Cent'anni fa

I nuovi edifici pubblici e la preoccupazione di artisti e architetti

Le notizie del 19 febbraio 1926
Il Palazzo dellae Poste di Bellinzona in una cartolina postale del tempo che fu. © Web
Nicola Bottani
Nicola Bottani
19.02.2026 06:00

Edifici pubblici
«La Sezione ticinese della Società Pittori e Architetti Svizzeri, nella sua seduta del 14 febbraio, avendo appreso, da qualche pubblicazione, che la nuova stazione ferroviaria dei passeggeri a Chiasso verrebbe senz’altro allestita per incarico diretto, senza concorso e senza nessuna specie di pubblico controllo, constatando che edifici pubblici di grande importanza, come il costruendo Palazzo delle Poste in Bellinzona e la suddetta stazione di Chiasso, vengono sottratti alla collaborazione degli artisti e non permettono nessuna affermazione d’arte che torni ad onore del paese e sia eccitamento alle forze vive dell’arte ticinese, denuncia all’opinione pubblica un ripetersi di fatti che offendono nello stesso tempo le ragioni dell’arte e la dignità del paese, e presenta formale protesta alle competenti autorità».

A chiarimento di quanto sopra e ad informazione del pubblico, può essere utile un po’ di commento. A Bellinzona è in costruzione il Palazzo delle Poste, edificio importante dal punto di vista tecnico (e cioè come soluzione di problemi pratici d’amministrazione e di servizio) che costerà la somma ragguardevole di fr. 1.300.000. Nell’organismo costruttivo l’architettura è ridotta ai minimi termini, come una sovrapposizione frigida e inerte; la decorazione artistica (plastica o pittorica) sia all’interno come all’esterno è esclusa; anzi, vi è resa volutamente impossibile, data la struttura e l’economia degli spazî.

L’Amministrazione federale delle Poste, è evidente, si è proposta di far fronte alle necessità materiali, allo stesso modo che un industriale costruisce un’officina, escludendo di proposito quelle spese che non si connettono alle funzioni indispensabili dell’edificio.

Non vogliamo negar valore a questo modo di vedere brutalmente pratico, nè affermare che ci sarebbe molto da affliggersi, se al posto di certe architetture bolse e pretenziose dovessero sorgere costruzioni completamente prive di architettura, nude e logiche come la macchine. Costruzioni simili pare che ne esistano in America. Qui da noi il problema tecnico si complica per forza di un problema artistico e di un problema urbanistico, essendo l’edificio pubblico (in un centro di qualche importanza) un elemento di pubblico decoro. Lo Stato si fa giudicare dai suoi edifici; la sua grettezza, il suo cattivo gusto danno scandalo assai più della grettezza e del cattivo gusto dei privati.; è lui che può e deve esprimere il grado di levatura, lo spirito del paese.

Perciò un edificio pubblico, sia pure di carattere utilitario, per compiere degnamente la sua funzione deve essere decoroso, deve avere un’adeguata impronta d’arte.

Nel Palazzo postale di Bellinzona, a parte quel po’ d’architettura che costituisce una timida e forzata mitigazione del concetto pratico puro e semplice, nessuna traccia d’arte, nessuno spazio per un pannello decorativo, per un fregio, per una statua.

Ora a Chiasso, importante stazione di confine, può avvenire altrettanto e forse di peggio, se è fondata una notizia, non smentita, che apparve anche in questo giornale. Ad allarmarsene non dovrebbero essere i soli artisti.

Gli artisti hanno un legittimo e nobilissimo interesse: quello di pretendere di contribuire, mediante concorsi ed ordinazioni, al compimento degli edifici del proprio paese. Essi vogliono esistere, migliorarsi e, in questo sforzo di piegar l’arte alle esigenze pratiche dell’architettura e della decorazione è sempre stata una ragione una ragione di progresso, di risanamento artistico. 

Clicca qui per l'edizione completa del Corriere del Ticino del 19 febbraio 1926 disponibile nell'Archivio Storico del CdT.

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