Cent'anni fa

Importanti sono gli strascichi dell'attentato a Mussolini

Le notizie del 14 settembre 1926
In Italia si prepara il disegno di legge per ristabilire la pena di morte per fucilazione.
Red. Online
14.09.2026 06:00

Le false deposizioni del colpevole
Il giovane che ha attentato alla vita del capo del Governo italiano aveva dichiarato di essere tale Ermete Giovannini di anni 26, di Castelnuovo di Garfagnana e di essere giunto a Roma il giorno dell’attentato. La polizia iniziò delle indagini per accertare le generalità. Risultò dagli accertamenti che il giovane criminale aveva fatto delle deposizioni false. Egli non si chiama Ermete Giovannini e non è originario di Castelnuovo di Garfagnana. Il colpevole, in un secondo interrogatorio, ha ammesso di aver dato false generalità. Ha finito col confessare di essere Gino Lucetti, di 26 anni, da Avenza, provincia di Massa Carrara, marmista. Egli ha aggiunto di essere domiciliato a Nizza, ma di risiedere a Marsiglia. Giunse a Roma già il 2 settembre. Il Lucetti durante gli interrogatori ha mantenuto un contegno assai fermo. Egli ha particolarmente insistito sulla sua fede anarchica individualista. Ha aggiunto: «non fondate speranze su quello che vi dirò durante l’interrogatorio perché al momento opportuno negherò qualunque cosa». Nella notte da domenica a lunedì la polizia procedeva all’arresto della madre dei fratelli, delle sorelle e dell’amante dell’autore dell’attentato contro il capo del Governo.

La pena di morte
In relazione alla volontà espressa dal capo del Governo di vedere stabilita la pena di morte ha avuto uno speciale rilievo il colloquio, che l’on. Mussolini ebbe ieri col ministro Rocco. Il capo del governo ha dato disposizioni al guardasigilli perché venga preparato il disegno di legge per prevenire e reprimere gli attentati.

Commenti della stampa inglese

Il Times dice che si deve attribuire alla indignazione naturale, alcuni passaggi del discorso del duce, che sono lungi dall’essere diplomatici. Il Daily Express rileva che una certa freddezza può esistere tra la Francia e l’Italia. La situazione però non presenta alcun sintomo allarmante. La Francia è troppo forte per essere sfidata dall’Italia. Mussolini può lanciare i suoi fulmini, ma non farà la guerra alla Francia. Il giornale ricorda il caso Orsini, che il 15 gennaio 1858 lanciò una bomba contro Napoleone III, lo imperatore, accanendosi al suo arrivo all’Opera, denunziò l’Inghilterra quasi negli stessi termini di Mussolini. Il Daily Express conclude: tutto rientrò nella calma. La Westminster Gazette sottolinea che se Mussolini se la prende apertamente con le Potenze estere, come se esse attentassero alla sua persona e come se esse rifiutassero il diritto agli italiani di vivere sotto un governo che vogliono tollerare.

Un commento francese
La Victoire commentando le dichiarazioni di Mussolini, spera che quando gli italiani avranno ripresa la loro calma ed il loro sangue freddo, riconosceranno di aver esagerato un po’. L’organo nazionalista ricorda che quando Caserio assassinò in Francia il presidente Carnot, nessuno pensò di accusare il governo italiano. La Victoire conclude affermando la necessità di non compromettere l’amicizia franco-italiana.

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