La via della pace è un percorso zeppo di sterpi e sassi

La Nota
Il Congresso della pace ha votato un ordine del giorno a favore della pace. E fin qui siamo a posto. Poi un altro ordine del giorno in cui chiede che il disarmo venga attuato simultaneamente in tutti gli Stati; e qui la teoria si trova separata dalla pratica da un precipizio che solo la volontà vera, sincera di popoli e di governo può superare; gli ordini del giorno sono dei ponticelli di carta; verniciati con color legno figurano solidi; nessuno però ci potrebbe mette piede. Teoricamente è giusto che il disarmo sia simultaneo. Nessun Stato il quale non volesse votarsi al suicidio accetterebbe di essere il primo a disarmare. Con l’aria che tira e gli appetiti che spirano; con quel po’ po’ di egoismi e di spiriti di sopraffazione e di conquista, che imperano nei rapporti fra gli Stati, lo Stato che si presentasse come un agnello inerme nel consesso dei lupi verrebbe mangiato in due bocconi. Tutti i maggiorenni ricordano la bella sorpresa che ha preparato l’antimilitarismo germanico. Se tutti i popoli che prima del ‘14 si abbeveravano alla fonte dell’antimilitarismo germanico avessero fatto tesoro delle dottrine imparate e fossero passati dalla teoria alla pratica, sarebbero stati freschi! I socialisti tedeschi in fatto di antimilitarismo facevano come padre Zappata, predicavano bene ma razzolavano... da cani. Disarmo, sì, ma simultaneo. E per arrivare a questo ne deve correre ancora dell’acqua sotto i ponti. Per arrivare a questo bisogna rifare tutta la mentalità dei popoli ammalati di nazionalismo, creare tutta una nuova coscienza internazionale; allevare l’umanità attraverso parecchie generazioni in uno spirito di fratellanza e di carità, di rispetto al diritto altrui e di pratica onesta del precetto evangelico di non fare agli altri quello che non si vorrebbe fosse fatto a sé. Il terzo punto dell’ordine del giorno dice: rivedere tutta la storia. Giustissimo. La storia è la maestra della vita ma è anche un gran museo di menzogne, di iperboli, di verità deformate, di bugie raddrizzate con gli apparecchi ortopedici dell’eufemismo e della retorica, di mostriciattoli grotteschi. Rivedere i fatti, le gesta, le parole; rivedere i valori delle diverse epoche, dei diversi personaggi della storia; spurgare anzitutto la storia di tutte le leggende infantili, a cominciare da quella di Muzio Scevola che si fa bruciare una mano per arrivare alle oche del Campidoglio, curando di non omettere la storia di Romolo e Remo e della fondazione di Roma. Ma anche questo postulato non è di facile attuazione; come si fa a conoscere con esattezza e veridicità la storia di centinaia di anni fa quando non si riesce a conoscere neppure la storia che si vive, tanto che su dieci notizie della storia del giorno ce ne sono otto inventate, una esagerata e la decima sbagliata nella redazione! Con tutto questo un plauso ai Congressisti della Pace i quali si sono presi a lavorare il campo delle idee più cattivo, più sterile, più zeppo di sterpi e di sassi. Gavroche
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