Cent'anni fa

Dopo più di 3 anni, c'è un accordo tra Inghilterra e Turchia

Le notizie del 5 giugno 1926
Giunge al termine l'annosa questione sulla frontiera tra Irak e Turchia. ©Ave Calvar Martinez
Red. Online
05.06.2026 06:00

L’accordo di Mossul
L’accordo anglo-turco per Mossul, già da tempo preannunciato anche da fonte britannica, soffoca sotto un abbondante strato di cenere uno dei più roventi focolari di guerra d’Oriente. Certo le pergamene diplomatiche non possono spegnere da un giorno all’altro l’ardore di rancori esasperato per tanti anni, ma appare patente che un compromesso simile a quello raggiunto dai diplomatici britannici, permetterà al tempo di esercitare il suo benefico influsso. [...] Durante la guerra Francia e Inghilterra, dapprima, poscia anche l’Italia, si accordarono per la futura spartizione dell’Impero ottomano: Egitto, Mesopotamia, Palestina e Arabia alla Gran Bretagna; Siria e Cilicia alla Francia; Smirne e l’Anatolia all’Italia. Alla Conferenza di Varsavia, messa fuori dalla legge l’Italia, soppiantata dalla Grecia, rimangono alle prese solo l’Inghilterra e la Francia. Mossul era compresa nei confini segnati per la Siria; spettava dunque alla Francia. L’ignoranza geografica e il dispregio di Clemenceau per tutto quanto riguardava l’Oriente fecero perdere alla Repubblica quel ricchissimo territorio: Clemenceau infatti, cedendo ai consigli... disinteressati di Lloyd George rinunciò ad ogni diritto sul territorio in cambio di una percentuale sui petroli eventualmente estratti dai pozzi che fossero stati scoperti nella zona ceduta. Mentre a Varsavia si spartiva la pelle dell’orso, però, questi dimostrava praticamente ai greci, laggiù, nelle gole d’Anatolia, di essere ancora ben vivo. Riconquistata tutta l’Anatolia, incendiata Smirne e cacciato l’ultimo «euzone» dal territorio asiatico, Kemal pascià, invitato alla Conferenza di Losanna, faceva gridar alto e forte dal suo delegato Ismet pascià, le pretese turche sul territorio di Mossul, incorporato nel «Mandato» britannico sulla Mesopotamia, l’Irak odierno. Il marchese Curzon di Kedleston tenne testa, in una memorabile seduta del 23 gennaio 1923, alla violenta rivendicazione del generale Ismet, che affermava: «La Turchia non riconosce i ‘Mandati’, i quali sono, nelle mani dei dominatori, comodi mezzi per assorbire politicamente ed economicamente i popoli conquistati». Conclusione: nessun accordo essendo stato raggiunto circa la linea di frontiera tra Turchia ed Irak, il trattato di pace, firmato infine dal marchese Curzon e dal generale Ismet, lasciava in sospeso la questione affermando all’art. 3.0: «La frontiera sarà definitivamente amichevole fra Turchia e Gran Bretagna nello spazio di 9 mesi. Se l’accordo non sarà raggiunto in questo lasso di tempo, la controversia sarà portata innanzi al Consiglio della Società delle Nazioni». L’accordo che doveva concludersi «entro 9 mesi» è stato raggiunto - pare - soltanto in questi giorni. [...] Con il riconoscimento da parte di Kemal della frontiera sulla «linea di Bruxelles» l’Inghilterra ottiene certo la vittoria. Però, è vero, che anche la Turchia non perde nulla per l’accordo odierno. Nelle attuali condizioni economiche una guerra sarebbe, in ogni caso, un disastro per la repubblica di Kemal: e caratteristica prima di ogni Patto di sicurezza che si rispetti è la vendita a caro prezzo della promessa di pace... sino al giorno in cui non appaia più proficuo tentare la sorte delle armi.

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