Cent'anni fa

Gavroche e lo sciopero dei commercianti parigini contro le imposte

Le notizie del 7 marzo 1926
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Nicola Bottani
Nicola Bottani
07.03.2026 06:00

La Nota
I commercianti di Parigi si sono messi in sciopero; chiuso il cassetto del banco, sprangate le porte della bottega, sono andati in piazza a gridare contro il governo e contro le imposte. Le imposte sono, lo si sa, una istituzione patriottica, eppure hanno questa strana proprietà, di provocare in qualsiasi individuo, anche nel più pacifico, nel più tollerante, nel più infiammato di amor patrio, una grande irritazione di nervi e una strana voglia di buttare dalle scale l’agente che si presenta con un sorrisetto di latte-miele alla porta offrendo la bolletta delle imposte. Di tutta la corrispondenza che entra in un santuario domestico, la bolletta delle imposte è quella che trova le più brusche accoglienze. Se è vera la leggenda che ad una persona nominata da un assente risuonano le orecchie, un Ministro delle finanze dovrebbe avere nella testa una batteria di campanelli a movimento perpetuo.

I negozianti parigini, invece di seguire la vecchia consuetudine che consiste nel mandare una filza di moccoli alle imposte e a chi le ha inventate, nonchè a chi le ha applicare, e di chiudere la bolletta nel cassetto con la stessa grazia con cui si rinchiuderebbe una lucertola morta o un topo vivo, hanno voluto andare in piazza a sfogare ai quattro venti il loro malumore. I Ministri delle finanze nascono sordi come campane, perciò è dubbio che i clamori dei commercianti parigini siano arrivati fino alle orecchie del Ministro delle finanze.

Ma in questo piccolo dramma fiscale c’è qualcuno predestinato a fare da vittima e a pagare tutte le spese, come il tenore in un’Opera a libretto tragico. E il tenore della festa è, tutti lo sanno, il consumatore. Domani o posdomani il consumatore che, presentandosi al negozio, avrà la faccia tosta di lamentarsi perchè i prezzi sono aumentati, si sentirà rispondere: «Grazie tante, caro signore, non sa che ieri ho gridato due ore per lei?». «Per me?». «Precisamente per lei, ho ancora la gola secca come pomice! Per lei… Sa, per la questione delle imposte». Il consumatore sulle prime resterà di sasso ma poi, se è un animale ragionevole, finirà per convincersi che il commerciante ha detto giusto, per il fatto semplicissimo ed antichissimo che se al padrone di casa, se al commerciante, tocca un aumento di imposte e di tasse, chi è chiamato a pagare e a farsi salassare è sempre l’anima buona di Pantalone.

Gavroche

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