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Storie di cinema

La sacher di Nanni

Il ritratto di Franca Antognini
Prisca Dindo
12.08.2026 06:00

Collaborare con il Locarno Film Festival durante le vacanze estive è un’abitudine consolidata. C’è chi ricopre il ruolo di maschera nelle sale di proiezione, chi cura la sicurezza degli ospiti più celebri, chi la logistica, chi il controllo antipirateria. Per i dieci giorni della manifestazione, un piccolo esercito di giovani entra nello staff, garantendosi così un’immersione totale nel mondo della settima arte. Franca Antognini non fa eccezione. «La prima volta che collaborai con il Festival avevo 18 anni. Ero una maschera e accompagnavo il pubblico all’interno delle sale. Un piccolo ruolo, ma che mi permise di entrare nella macchina organizzativa e di vivere da vicino la manifestazione. Fu amore a prima vista». Franca è la titolare, con il marito Arno, della conosciutissima pasticceria Marnin, affacciata su piazza Sant’Antonio, in Città Vecchia.

Da quella esperienza giovanile, il legame della coppia con la manifestazione non si è più interrotto. «Anzi, si è rafforzato a partire dal 1989, quando Arno e io aprimmo il nostro negozio a Locarno. Era un punto vendita della storica pasticceria della famiglia, attiva dal 1852 a Vira Gambarogno. Era un sogno che Arno accarezzava da tempo. È lui il “Marnin” di famiglia», puntualizza. E con il negozio arrivò l’incarico del catering della manifestazione.

Allora, alla presidenza c’era Raimondo Rezzonico e l’intesa con il «Presidentissimo», come lo chiamavano tutti, era perfetta. «Un personaggio di grande cultura, che io stimavo moltissimo - dice Franca - Lo vedo ancora lì, appoggiato al nostro bancone, mentre sorseggia il caffè di prima mattina prima di affrontare la giornata colma di impegni. Era un signore d’altri tempi, ma dal temperamento forte. Memorabili le sue bisticciate con l’allora direttore artistico David Streiff. Terminata la tempesta, tutto rientrava come prima», annota Franca.

Anche Franca ed Arno curano ciò che per i commercianti locarnesi è un rito: le vetrine a tema. «Non solo: siamo stati i primi a inventare gadget legati alla manifestazione. Il leopardino in marzapane che produciamo da 30 anni, le magliette con la coda del pardo. E poi c’è stato il panettone Barbie, tutto ricoperto di glassa rosa. L’abbiamo proposto nel 2023, abbinandolo al rosa e bianco delle nostre vetrine. Il film di Greta Gerwig non era in programma, ma i cinefili l’apprezzarono molto. Quel panettone andò davvero a ruba».

Festival, per la coppia, significa anche nuove amicizie. Franca ha un trascorso di giornalista ed è stato naturale trasformare la pasticceria in quartier generale per alcune testate. Tra un dolce e l’altro, i critici scrivono i loro pezzi. Anche Nanni Moretti era di casa: nel 2008 il Festival aveva dedicato all’attore e regista una retrospettiva, «e lui, grande cultore della torta Sacher, si deliziava con i nostri pasticcini». Franca è legata anche a Lucius Barre, responsabile del protocollo del Festival. «Tra noi è nata una profonda amicizia; siamo pure andati a trovarlo a New York. Lucius è una persona estremamente discreta, eppure ha i numeri di telefono di tutta Hollywood. A volte la sua umiltà ci sorprende».

Franca coltiva un sogno: una manifestazione collaterale dedicata all’arte, un «fuori Festival» locarnese, proponendo installazioni artistiche ispirate al cinema. Lo scorso anno ha mosso i primi passi, inaugurando in piazza Sant’Antonio un pardo multicolore alto quattro metri, firmato dall’architetto designer Carlo Rampazzi. «Se riuscissimo a organizzarlo, sarebbe bellissimo», conclude.

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