Cent'anni fa

La germanizzazione del Ticino vista dalla stampa estera

Le notizie del 24 giugno 1926
Più volte anche l'on. Motta ha preso posizione sul tema. ©Wikimedia/Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie
Red. Online
24.06.2026 06:00

Cose a posto
I ticinesi non possono certamente essere riconoscenti né al corrispondente dell’Echo de Paris che lancia l’allarme sul cosiddetto pericolo della germanizzazione del Cantone Ticino, né tanto meno al corrispondente del Democrate il quale arriva fino a lanciare il sospetto di un misterioso finanziamento della penetrazione tedesca nel Canton Ticino; non possono essere riconoscenti perché sanno, i ticinesi, che cosa voglia dire nelle sue conseguenze l’allarmismo sia che si svolga attorno a quella stupidissima fiaba che è l’irredentismo, sia che si svolga attorno alla fantasia della conquista germanica del Cantone Ticino. Il fatto della diffusione nel Cantone Ticino dell’elemento tedesco non è sfuggito al popolo ticinese e i suoi organi governativi se ne sono già occupati; ma se tutti sono d’accordo nel non perdere di vista il danno che può venire da una saturazione tedesca della Svizzera italiana, se tutti, dalle autorità governative ai partiti, seguono attentamente il fenomeno, preoccupati di impedirne ad ogni costo un eccessivo sviluppo, troppo gravi conseguenze, sono però tutti d’accordo nel desiderare che fuori di casa la cosa non venga esagerata e non serva di pretesto per diffondere allarmi dannosi per la Confederazione svizzera, dannosi per il Cantone Ticino, e per fomentare incitamenti a interventi esteri nelle cose del paese. Anzitutto non è giusto parlare di germanizzazione; la maggior parte degli elementi di lingua tedesca che vengono a stabilirsi nel Cantone Ticino sono dei Confederati ed i Confederati sono svizzeri come i ticinesi, i quali devono essere preoccupati come lo sono i ticinesi di non compromettere le sorti della Confederazione, di non rompere l’equilibrio etnico che costituisce la miglior garanzia per la pacifica esistenza della Confederazione elvetica. Il giorno in cui si notasse un movimento inteso a rompere questo equilibrio tutto il popolo ticinese che non è finito, che non è esaurito di forze, che ha ancora una efficienza dinamica sufficiente per tutelare la propria esistenza etnica insorgerebbe con slancio generoso e travolgente. Noi siamo del resto convinti che gli stessi organi federali si preoccupano affinché il Cantone Ticino non si snaturi, non perda la sua figura etnica, rimanga il Cantone di stirpe e di lingua italiana e non divenga un Cantone tedesco o intedescato; ed a ritener questo ne conforta l’atteggiamento assunto dal Consiglio federale nella questione delle Rivendicazioni e le dichiarazioni più volte fatte non solo dal Consigliere federale Motta, autorevole rappresentante della nostra stirpe nel Consiglio federale, ma da altre autorevoli personalità federali. Noi riteniamo quindi opportuno di insorgere contro l’allarmismo che si diffonde all’estero sulla cosiddetta germanizzazione ticinese; ripetiamo, il popolo ticinese senza distinzione di partito o di tendenza, sa difendere la Svizzera italiana da qualsiasi pericolo di snaturamento, ed ha la coscienza di sapere assolvere al suo compito che è compito patriottico, e considera esagerate ed inopportune le pubblicazioni estere che tendono a creare un nuovo pericolo ticinese.

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