L'OSi e la Guerra di Secessione secondo Buster Keaton

Sta diventando una delle specializzazioni dell’Orchestra della Svizzera italiana la sonorizzazione dal vivo di film: format che il complesso ticinese compie da anni nell’ambito del Locarno Film Festival e che ha iniziato a proporre anche in altri contesti (memorabile e di grande successo è stata, lo scorso inverno al LAC, l’esecuzione diretta da Anthony Gabriele, della colonna sonora di Psycho di Alfred Hitchcock. A Locarno, partner consolidato è il direttore ginevrino Philippe Béran – altro specialista di questo genere di operazioni che con il Film Festival collabora da più di un decennio – così come consolidata è la scelta delle colonne sonore di film muti realizzate dall’americano Carl Davis (1936-2023) che nel corso della sua carriera ne ha scritte tantissime e di una qualità tale da diventare il «soundtrack» ufficiale nelle riedizioni su DVD o dei restauri di tali capolavori (ricordiamo che, in origine, i film muti non avevano un commento sonoro prestabilito che era, il più delle volte, affidato all’estro del pianista o dell’orchestra chiamate ad accompagnare la proiezione). Tra le tante c’è quella da lui realizzata per The General (Come vinsi la guerra, in italiano) di Buster Keaton (1926) scelto per inaugurare ieri, in un FEVI al solito stracolmo, Locarno 79. Un film che molti considerano – sbagliando – uno dei primi film antimilitaristi della storia: nella pellicola il protagonista Johnnie Gray, macchinista della Western & Atlantic Railroad, la guerra infatti la combatte, eccome, sul fronte dei Confederati (il contesto è infatti quello della Guerra di Secessione che dilaniò gli States a metà Ottocento) se non per ardor patrio, per amor della fidanzata Annabella e soprattutto della sua altrettanto amata locomotiva, The General appunto.

Un combattimento buffo, rocambolesco, a tratti comico ed esilarante ma vera, anche se Keaton – che della pellicola oltre che protagonista fu anche il regista – tratta le parti cruente in modo leggero, a tratti addirittura farsesco. No, quello che fa di The General una produzione storica è che si tratta, sostanzialmente, di uno dei primi spettacolari film d’azione che, a differenza di quelli moderni (quelli alla Die Hard, per fare un esempio) non ricorre né alla tecnologia per girare alcune scene (il treno che ad un certo punto precipita in un fiume lo fecero precipitare davvero nel girare la scena, causando una pesante lievitazione dei costi di produzione) né a controfigure per sostituire il protagonista nei momenti più pericolosi e complessi (le acrobazie del film Keaton le compì veramente). Un «effetto live» presente anche nella colonna sonora di Carl Davis che non si limita ad una elegante e a tratti ritmata costruzione orchestrale, inserendo marce militari, motivetti dell’epoca nonché una serie di effetti sonori che hanno costretto l’OSI e Béran ad uno sforzo supplementare per mantenere perfettamente il sincronismo con l’immagine per un’ottantina di minuti: impresa non certo semplice con la quale il complesso ticinese ha confermato di essere uno specialista assoluto in queste operazioni.
