L'intervista

Un anno fa il successo di «Gioia Mia»: «Locarno mi ha cambiato la vita»

Margherita Spampinato è tornata al Festival in veste di giurata della sezione Cineasti del Presente – «Ho imparato che quando fai un film non bisogna snaturare la storia che vuoi raccontare»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Jenny Covelli
13.08.2026 06:00

«Un film davvero incantato, che ci riporta alle radici neorealistiche del cinema di Vittorio De Sica e Luigi Comencini». Con queste parole, esattamente un anno fa, Giona A. Nazzaro rivendicava la selezione di Gioia mia di Margherita Spampinato, presentato in anteprima mondiale nella sezione Cineasti del Presente. Dodici mesi dopo, i due premi ricevuti a Locarno (giuria CINÉ+ e il Pardo per la migliore interpretazione ad Aurora Quattrocchi) sono diventati ben 50 (tra cui il David di Donatello e il Kering Women In Motion Emerging Talent Award a Cannes). E la regista è oggi un membro della giuria del concorso Cineasti del Presente della 79. edizione del Festival. La sezione dedicata alle opere prime e seconde, ai «talenti emergenti», «gli autori del presente».

Da esordiente a giurata. Margherita Spampinato è passata, in un anno, da «nuova autrice» osservata a regista chiamata a giudicare il cinema degli altri. «Essere dall’altra parte è bellissimo – dice durante l’intervista con il Corriere del Ticino – .Lo considero un regalo, perché mi dà la possibilità di immergermi nella creatività, in film ancorati al presente, con uno sguardo indipendente. Esco dalla sala colma di stimoli e discuterne con gli altri due giurati (Afef Ben Mahmoud e Radovan Síbrt, ndr) mi arricchisce: proveniamo da Paesi diversi e facciamo cinema differenti, il loro punto di vista mi arricchisce. E siamo molto in sintonia: a volte, sin dal primo momento; in altre occasioni portiamo sul tavolo visioni diverse, ma poi convergiamo insieme alla stessa conclusione».

Sentirsi a casa

A Locarno, oggi, Spampinato si sente «un po’ più a casa: quando sono arrivata, lo scorso anno, avevo appena finito di montare Gioia mia. C’era tanto stress, compresa la paura che il film non piacesse. Era una prima mondiale in tutti i sensi, anche Aurora Quattrocchi lo avrebbe visto, per la prima volta, in sala», confessa.

«Ero molto tesa. Ma il pubblico locarnese ha risposto con partecipazione. Gli spettatori reagivano, ridevano. È stato molto emozionante. Sul set anche le scene che ho scritto per essere comiche, sono ovviamente interpretate con serietà da parte degli attori, è quello che chiedo loro. Anche i componenti della troupe erano sempre seri. Sentire le risate in sala è stato fantastico, mi ha davvero rincuorata. Il calore di Locarno me lo ricorderò per sempre».

L’impatto di Piazza Grande

La prima volta in Ticino, il primo lungometraggio, la prima selezione a un Festival cinematografico di respiro internazionale. Che cosa chiedere, se non un’immagine, a una regista che guarda il mondo con 24 fotogrammi al secondo? «Da Locarno ho portato a casa l’immagine della piazza. Piazza Grande ha un impatto fortissimo. Prendi posto sulla sedia, guardi il film, è una sensazione potentissima. Percepisci la comunità, ti senti parte di un’opera d’arte: di un’esperienza collettiva, culturale».

Margherita Spampinato, che oggi è chiamata a giudicare i film dei colleghi e delle colleghe, apprezza che il Locarno Film Festival selezioni un cinema che è anche «molto sperimentale». Pellicole con le quali i cineasti si esprimono osando, portando sullo schermo tutta la loro arte. «Le sale sono quasi sempre piene. Ci sono cinefili, critici, giornalisti. Ma anche spettatori della città, del Ticino, la gente comune, il pubblico vero». Un messaggio per chi ha scelto di fare del cinema il suo mestiere: «Se offri la cultura, le persone rispondono presente. Locarno dimostra che non c’è bisogno di fare solo cinema più ‘‘commerciale’’. Quando entri in sala e quello che vedi ti suscita mille domande, senza fornirti le risposte, ne esci con uno sguardo diverso».

Due giurati in famiglia

La passione per il cinema, per Margherita Spampinato, è una questione di famiglia. Il marito è Claudio Cofrancesco, noto e stimato direttore della fotografia con oltre 150 film all’attivo. Ruolo che ha ricoperto anche in Gioia mia, oltre a quello di produttore. «Ma in realtà, il vero cinefilo di casa è mio figlio, che ha 12 anni», dice la regista. «Locarno è diventata la sua città preferita. Quando ho visto che il Festival aveva la giuria Locarno Kids, e l’ho iscritto, era felicissimo. Si sta divertendo molto. Poi, diciamolo, i ragazzi sono quelli che più di tutti dicono senza fronzoli quello che pensano, anche dei film».

In Gioia mia è stato coinvolto sin dall’inizio. Dalla scrittura alle riprese, fino al montaggio. «È la persona che lo conosceva più di tutti, non ne poteva praticamente più alla fine. E per fortuna che la prima a Locarno è andata così bene. Gli ha insegnato che, se ti impegni tanto per quello in cui credi, puoi fare le cose che ami».

«Locarno, un pezzo di cuore»

Margherita Spampinato, da giurata, si trova in una posizione interessante, perché conosce dall’interno la vulnerabilità di un’opera prima. «A me, partecipare a Locarno e vincere due premi, ha cambiato la vita», dice con molta umiltà. «La vita del mio film è iniziata in questo Festival, che non solo gli ha dato visibilità, ma prestigio. Per me è un pezzo di cuore, e voglio approcciarmi allo stesso modo ai film che quest’anno mi trovo a giudicare».

I tre giurati, spiega la regista, valutano il film in quanto opera. «Ci piace? Ci convince? Quanto è forte dal punto di vista narrativo?». Apprezzano, in particolare, la voce autoriale. «Gli autori abbandonano tutti quei cliché e meccanismi collaudati del cinema commerciale. Sperimentano, sono liberi ed emerge nella loro autorialità. Non seguono meccasini creativi imposti».

I film in concorso nella sezione Cineasti del Presente stanno sicuramente ispirando Spampinato, che sta attualmente scrivendo il suo secondo lungometraggio. «Posso solo dire che è un film sui ragazzi e che è ambientato a Roma». Non aggiunge altro.

«Gioia mia mi ha insegnato che voglio restare fedele alla mia scrittura. Per la mia seconda opera, saremo lo stesso piccolo gruppo creativo, nel quale ripongo assoluta fiducia. Ho imparato che devi amare i tuoi personaggi, visceralmente, e non mollare fino a quando non hai finito. Senza cedere a compromessi che snaturano la storia che vuoi raccontare».

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