L'impresario, la Duse e il nuovo romanzo di D'Annunzio

Stralci
La Duse e D’Annunzio erano ad Atene. Si rappresentavano le maggiori tragedie del poeta che, tra una passeggiata e l’altra all’Acropoli, correggeva le bozze del suo nuovo romanzo «Il Fuoco». L’impresario della tournée, il famoso Schurmann, poliglotta e giramondo, chiese al poeta di leggere il libro e, lettolo, corse dalla Duse, che recitava. «Ho letto or ora “Il Fuoco”. Quel libro non deve uscire... Voi siete rappresentata in modo feroce, da un uomo che pur dice di amarvi, e che voi tanto amate… In esso siete raffigurata come una vecchia… Ad ogni pagina il poeta innamorato vi conta le rughe…». La Duse, indulgente, sorride. Ma Schurmann non cede: «Corro io da D’Annunzio finché dentro mi bolle. Gli dirò che cosa penso di quel libro… Gli dirò che, per rispetto a voi, non deve essere pubblicato…». E scappò.
Ma, prima che potesse parlare a D’Annunzio, lo Schurmann era raggiunto da un biglietto ansioso della Duse: «Vi ringrazio, ma vi scongiuro di non dir nulla a Gabriele. Il suo libro – lo so – è duro per me. Ma io non oserei mai chiedere che sia tolto un capolavoro alla letteratura italiana…». E, sotto la firma, come a spiegare il libro di D’Annunzio e la sua propria mansuetudine, Eleonora Duse aveva scritte queste immense sei piccole parole, che son tutto un dramma e tutta una vita: «Ho quarant’anni… e lo amo». Così il «Mattino» di Napoli.
Attualmente esiste a Londra una chiesa, Saint Paulis Church Covent Garden, dove vengono rappresentati dei lavori nel pomeriggio di ogni domenica. In occasione dell’anniversario dell’armistizio vi è stato rappresentato un dramma mistico: «Il guerriero ignoto». «Il nostro pubblico – ha dichiarato il curato della chiesa ad un corrispondente della «Tribune de Genève» – non ama ascoltare i sermoni. È giocoforza, quindi, ammannirgli dell’altro!». Il lavoro teatrale non è che una parte del servizio religioso: esso dura dai venti ai trenta minuti ed è accompagnato dalle preghiere, dai salmi e da una certa allocuzione.
Il rev. Hart Davis conta di poter introdurre il sistema anche nelle chiese della City di Londra, una o due volte per settimana, verso l’una pomeridiana prima del ritorno al lavoro degli uomini d’affari. Gli interpreti dei lavori scelti dal rev. Hart Davis sono degli attori di professione. Essi non sono stipendiati, ma sono compensati per il loro disturbo mediante una questua fatta durante il servizio religioso. Quanto ai lavori, essi non sono sempre basati sulle Sacre Scritture e sono spesso ispirati da un vago tema morale. Non occorre per questo genere di recite alcuna messa in scena: basta abbassare un velario davanti all’altare.
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Cinema Centrale. Sabato e Domenica ore 20,40 continuazione del dramma di avventure: Il filibustiere moderno. Successo.
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