Cent'anni fa

La crisi ticinese e il regime doganale: una proposta

Le notizie del 7 settembre 1926
Ticino: terra di frontiera, terra di dogane.
Red. Online
07.09.2026 06:00

L’idea di fare del Ticino «zona franca», bestemmiata al suo sorgere (come tante altre) quale un attentato all’indipendenza politica del Ticino e alla integrità della Confederazione Elvetica, si fa sempre più strada nell’opinione pubblica; se non come punto di arrivo, almeno come punto di partenza per una soluzione intermedia che completi le misure finora concretate fra Bellinzona e Berna a salvezza della vita economica e, quindi, morale e politica del Cantone. Il nostro parere in proposito fu reso noto fin dagli inizi della polemica al riguardo. Oggi - così come avvenne della questione delle tariffe ferroviarie ormai felicemente, se non completamente, risolta - della «zona franca» tutti discutono senza terrori patriottici, anche se, come è giusto al problema integrale della zona franca si oppongono prudenziali, e da noi condivise eccezioni di ordine politico. La questione è grave e delicata e vuole essere esaminata con profonda conoscenza dei problemi economico-politici che si inquadrano nel regime doganale, senza improvvisazioni ma con senso vigile di responsabilità. Gli organi del partito liberale radicale e del partito socialista si sono pronunciati a favore di una zona franca parziale, limitata cioè ai generi di prima necessità. L’organo della gioventù conservatrice cattolica, la «Voce »,presenta un progetto che pare destinato ad infrangersi contro gli scogli degli art. 28 e 29 della Costituzione federale. È vero che gli articoli della Costituzione possono essere riveduti ma, esaminando le cose nella realtà, si può prevedere che una domanda di revisione dell’articolo 28 della Costituzione federale non raccoglierebbe nella Confederazione la maggioranza necessaria. Diamo a titolo di documentazione, il progetto della «Voce» non senza osservare che le proposte di zona franca parziale sono, dal punto di vista della possibilità, le meno lontane da una attuazione pratica. «Noi stimiamo, scrive la Voce, che si debba addivenire ad una soluzione intermedia basata sui seguenti principi.
1. La frontiera doganale italo-svizzera resta coincidente con quella politica.
2. Tra Italia e Canton Ticino si addiviene ad un regime doganale con speciali tariffe. Esso regolerà gli scambi tra Ticino ed Italia e avrà dunque come oggetto le merci provenienti d’Italia e destinate al Ticino e provenienti dal Ticino e destinate all’Italia.
3. L’introito dei diritti d’entrata nel Ticino saranno percepiti dallo Stato ticinese.
4. Per gli scambi tra Italia e Svizzera, Ticino eccettuato, sussiste lo status quo ed i diritti d’entrata in Isvizzera saranno percepiti dalla Confederazione.
5. Tra Ticino e il resto della Confederazione sussiste lo status quo e cioè il libero scambio.
6. Un organo di controllo sarà creato destinato ad impedire le frodi daziarie, a impedire cioè che le merci scambiate tra Italia e Svizzera (Ticino escluso) e viceversa siano truccate come provenienti dal Ticino o ad esso destinate».

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