Differenze di trattamento tra ticinesi e confederati

I ticinesi a Bellechasse patiscono la fame?
Come è noto da qualche anno vengono mandati alla Colonia penitenziaria di Bellechasse quei ticinesi i quali conducono una vita sregolata e sembrano renitenti a qualsiasi misura correttiva. Il Cantone e le Municipalità dei comuni di domicilio dei relegati pagano una diaria la quale viene completata per il pagamento della pensione con prestazioni da parte dei relegati o nei lavori agricoli o in altri lavori manuali. Ora ci si informa che da parte di qualche ticinese relegato a Bellechasse sono giunte alle famiglie lettere in cui la situazione di relegati viene descritta a brutte tinte; ai ticinesi non verrebbe dato da mangiare a sufficienza, qualcuno si lamenta di soffrire letteralmente la fame e prega i familiari di fargli pervenire degli alimenti; ci sono pure delle lagnanze sui trattamenti; pare che ad uno dei relegati sia stato imposto di lavorare quantunque si trovasse in cattive condizioni di salute. Non abbiamo modo di controllare la fondatezza e la portata di queste lagnanze che ci sono giunte all’orecchio da parte di familiari dei relegati; sentiamo però il dovere di richiamare l’attenzione delle autorità sulle condizioni dei ticinesi che si trovano a Bellechasse perché venga eseguita una inchiesta intesa a chiarire le cose. Non si deve dimenticare che i relegati a Bellechasse non sono dei condannati dalla giustizia per reati commessi; si tratta in generale di disgraziati vittime di imperfezioni o di vizi congeniti, o vittime dell’alcool i quali sono stati ritirati perché di tanto in tanto tornavano di molestia alla quiete pubblica. Siamo quindi di fronte non a casi di delinquenza ma a casi dolorosi degni di maggior pietà. Questi disgraziati vengono mandati in un luogo di cui ignorano la lingua, sono costretti a guadagnarsi col lavoro la pensione anche se, come è il caso di qualcuno di essi, le condizioni fisiche sono avariate; sarebbe grave se a questo si aggiungessero anche la deficienza di nutrimento ed i cattivi trattamenti.
Un truffatore
Era noto negli ambienti commerciali luganesi il napoletano Giambattista Costa il quale veniva qui ad intervalli occupandosi di commercio di orologi e dicendosi rappresentante di una ditta di orologeria. Il Costa aveva una camera in un albergo e quando faceva le sue comparse si tratteneva qui per alcune settimane. Un bel giorno il Costa non diede più notizie di sé né di un conto che aveva con una orologeria della Svizzera interna. Contro di lui venne sporta denuncia ed emesso mandato di cattura. L’altro ieri il Costa venne arrestato a Como mentre se ne stava tranquillamente sorbendo una bibita in una pasticceria insieme con la sua compagna Alice Weber di San Gallo. Il Costa era ricercato per la truffa commessa qui e per un’altra truffa per un importo di 21 mila lire a danno di un industriale milanese, rimasto vittima di un fallimento di una azienda per il commercio di automobili aperta dal Costa in società con la Weber, fallimento chiusosi con un passivo di un milione e mezzo.
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