Los Angeles

Sean Penn vince l’Oscar ma diserta la cerimonia, è in Ucraina?

È stato premiato come miglior attore non protagonista per «Una battaglia dopo l’altra», ma non si è presentato – Kieran Culkin: «Penn non poteva essere presente questa sera, o non voleva, quindi ritirerò io il premio per suo conto»
© KEYSTONE (AP Photo/Chris Pizzello)
Red. Online
16.03.2026 11:01

Sean Penn vince, ma non c’è. La Notte degli Oscar 2026 è orfana di un grande protagonista. Alla 98. edizione degli Academy, l’attore statunitense vince come Miglior attore non protagonista per l'interpretazione in Una battaglia dopo l’altra (sei statuette, tra cui Miglior film e Miglior regia a Paul Thomas Anderson) ma decide di non presentarsi, lasciando la platea senza uno dei discorsi più attesi della serata.

E la sua assenza al Dolby Theatre di Los Angeles diventa quasi il vero racconto della serata. Incaricato di consegnare la statuetta, Kieran Culkin ha liquidato la faccenda con una sola frase: «Penn non poteva essere presente questa sera, o non voleva, quindi ritirerò io il premio per suo conto».

Perché il suo non-discorso fa notizia? Sean Penn ha costruito negli anni una reputazione di artista imprevedibile, capace di trasformare ogni apparizione pubblica in un evento, perlomeno per le sue parole. Questa volta, però, la scena è rimasta vuota. E la statuetta, annunciata tra gli applausi, è stata ritirata da qualcun altro.

Nel 2009, quando vinse l'Oscar come Miglior attore per Milk, dal palco invitò chi aveva sostenuto il divieto al matrimonio gay in California a riflettere sulla propria eredità morale e a cambiare idea. Nel 2015, annunciando il premio a Birdman – quattro statuette tra cui Miglior film e Miglior regia –, lanciò dal palco una battuta-frecciatina per accogliere Alejandro González Iñárritu: "Chi ha dato la green card a questo figlio di pu**ana?”. La platea, inizialmente irrigidita, si sciolse infine in una risata. "Probabilmente l'anno prossimo il governo irrigidirà le regole sull’immigrazione per la cerimonia degli Oscar, soprattutto per i messicani", rispose il regista con ironia. Un modo per chiarire subito che non c’era alcuna offesa, anche perché la loro amicizia risale ai tempi di 21 grammi.

Nel 2005, a condurre la serata c'era Chris Rock. Chi diavolo è Jude Law? Il comico ha picchiato duro nel suo monologo: «Perché è in ogni film che ho visto negli ultimi quattro anni? Anche nei film in cui non recita, se guardate i titoli di coda, ha preparato i cupcake o qualcosa del genere». Era vero: nel 2004 l'attore era stato protagonista di ben sei film. Nessuno gli aveva fruttato una nomination agli Oscar 2005. E il discorso di apertura di Rock aveva portato alla reazione imbronciata di Sean Penn che, prima di annunciare la Migliore attrice, aveva fatto una pausa per ricordare senza umorismo al pubblico che Law è «uno dei nostri migliori attori». La difesa di Penn aveva suscitato una pioggia di applausi, ma soprattutto aveva reso Law il protagonista della cerimonia.

A inizio anno, Penn è stato «il fumatore di lunga data che non è riuscito a resistere alla nicotina». È infatti stato fotografato (e la foto è diventata virale sui social) mentre fumava una sigaretta seduto al suo tavolo durante la serata dei Golden Globes. Maledette sigarette. L'attore fumava anche durante un'intervista del 2018 al Late Show con Stephen Colbert e mentre parlava in conferenza stampa al Marrakech International Film Festival del 2024.

Sean Penn è in Ucraina?

Ma torniamo alla serata degli Oscar 2026. Da settimane, la presenza dell’attore alla cerimonia era considerata improbabile. E, come riporta il New York Times, tra gli impegni di Penn ci sarebbe un viaggio in Ucraina. Ricordiamo che il 24 febbraio 2022, data d'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, Sean Penn era proprio nel Paese. Non solo: quel giorno, si trovava addirittura con il presidente ucraino Zelensky, che aveva già incontrato su Zoom tempo prima. Era a Kiev, a ridosso dello scoppio della guerra, per girare un documentario (Superpower con il co-regista Aaron Kaufman). «Se avessi dovuto prolungare la mia permanenza in Ucraina lo avrei fatto per un'unica ragione: quella di avere un fucile in mano», aveva dichiarato una volta a casa. «Ma non sono un idiota, non sono certo di quello che posso offrire. Probabilmente avrei combattuto senza un giubbotto anti proiettile, perché come straniero vorresti dare quel giubbotto a uno dei combattenti civili che non lo ha, o a un combattente con più abilità di te. O anche a una donna, o a un uomo giovane che potrebbe combattere più a lungo. Il punto in cui mi trovo io adesso nella vita non mi consente di agire. Ma se sei stato in Ucraina a combattere deve passarti per la testa l'idea. E pensi: "Che secolo è questo? Perché ero alla stazione di servizio di Brentwood l'altro giorno e ora sto pensando di imbracciare le armi per combattere contro la Russia? Che cosa diavolo sta succedendo?"».

Nel 2022, Sean Penn aveva minacciato di fondere i suoi Oscar se l’Academy non avesse dato a Zelensky la possibilità di parlare alla cerimonia. In seguito, ha donato fisicamente una delle sue statuette al presidente ucraino, dicendogli di tenerla e portarla a Malibu «dopo che tutto sarà finito e il paese sarà al sicuro». Ma la dichiarazione più diretta risale al 2023, in un’intervista a Variety, quando Penn ha spiegato cosa gli era passato per la testa durante la notte degli schiaffi tra Will Smith e Chris Rock, mentre l’Academy rifiutava di dare voce a Zelensky: «Ho pensato: accidenti, do tutto all’Ucraina. Possono fonderli e trasformarli in proiettili da usare contro i russi». Le statuette alla fine non sono state fuse. Ma il gesto di darne una a Zelensky ha fatto il giro del mondo.

Che fosse in Ucraina nella notte degli Oscar 2026 o semplicemente da qualche parte in Europa, il messaggio sembra insomma essere lo stesso che Penn manda da anni: ci sono cose più urgenti di uno show televisivo in smoking.

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