Cent'anni fa

Gli italiani vorrebbero «controllare le carte» agli svizzeri

Le notizie dell'11 luglio 1926
Questa la pretesa secondo alcuni giornali. ©Wikimedia Commons
Red. Online
11.07.2026 06:00

Italia e Svizzera
L’Agenzia telegrafica svizzera ci trasmette il seguente comunicato ufficioso italiano: «Nei circoli ufficiosi italiani si nota che gli Svizzeri mostrano una diffidenza esagerata verso l’Italia alla quale attribuiscono delle ambizioni territoriali che non esistono. Il capo del Governo italiano ha fatto a più riprese nei riguardi della Svizzera delle dichiarazioni di una tale lealtà e di una amicizia così sincera che non si può comprendere come gli uomini che sono alla testa della Confederazione abbian sentito tanto spesso il bisogno di mostrare un così vivo risentimento, tuttaffatto ingiustificato. Gli ambienti svizzeri ripetono frequentemente che nessuno ha il diritto di immischiarsi negli affari interni della Confederazione. D’accordo con la tesi generale, ma a motivo di certe circostanze l’Italia ha pienamente il diritto di osservare con diffidenza vigilante tutto quanto si svolge alle sue frontiere. È facile capire che noi desideriamo sapere da quale epoca sono cittadini della libera Elvezia i numerosi germanici che continuano a comperare case e terreni nel Cantone Ticino e sulle colline che dominano il lago specialmente nella regione da Ponte Tresa a Lugano. Si può provare che sono svizzeri autentici, se non d’epoca di Guglielmo Tell almeno del 1914? Se questo è possibile, tanto meglio per la Svizzera e per l’Italia. Del resto questa preoccupazione per le nostre frontiere è la prova chiara che l’Italia è la prima a desiderare che nessun incidente sia di relazioni sia di territorio, avvenga fra l’Italia e la Svizzera.» Questa nota ufficiosa non basta a dissipare la impressione prodotta nella Svizzera dal modo con cui è stata impostata e condotta da qualche giornale italiano la campagna sul cosidetto intedescamento della Svizzera italiana. Questioni così delicate vogliono essere trattate per via diplomatica e non per mezzo di una rumorosa campagna di stampa inscenata improvvisamente quasi di concerto fra vari giornali. Non si riesce poi a comprendere la fondatezza giuridica della pretesa di «controllare le carte» a tutti gli svizzeri tedeschi per vedere se fra di essi ci sono dei «naturalizzati» e da quando. Per il resto pienamente d’accordo nel desiderio vivissimo che le relazioni fra i due paesi si conservino ottime, amichevoli ed improntate ad una reciproca fiducia ed ad una reciproca stima così come lo ha più volte dichiarato il Presidente del Consiglio d’Italia onorevole Mussolini, con espressioni chiare, precise, inequivocabili, e come l’ha più volte dichiarato il Cons. Fed. Motta, rispecchiando i sentimenti di tutto il popolo svizzero e in modo particolare dei ticinesi.

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