Il Ticino riflette, celebra e festeggia il Primo Agosto

Primo Agosto
Nel celebrare la commemorazione del Patto federale che raccoglie attorno al vessillo elvetico tutti i cittadini, e coloro che vivono in Patria e quelli sparsi per il mondo, il pensiero corre istintivamente ad un Primo Agosto pieno di ansie e di trepidazioni, ad un Primo Agosto in cui il suono delle campane celebrava il giubilo nazionale e contemporaneamente annunciava momenti gravi per la Patria: evocava la gloria del Patto federale e lanciava l’allarme ansioso a tutti i figli della Svizzera perché accorressero a vigilare le pericolanti frontiere ed il pensiero rivive gli anni terribili, dolorosi, della grande guerra che mise la neutralità, la indipendenza, la esistenza stessa della Confederazione alla prova più dura che forse la sua storia secolare abbia mai conosciuto, e rievoca i sacrifici: volonterosamente, entusiasticamente sostenuti, da tutto il popolo svizzero, le sofferenze patite per la Patria e l’olocausto generoso di tante e tante giovani vite immolatesi per la difesa della neutralità elvetica. […] E noi Ticinesi, che non fummo mai secondi agli altri nell’amore per la Patria, nel culto delle sacre memorie nazionali, nel sacrificio per la indipendenza della Confederazione, nel celebrare la sacra data del Primo Agosto dobbiamo impegnarci a rinnovare le esteriori manifestazioni di sentimento con la generosità dei propositi. […] Migliorare noi stessi: nello spirito, nella mente, nei costumi. Formarci una più chiara coscienza della parte che abbiamo nella Confederazione come rappresentanti di una grande stirpe; di quella stirpe italica donde è scaturita la civiltà del mondo intero, che ha dietro di sé lunghi secoli di glorie e di grandezze, e renderci quindi maggiormente consapevoli dei gravi doveri morali che incombono su di noi, della grande responsabilità che pesa su di noi, nella famiglia confederale. Abbiamo lavorato per superare le crisi economiche, e, col generoso ed equo aiuto della Confederazione abbiamo fatto, con il programma delle Rivendicazioni, un primo passo sulla strada della restaurazione economica del Cantone; ma non avremo svolto tutto il programma, non avremo assolto a tutto il nostro compito se non saremo riusciti a dare al nostro Cantone di lingua italiana una maggiore efficienza culturale. Non si vive di solo pane ed anche lo spirito di un popolo vuole il suo nutrimento. […] Nella Confederazione noi dobbiamo portare un contributo sempre più ricco di forze morali, di valori culturali, onde possiamo tenere con decoro il nostro posto accanto agli altri Confederati. Il nostro posto al sole ce lo dobbiamo conquistare noi, con le nostre forze, con la nostra volontà, con l’opera assidua, concorde, di miglioramento di noi stessi, di elevazione dei nostri costumi, di rafforzamento del nostro spirito. Noi non siamo i parenti poveri della Confederazione, non siamo i figli minori! […] Questo, a parer nostro, è il modo migliore, più santo, più patriottico di celebrare la sacra data del Primo Agosto, di onorare la memoria degli uomini valorosi di Uri, Svitto ed Untervalden che gettarono le fondamenta di questa nostra bella e grande Patria.
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