di Bernard Vorhaus, una delle vittime della lista nera. Un regista di talento, di genio, spezzato dalle violentissime pressioni del Comitato per le attività antiamericane. Infine, in seconda serata, ancora Isabella Rossellini, questa volta nel segno di David Lynch: Cuore selvaggio (Wild at Heart, 1990), in versione integrale, ci accompagnerà nel cuore della notte.