Cent'anni fa

Donne che avvelenano e altre che prendono posizione

Le notizie del 24 ottobre 1926
Una Lucrezia Borgia egiziana?
Red. Online
24.10.2026 06:00

Si ha notizia dal Cairo di una tenebrosa storia di avvelenamenti che sarebbero stati compiuti da una bellissima egiziana, la quale si godrebbe ora i milioni delle sue cinque vittime. Zaika è il nome dell’avvelenatrice, che si unì l’anno scorso con un facoltoso commerciante dopo averlo spinto a ripudiare la moglie e a trascurare due figli. La donna abbandonata ebbe un giorno l’audacia di recarsi coi figli nella casa degli amanti allo scopo di commuovere il marito e farlo ritornare in famiglia, ma venne cacciata e poco dopo moriva in circostanze misteriose. Passarono alcuni mesi. Il commerciante aveva con sé in casa anche la madre, la quale un giorno morì in modo inesplicabile. Poco dopo fu la volta di uno dei figli del commerciante. Questi allora, impressionato, credette opportuno far testamento lasciando tutta la propria fortuna all’ultimo figlio. E fu la sua una precauzione utile perché anch’egli poco dopo moriva. Della sua famiglia non rimaneva quindi che il secondo figlio, il quale fu adottato da uno zio. Ma anche il giovinetto morì improvvisamente, sicché la bella è rimasta ora in possesso di un’enorme fortuna. Ella però è stata denunciata come avvelenatrice dei parenti.

Pensieri espressi da una donna in merito al monopolio
«E si accapigliano gli uomini, per il raggiungimento della felicità…». La «felicità» nel nostro caso sarebbe per gli uni il monopolio, per gli altri una soluzione della questione dei cereali esente dallo stesso. E come si accapigliano! L’osservatore imparziale, imparziale per l’appunto perché non elettore, non può a meno di inorridire assistendo a questa lotta fraterna. Io non sono abbastanza competente in materia di questioni politiche ed economiche per azzardarmi ad emettere un giudizio sul valore materiale o sugli svantaggi del monopolio. Ma c’è una cosa che non posso capire: i nostri uomini si accalorano tanto parlando della loro libertà che dura da secoli, e segnatamente i contadini sembravano fin qui tanto fieri, per non dire i più fieri rappresentanti del pensiero della libertà. Ed ora chi non stupirebbe vedendo questi medesimi contadini che si incatenano da sé? Le loro innumerevoli organizzazioni, che già attualmente dettano loro delle leggi regolamentando quasi tutti i campi, così che per dire il vero essi non possono disporre liberamente che della verdura e del pollaio, cura speciale della contadina, non bastano più per loro; essi vogliono dare in pegno allo Stato anche i loro campi di cereali. Ciò facendo non diventano più o meno dei fittavoli dello Stato? Se io fossi un contadino, la mia fierezza saprebbe impedirmi di accettare una simile servitù. Siccome però non sono che una donna e una madre, non posso far altro che chiedere agli uomini: voi avete delle responsabilità verso i vostri figli; che direte loro per averli privati della libertà per dei supposti vantaggi materiali?

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