Cent'anni fa

Grandi e piccole cronache attorno al «vil denaro»

Le notizie del 9 luglio 1926
Lire regalate, lire vietate e manovre governative per incrementare i profitti. ©Andrea Bertinotti da Wikimedia Commons
Red. Online
09.07.2026 06:00

Rivista italiana
Un caso questa volta veramente più unico che raro la cronaca deve registrare e che ha destato grande scalpore a Milano. Una figura assai nota di mendicante, tale Enrico Lovati di anni 47, senza fissa dimora, dopo aver bevuto molto vino, andava distribuendo ai passanti manciate di biglietti di stato da 5 e da 10 lire. Il codazzo dei curiosi che in breve avevano circondato il munifico accattone, richiamò l’attenzione dei vigili urbani e degli agenti di P. S., i quali, ritenendo d’aver a che fare con un pazzo, condussero lo strano individuo al Commissariato Genova. Quivi il Lovati, sebbene alterato dal vino, fu riconosciuto sanissimo di mente. Si poté anche spiegare come mai potesse essere in possesso di tanto denaro. Il Lovati anni sono fu investito da un tram e dovette subire l’amputazione di una gamba. Dopo l’infortunio egli da operaio si trasformò in mendicante, sperando di ritrarre un vantaggio finanziario dalla grave sciagura toccatagli. Intanto un legale fece le pratiche, che durarono a lungo, per fargli liquidare i danni, e alla fine il Lovati venne in possesso di 17 mila lire, che affidò a un suo antico principale, col patto di passargli gli interessi e in caso di bisogno qualche acconto. Martedì il mendicante aveva ricevuto in tal modo un primo gruzzolo di 1.000 lire e per festeggiare l’insolito possesso, frequentò le osterie, finché l’alcool gli ispirò il disprezzo del vil denaro e lo spinse a distribuirlo ai passanti.

La «Gazzetta Ufficiale» italiana pubblica un decreto circa il divieto di esportazione di lire. Tra le altre disposizioni vi è quella per cui coloro che devono recarsi all’estero non possono portare seco biglietti o titoli rappresentativi della moneta per una somma superiore alle 10 mila lire. Per chi abita nelle zone di frontiera e che possono attraversare di frequente il confine si concede di portare la somma necessaria per il loro soggiorno all’estero.

Colla partecipazione dell’on. Mussolini, di parecchi ministri e di numerose personalità, ha avuto luogo oggi l’insediamento dell’istituto nazionale per le esportazioni. Il dottor Pirelli pronunciò il discorso di apertura, esponendo gli scopi della nuova istituzione rilevando fra altro che nessuno all’estero deve allarmarsi per la nuova prova di vitalità che l’Italia vuol dare. «Se gli altri paesi — ha detto l’oratore — desiderano che noi compriamo il loro petrolio, il loro carbone, il loro cotone ecc., devono ammettere la necessità di favorire l’esportazione dei prodotti italiani. Se l’estero chiude le porte alla nostra emigrazione crea per noi il legittimo bisogno di aumentare l’esportazione per alimentare la nostra densa popolazione. Se le nazioni creditrici dell’Italia vogliono che questa possa far fronte ai suoi impegni, devono convincersi della necessità di facilitare l’aumento delle esportazioni. Dopo prese la parola l’on. Mussolini, il quale illustrò brevemente il metodo di funzionamento dell’Istituto. Il capo del governo fu vivamente applaudito.

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