Cent'anni fa

L'annosa questione dei rapporti tra il Vaticano e l’Italia

Le notizie del 9 ottobre 1926
La questione romana tiene ancora banco sulla stampa e in politica.
Red. Online
09.10.2026 06:00

Qualche giorno dopo la marcia su Roma, l’on. Mussolini si prefiggeva di por termine al dissidio tra Chiesa e Stato, in breve tempo. La frase che si attribuisce al Duce è molto espressiva: «Voglio liberare l’Italia da questa rogna della questione romana». […] Un attento osservatore dei fenomeni politici poteva predire che il compito cui s’era sobbarcato l’on. Mussolini non era soverchiamente agevole. Non si dirimono delle questioni storiche, mondiali in quattro e quattro otto. Ci vuole il suo tempo. Occorrono delle trasformazioni politiche e sociali che non si possono ottenere, senza certe evoluzioni intermedie. Si vede ora che così è realmente per la questione romana. […] Il Senatore Morello credette opportuno di affrontare la questione nel «Secolo» ed Arnaldo Mussolini la riprese nel «Popolo d’Italia». Egli ha scritto: «La pratica quotidiana ha dato forma ad un modus vivendi tollerabile fra Chiesa e Stato. Noi pensavamo che l’essere il cristianesimo forza universale col suo sommo Gerarca a Roma, fosse qualche cosa di più che un semplice rapporto fra locatore e locatario.Tutte le nazioni che hanno la religione cattolica come base o come religione ammessa o tollerata, hanno pensato ad un Concordato col Vaticano. […] I rapporti fra Chiesa e Stato in Italia, noi pensavamo forse da ingenui, non dovevano ridursi alla semplice cortesia ed ai rigori del noblesse oblige. L’ossequio che una Eminenza rende ad una Eccellenza, o viceversa, non risolve che alcuni doveri di cortesia. Quel che resta e che pesa non solo nella vita nazionale, ma in quella internazionale è l’ostilità preconcetta del Vaticano all’Italia unificata nelle sue linee territoriali e in quelle profonde ed indistruttibili morali ed unitarie». […] Non è esatta, a nostro modo di vedere, l’affermazione che «nella vita nazionale ed internazionale sia preconcetta l’ostilità del Vaticano ad un’Italia unificata nelle sue linee territoriali». In Vaticano tutti ritengono che un’Italia unificata nelle sue linee territoriali non debba, non possa avere contestazioni. Coloro che si sono accinti al compito di togliere il dissidio tra Chiesa e Stato in Italia, debbono aver pensato che non sussisterà più alcun preconcetto contro l’unità, senza di che sarebbe stato assurdo il tentare la ricomposizione del dissidio. Nessun ministro italiano potrebbe prescindere dall’unificazione italiana. Piuttosto le ragioni per cui tratto tratto la vecchia questione romana — di cui si è detto migliaia e migliaia di volte che è morta e sepolta — fa capolino va cercata precisamente nell’universalismo del cattolicismo romano. Vi sono dei giornali nazionali in Italia che non si rendono conto dell’effetto deleterio di certe frasi, che, riportate dai nemici d’Italia in giornali esteri, ingenerano la convinzione che il Papato sia ormai un feudo non dico latino, ma italiano, e, presentemente, fascistizzato. È evidente che un’istituzione mondiale, più volte millenaria, non deve apparire come il sostegno dell’imperialismo italiano, come di qualsiasi altro imperialismo.

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