La germanizzazione del Ticino tiene banco tra due Stati

Chiaroscuri fra Berna e Roma?
C’è qualche nube tra Roma e Berna? Se badiamo a diversi segni saremmo indotti a rispondere affermativamente. Dopo gli incidenti di Ginevra e dopo la risposta del consigliere Motta al Consiglio federale si sono avuti da parte italiana delle manifestazioni che potranno essere casuali ma che, messe in relazione con l’accoglienza fatta dagli organi ufficiosi italiani al discorso Motta sugli incidenti di Ginevra, inducono a ritenere che tali manifestazioni abbiano la loro causa non nel caso ma nella meditata volontà. Mettiamo avanti tutta la inattesa campagna contro la cosiddetta germanizzazione del Cantone Ticino; il problema della penetrazione tedesca del Cantone non è d’oggi: risale a parecchie diecine d’anni; ha avuto la sua recrudescenza qualche anno dopo la guerra quando numerosi germanici vennero a stabilirsi nel Cantone Ticino e ad acquistare proprietà immobiliari delle quali poi, la maggior parte, si disfecero. Proprio in questi giorni la stampa italiana, come se rispondesse a una parola d’ordine, ha aperto la campagna contro la germanizzazione del Ticino campagna – e questo lo ripetiamo per il Giornale d’Italia che ha risposto alle nostre osservazioni - sbagliata di base ché, non si tratta di germanizzazione del Cantone Ticino, come è facile dimostrarlo con le statistiche alla mano, non si tratta d’una manovra premeditata, ma di un fenomeno naturale che induce molti confederati a stabilirsi nella parte più soleggiata della Confederazione. Il pericolo di una saturazione tedesca, ripetiamo, esiste, e tutti se ne rendono conto, ma non esiste nella gravità e nella possibilità di conseguenze che gli attribuiscono alcuni organi stranieri. Altro segno. Alla inaugurazione della Mendrisio–Stabio era stato annunziato l’intervento di un membro del Governo italiano e di un membro del Consiglio federale. Per l’Italia doveva intervenire il sottosegretario on. Michele Bianchi e per la Svizzera l’on. Motta. Ma alla giornata inaugurale nessun membro del Governo italiano né di quello svizzero si presentò a Milano. Poi l’arresto improvviso, senza notificazione alla Legazione svizzera a Roma, dalla quale dipendono i consoli, del Console svizzero a Genova; arresto poi non mantenuto in seguito ai passi del Ministro Wagnière e pare alle stesse risultanze che escluderebbero una reità a carico del signor G. B. Biaggi. Questi ed altri segni indicano chiramente che l’atmosfera tra Roma e Berna non è così chiara come per lo addietro. E noi, indicando questa constatazione a titolo di cronaca, sentiamo la penosità di rapporti meno che cordiali fra i due paesi, rapporti che, - come ha detto l’on. Mussolini - devono essere non solo amichevoli ma fraterni, e, consci della cordialità dei sentimenti che corrono fra i due popoli di reciproca stima e lealtà fra i due Governi esprimiamo il fervido augurio che l’orizzonte torni come prima libero, terso, e che fra i due paesi, fatti per stimarsi ed amarsi, si tolga quello stato di disagio, di tiepidezza che noi, e con noi molti altri, vanno notando in questi tempi.
Clicca qui per l'edizione completa del Corriere del Ticino disponibile nell'Archivio Storico del CdT.
