Cent'anni fa

Il punto sui rapporti di frontiera fra Ticino e Italia

Le notizie del 22 settembre 1926
Museo delle dogane. © CdT/Chiara Zocchetti
Red. Online
22.09.2026 06:00

Come è noto un anno fa era intervenuto fra Roma e Berna un accordo in virtù del quale erano state istituite le cosiddette tessere di frontiera che permettevano a residenti in Isvizzera di recarsi in Italia ed a sudditi italiani di venire in Isvizzera per un periodo di cinque giorni; c’erano anche speciali tessere della durata di un mese. Le tessere turistiche erano destinate a favorire il movimento turistico fra i due Paesi; così molti dalla Svizzera approfittando di queste tessere si recavano in Italia e molti dall’Italia facevano una scappata in Isvizzera; veniva quindi a formarsi fra i due Paesi uno scambio di masse turistiche. Le tessere servivano anche alle popolazioni vicine alla frontiera, per gite di piacere o d’affari. Ora, mentre la Svizzera ha conservato le tessere turistiche e continua a rilasciarle ai numerosi turisti che vogliono recarsi in Italia il Governo italiano ha messo da parecchi mesi il catenaccio. Pochissimi di quelli che risiedono in Italia possono ottenere il visto di passaporto o la tessera turistica per venire in Isvizzera. Questo catenaccio va tutto a danno degli interessi svizzeri e in modo particolare degli interessi ticinesi che si vedono tolta di colpo la già scarsa clientela lombarda che veniva a passare le vacanze nelle vallate ticinesi prendendo in affitto ville e casette o veniva nei giorni festivi a fare delle escursioni nel Ticino. Il catenaccio va a danno della stessa colonia italiana nel Ticino alla quale viene tolta la possibilità di ricevere dall’Italia parenti o amici che qui dovrebbero venire molte volte per affari di interessi di famiglia. Il catenaccio colpisce gravemente la popolazione prossima al confine, citiamo il caso della popolazione di Porlezza e della Val Solda che veniva a Lugano a smerciare i suoi prodotti agricoli, che ha nel luganese il suo mercato naturale e che ora, come già durante la guerra, si è vista chiuse le porte di accesso al Ticino. Non vogliamo ingerirci nelle cose d’Italia; ognuno è padrone in casa propria. Dobbiamo però mettere in rilievo questo fatto che mentre la Svizzera apre le porte verso l’Italia a turisti e a tutta la fiumana di gente che scende in Italia a fare acquisti, l’Italia chiude le porte ai turisti ed ai sudditi italiani che vogliono venire nella Svizzera. Lagnarsi della penetrazione tedesca nel Cantone Ticino e poi impedire che ci vengano gli italiani è una contraddizione. Le misure di rigore adottate dal Governo italiano per l’uscita dal Regno verso la Svizzera, misure che colpiscono non solo interessi svizzeri ma anche interessi italiani, hanno prodotto una penosa impressione nella Svizzera. Gli amici dell’Italia, coloro che si preoccupano di mantenere i rapporti fra i due Paesi vicini in una atmosfera di cordialità e di amicizia schietta, serena, si augurano che il Governo italiano abbia a modificare il regime di rigore instaurato per i regnicoli che vogliono venire in Isvizzera e togliere alla frontiera quella bardatura di ferro che dà un senso di durezza ai rapporti di buon vicinato fra Italia e Svizzera.

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