Fra votazioni cantonali ed elettricità troppo cara

Vita Cantonale
(L.) – Il novembre innanzi viene e incomincia la stagione delle votazioni. Il 4 novembre il popolo ticinese è chiamato a votare su due questioni: sulla domanda di referendum contro il decreto che riduce per il 1922 la imposta agli impiegati a stipendio fisso e sulla domanda di referendum contro il decreto istituente il Cancelliere di Stato. Nella prima questione prendono posizione contro gli agrari, autori della domanda di referendum, i conservatori e il gruppo di rinnovamento economico; prendono posizione a favore della riduzione della imposta i liberali e i socialisti.
A voler impiantare una discussione sulla prima domanda di referendum, non la si finirebbe più, bisognerebbe entrare nel ginepraio della frode fiscale; gli impiegati a stipendio fisso argomentano così: molta gente che può sottrarre il proprio reddito al controllo del fisco, pratica su vasta scala la frode tributaria; paga per dieci mentre dovrebbe pagare per cento; noi impiegati a stipendio fisso, avendo il nostro reddito soggetto al controllo statale, siamo costretti a pagare fino all’ultimo centesimo; ci troviamo quindi in una condizione di inferiorità di fronte agli altri che possono frodare.
Si tratterebbe quindi di legalizzare la frode fiscale. Gli autori della domanda di referendum dicono che è ora di farla finita con un privilegio tributario che non ha ragione di essere ed è particolarmente incompatibile con l’attuale situazione finanziaria del Cantone. Ed infatti non si può ragionevolmente ammettere una riduzione di imposta a favore di una classe di cittadini, pur riconoscendo che altre classi praticano direttamente ed arbitrariamente una riduzione mediante la frode fiscale.
Corrente elettrica troppo cara
I rimproveri si moltiplicano all’indirizzo delle officine svizzere, accusate di mantenere artificialmente ad un livello troppo elevato i prezzi della corrente elettrica fornita per la Svizzera. Ci si solleva particolarmente contro le officine appenzellesi che dal fatto delle loro tariffe esorbitanti, impediscono la fondazione di una fabbrica di un certo prodotto chimico. Ciò che vi è di più deplorevole in questo affare è che i «Bundner Kraftwerke», che sarebbero in grado di fornire della corrente a dei prezzi accettabili, ne sono impediti dai contratti di frontiera. Per tal modo la corrente a buon mercato lascia il nostro territorio per andarsene ad alimentare le imprese estere. Bisogna sperare che coll’aiuto della critica noi riusciremo una volta per tutte a sortire da questa situazione malsana e inammissibile.
È spiacevole che le critiche indirizzate dalla stampa a certe officine, che fornivano la loro corrente all’estero a delle condizioni più favorevoli che alle imprese indigene, non abbiano ancora ottenuto una risposta dalla parte di queste stesse officine. Noi abbiamo troppo bisogno di lavoro e di lavoro a buon mercato per pensare di metterci in tal maniera al servizio dell’estero, danneggiando l’una o l’altra delle nostre industrie.
