Hitler e l’ultimo Capodanno della Seconda guerra mondiale

Dall’edizione del 2 gennaio 1945 di «Libera Stampa», giornale del partito socialista ticinese: «Soltanto il nuovo anno mi incita oggi a parlare. Gli avvenimenti degli ultimi dodici mesi e particolarmente i fatti del 20 luglio mi hanno costretto a dedicare tutta la mia attenzione e la mia forza di lavoro all’unico compito per il quale vivo da anni e cioè alla lotta per il mio popolo. Se abbiamo potuto raddrizzare le sorti già sfavorevoli il merito va al lavoro di tutti i miei compatrioti del retrofronte e della fronte di battaglia ed al mio stesso lavoro. Fu con una sicurezza da sonnambulo che gli alleati designarono il mese di agosto 1944 come quello della resa a discrezione della Germania. Ora i capi alleati prolungano sempre il termine della loro ipotetica vittoria. Tra poco si dirà che la guerra finirà nell’inverno 1946, a meno che da qui a quell’epoca il conflitto non sia realmente terminato, ma non con la capitolazione della Germania, poiché la Germania non capitolerà mai, ma con la vittoria del Reich». È un estratto del discorso che il dittatore nazista Adolf Hitler, attraverso le emittenti radiofoniche del Terzo Reich, rivolse al popolo tedesco per quello che fu l’ultimo Capodanno della Seconda guerra mondiale, su suolo europeo conclusasi ai primi del seguente mese di maggio con la capitolazione della Germania. Il 20 luglio del 1944 scampato a un attentato dinamitardo nel quartier generale della «Tana del lupo», situato nell’allora Prussia orientale, Hitler si suicidò a Berlino il 30 aprile del 1945.
Tutte le edizioni del Corriere del Ticino sono disponibili nell'Archivio Storico del CdT.
