Teatro

I limiti della giustizia nella violenza di genere

Straordinaria accoglienza questa sera al LAC per «Prima Facie», il nuovo lavoro della Compagnia Finzi Pasca
Melissa Vettore in uno dei momenti più intensi dello spettacolo. © Viviana Cangialosi
Mauro Rossi
06.03.2026 23:14

Più che una pièce teatrale un manifesto, più che un lungo e drammatico monologo un grido di denuncia nei confronti di una visione del mondo – e di conseguenza anche della giustizia – che, plasmata da mani esclusivamente maschili, tende ancora oggi a relegare la donna in una posizione subalterna mettendo non solo in dubbio le sue opinioni ma addirittura a facendole dubitare del suo pensiero, istillandole fortemente il dubbio di essere lei sempre dalla parte del torto. Tutto questo e altro è Prima Facie, la nuova produzione della Compagnia Finzi Pasca che ha debuttato questa sera in un LAC non solo strapieno ma concentrato, attento a non perdere neppure un istante della lunga storia che una bravissima Melissa Vettore ha raccontato. La storia di Tessa, una avvocata penalista di successo, abilissima a mettere in croce i testimoni in tribunale, facendo leva sulle loro piccole contraddizioni, su quei minuscoli particolari in grado di far vacillare la loro credibilità. Soprattutto quella della vittime di stupro, chiamate da buona parte degli impianti legislativi a dover ricordare con dovizia di particolari quanto accaduto, ciò che hanno subito con una precisione quasi impossibile da pretendere da chi si è trovato al centro di un simile trauma fisico e psicologico, ma che in mancanza della quale ogni loro pretesa di giustizia rischia di essere vanificata. Ed è ciò che la protagonista sperimenta sulla sua pelle quando, dopo essere stata vittima di violenza, si ritrova lei stessa su quel banco dei testimoni che poco prima quasi dileggiava, rendendosi conto di come il sistema giudiziario sia sbagliato e necessiti di una riforma più giusta e rispettosa. Un discorso complesso che Prima Facie affronta all’interno di un – come detto – lungo ed intenso monologo (che forse meriterebbe una leggera «asciugatura» soprattutto nella prima parte) che, aiutato da un meraviglioso e onirico impianto scenografico nella miglior tradizione di Daniele Finzi Pasca (con soluzioni geniali quale la giostra in cui è intrappolata l’interprete mentre racconta il momento dello stupro e la pioggia di scarpe dal cielo sui titoli di coda, a simboleggiare il ricordo di tutte le donne vittime di violenza) conduce al triste ed emblematico finale in un costante crescendo emotivo salutato dal pubblico con scroscianti ed empatici applausi. Prima Facie sarà replicato sempre al LAC quest’oggi sabato 7 marzo alle 16.00 e alle 20.00 e domenica 8 marzo alle 17.00. Biglietti ancora disponibili su www.luganolac.ch

Un doppio incontro sui diritti delle donne

Le rappresentazioni di Prima Facie sono affiancate da due approfondimenti di riflessione sui diritti delle donne promossi dal gruppo operativo del neonato progetto Sensibilizzazione contro la violenza di genere. Domenica 8 marzo alle 15.00 la Hall del LAC ospita una tavola rotonda dedicata ai temi legati alla violenza di genere. Martedì 10 marzo alle 18, sempre nella Hall del LAC la neuroscienziata Antonella Santuccione Chadha parlerà invece delle differenze di genere nella ricerca biomedica. Entrambi gli incontri sono ad ingresso libero.