Cent'anni fa

La conversione dell'Impero è l'unica via percorribile

Le notizie dell'8 luglio 1926
Sia l'Europa che la Russia avrebbero da giovare di un riavvicinamento.
Red. Online
08.07.2026 06:00

La Russia e l’Occidente
L’impero sovietista ha fatto di tutto, sinora, per tenersi lontano da Ginevra e per dare, a questo suo atteggiamento, un significato di avversione al blocco delle potenze occidentali che la Russia accusa di essersi garantite le illecite conquiste della guerra con la Società delle Nazioni. Questa avversione è nel fatto contingente; ma non è, non può essere, nello spirito e nelle tendenze della Russia la cui azione deve pesare, per forza di cosa sull’Europa nel giuoco della quale è trascinata suo malgrado, e cioè per la sua stessa ragione di vita. [...]Nei tre anni, da quando i rapporti diplomatici fra la Russia e l’Italia sono stati ristabiliti, molti importanti avvenimenti si sono verificati; e in primo luogo una trasformazione della vita interna dello Stato bolscevico, che si potrebbe paragonare a quella avvenuta in Francia dopo il «fruttidoro» con la caduta di Robespierre. Molti ancora stanno attendendo che il «fruttidoro» avvenga in Russia e non si sono accorti che i bolscevichi stessi hanno compiuto per propria iniziativa la «conversione a destra», conversione che si può riconoscere, non solo a molti sintomi, ma a molti fatti concreti, fra l’altro il ritorno alla economia libera e, quel che più conta, a condizioni di vita pubblica quasi sopportabili. Ma quali sono le ripercussioni internazionali che possono avere queste trasformazioni della politica interna russa? In un secondo momento senza dubbio la Russia riuscirà a stringere con tutte le nazioni rapporti diplomatici normali e forse fra non molto si incomincerà a parlare, se la Società esisterà sempre, di una entrata della Russia nella Società delle Nazioni. [...]Per molti anni i bolscevichi hanno tentato di scavare un vero abisso fra la Russia ed il mondo occidentale. Anche quando la speranza di far scoppiare una rivoluzione europea, sembrò fallita, i russi si attaccarono ad una speranza ancora più ardita e romantica che dir si voglia, quella cioè di far scoppiare una rivoluzione mondiale contro l’Europa. [...] La politica della rivoluzione mondiale contro l’Europa si basava su due speranze soprattutto: quella turca e quella tedesca. I russi speravano di far la «controsocietà delle nazioni» partendo da una prima triplice: Russia, Germania, Turchia. Ma ecco che la Germania pur avendo stretto il patto di neutralità con la Russia, non rinuncia ad entrare nella Società delle Nazioni; ed ecco la Turchia che si mette d’accordo con l’Inghilterra per Mossul e, deferente, presenta a Ginevra il progetto di questo accordo. La Russia rimane isolata. Si verifica dunque quello che molti hanno osservato al momento della conclusione del trattato di neutralità tra la Russia e la Germania: questo trattato, anziché stringere la Germania alla Russia contro l’Europa, è un ponte che porta la Russia verso la Europa. L’antitesi fra Russia e Società delle Nazioni va dunque rapidamente scomparendo. Questa conversione è fatale, e ne possono solamente guadagnare, tanto l’Europa che la Russia.

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