Julianne Moore, il piacere di essere ancora una debuttante: «Per recitare bene bisogna divertirsi»

«Wäre ich nicht mit meinen Eltern nach Europa gezogen, hätte ich dieses wunderbare Leben nicht gehabt». Julianne Moore sceglie il tedesco per ricevere il Gisada Golden Icon Award dello Zurich Film Festival. Il pubblico ride, applaude e il cerchio, quasi cinquant'anni dopo, si chiude.
Perché l'Europa, per l'attrice americana, oltre settanta film e un Oscar conquistato con Still Alice, rappresenta anche il luogo nel quale tutto cominciò. A 17 anni, a causa del lavoro del padre, si è trasferita a Francoforte e, dopo la scuola, andava a lezione di recitazione senza immaginare che potesse diventare un mestiere. «La mia insegnante mi disse: "Puoi davvero farlo per vivere, ci sono persone che lo fanno". Ha cambiato completamente la mia vita». Le due sono ancora in contatto. «A volte hai bisogno di qualcuno che accenda qualcosa dentro di te e sia pronta a dare il consiglio giusto. Nel mio caso è stata un'insegnante».
A Zurigo, però, Moore non è arrivata soltanto per guardarsi indietro. Con lei c'è The Debut, scritto e diretto da Jesse Eisenberg, alla seconda collaborazione con l'attrice. «Sono felicissima di essere qui. È un onore meraviglioso, ma soprattutto sono orgogliosa di presentare questo nuovo film». Di Eisenberg sottolinea «l'intelligenza, l'umorismo, l'umanità e la completa originalità. Amo moltissimo questo film. Ho amato realizzarlo. È stata una delle migliori esperienze della mia carriera, e la mia carriera è stata lunga…».
Un entusiasmo che, dopo aver visto il film, condividiamo solo in parte. The Debut è piacevole, spesso divertente e in alcuni momenti esilarante, ma difficilmente entrerà tra i titoli memorabili della filmografia di Moore. La trama è debole, con diversi passaggi poco convincenti e buchi che la sceneggiatura non riesce sempre a nascondere. Anche il ritmo procede a strappi: quando Eisenberg trova la misura giusta il film accelera e funziona, altrove rallenta drasticamente e sembra quasi smarrire la direzione.
A tenerlo in piedi è soprattutto Moore. La sua Mona, donna di mezza età che attraverso il teatro scopre un mondo e una parte di sé fino ad allora inesplorati, è molto più interessante di quanto la storia riesca realmente a costruire. L’attrice lavora sugli sguardi, sui movimenti e sulle esitazioni, trovando una comicità che non ha bisogno di essere sottolineata. Alcune scene sono irresistibili proprio per la naturalezza con cui riesce a rendere Mona ridicola, tenera e spaesata senza trasformarla in una caricatura.
Eisenberg ha costruito il personaggio partendo dalla propria esperienza di bambino timido e isolato, che nel teatro amatoriale aveva trovato un luogo nel quale sentirsi accolto. «Io sono il suo avatar», osserva Moore. «Ha preso la sua storia e l'ha messa nel corpo di una donna nella tarda mezza età».
Per lei l'incontro con la sceneggiatura fu addirittura folgorante. «La prima volta che l'ho letta ho dovuto alzarmi e camminare attorno al tavolo della sala da pranzo per riprendere fiato. Non riuscivo a credere che mi fosse stata data questa opportunità». Eisenberg, da parte sua, ammette di aver scritto pensando a lei: «Era la voce di Julianne, il suo corpo, il suo volto, in ogni singola pagina».
Forse The Debut racconta meglio Julianne Moore di quanto racconti Mona. Non perché sia uno dei suoi film migliori, tutt'altro, ma perché mostra quanto una grande interprete possa alzare il livello di una storia fragile. «Ho provato più piacere a recitare che in qualsiasi altro film. Era puro piacere, ogni giorno. Tutti avevano voglia di andare al lavoro e quando è finita eravamo tristi, come alla fine di un bel viaggio insieme».
Quasi cinquant'anni dopo quella recita scolastica a Francoforte, Moore continua del resto a considerare la recitazione qualcosa che dovrebbe innanzitutto divertire. The Debut non sarà uno dei film per cui la ricorderemo, ma alcune scene bastano a ricordare perché sia arrivata fino a Zurigo a ritirare un premio alla carriera. E anche perché, dopo oltre settanta film, riesca ancora a divertirsi così tanto facendoli.
